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MERCATI

C’è chi cresce e aumenta le rese e chi impone la riserva vendemmiale per tutelare il prezzo medio

Mentre la Champagne vive la sua rinascita, il Rosé Igp Mediterranée metterà sul mercato solo l’80% del suo potenziale produttivo
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La riserva vendemmiale in soccorso del Rosé Igp Mediterranée

Il mercato del vino vive di fluttuazioni e tendenze non sempre prevedibili, con cui cantine ed associazioni di produttori devono fare necessariamente i conti. Così, ad esempio, il Comité Champagne, forte di un mercato in grossa ripresa dopo i due anni di pandemia, ha fissato le rese massime a 120 quintali ad ettaro, il livello più alto degli ultimi 15 anni. Inoltre, il Comité ha pensato, oltre alla “riserva Champagne”, un altro strumento: lo sblocco differito della riserva, ossia un credito (“crédit en sortie de réserve différée”) per gli operatori qualora il quantitativo della raccolta, insieme alla riserva, si rivelassero insufficienti per raggiungere la resa commerciabile dell’anno, da usare nei tre anni successivi.

Restando in Francia, però, non per tutti il mercato è così premiante. I Rosé Igp Mediterranée, ad esempio, vengono da due anni difficili, che ne hanno ridimensionato le prospettive di crescita, mettendo una intera denominazione di fronte a necessità tutte nuove. E, di conseguenza, risposte diverse, che Intervins Sud-Est (l’interprofession dei vini a Indicazione Geografica Protetta dei dipartimenti di Alpes-de-Haute-Provence, Alpes-Maritimes, Ardèche, Bouches-du-Rhône, Corse-du-Sud, Drôme, Hautes-Alpes, Haute-Corse, Var e Vaucluse, 22.000 ettari vitati in tutto per 1,2 milioni di ettolitri di vino prodotti in media ogni anno) è chiamata a dare ai vigneron per stare sul mercato. Una risposta, vista la dimensione, che non potrà certo essere univoca. E che, nel caso del Rosé Igp Mediterranée, passa per l’introduzione di una complessa e strutturata riserva vendemmiale, che potrebbe entrare in vigore (in attesa del via libera del Ministero dell’Agricoltura) già con la vendemmia 2022.

Come ha spiegato a “Vitisphere” Jean-Claude Pellegrin, alla guida di Intervins Sud-Est, è “come un razzo a tre stadi”. Alla base c’è il volume di vino commercializzato mediamente negli ultimi tre anni, che può andare sul mercato senza vincoli, e rappresenta l’80% del potenziale produttivo. Al secondo livello il cosiddetto “VIP2C”, ossia il Volume Individuel de Production Commercialisable Certifiée: una percentuale di vino (5%) decisa da accordi tra produttori e commercianti, in base alle scorte, alla vendemmia e a quanto vino esce dalle cantine, che serve a mantenere in equilibrio le quote di mercato, nell’ottica di uno sviluppo collettivo. Infine, quella che potremmo parificare ad una riserva vendemmiale (obbligatoria): il restante 15%, che può essere venduto solo a fronte di un contratto di vendita o di confezionamento, così da non creare eccessi di offerta sul mercato. Se il 31 dicembre successivo alla vendemmia questo vino di riserva non trova collocazione sul mercato come Rosé Igp Mediterranée, verrà declassato a Vin de France o distillato. L’obiettivo, ovviamente, è quello di guadagnare sempre nuove quote di mercato, crescendo in maniera omogenea e senza che l’offerta sia totalmente sbilanciata rispetto alla domanda, rimettendoci dal punto di vista del prezzo.

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