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BILANCIO

Champagne, il colpo di coda di dicembre limita i danni: nel 2020 fatturato giù del 18%

Il conto delle chiusure: scongiurato il -30% preventivato in estate, consumi interni al -20%, sui mercati internazionali calo del -16%
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I vigneti dello Champagne

Il 2020 è stato un anno particolarmente difficile per lo Champagne, specie a livello mondiale. La chiusura dei principali luoghi di consumo e di vendita, così come la cancellazione di numerosi eventi, hanno pesato sul comparto, che ha dovuto adattarsi molto rapidamente, in un contesto di grande incertezza, per affrontare le conseguenze della crisi sanitaria ed economica. Grazie al colpo di coda di fine anno, il temuto calo del 30% pronosticato nella prima metà del 2020 si è ridotto a un’effettiva diminuzione del 18%. Così, il fatturato della filiera dovrebbe attestarsi a 4 miliardi di euro, che rappresenta una perdita di 1 miliardo di euro in un anno. Il mercato francese, già ribassista prima della crisi, continua a scendere (-20%). Nel complesso, i mercati all’esportazione nel loro insieme hanno perso il 16%.
Il Comité Champagne ha confermato la decisione prudente presa lo scorso luglio di adeguare il volume della vendemmia per l’anno 2020, al fine di ripartire gli sforzi tra i viticoltori e le maison.
Viste le performance economiche, è stato deciso anche di integrare la raccolta disponibile (80 quintali per ettaro) con un prelievo dalla riserva interprofessionale pari a 400 chili di uva per ettaro. Decisioni che permetteranno al settore di affrontare il 2021 con serenità.
“Di fronte a una crisi senza precedenti, l’organizzazione unica della nostra filiera ha dimostrato la sua resilienza. I viticoltori e le maison hanno saputo prendere, collettivamente, le decisioni prudenti che erano necessarie sulle rese già a luglio. Oggi, la decisione del Comité permetterà a tutti di ritrovare un certo margine di manovra”, spiega Maxime Toubart, co-presidente del Comité Champagne e presidente del Syndicat Général des Vignerons.
“Nonostante la crisi, lo Champagne è rimasto nel cuore dei consumatori che avevano bisogno di mettere un po’ di eccezionalità nella loro vita quotidiana e scegliere prodotti di qualità quando molti altri piaceri erano impossibili a causa della crisi sanitaria”, aggiunge Jean-Marie Barillère, co-presidente del Comité Champagne e presidente dell’Union des Maisons de Champagne. “La forza e l’autorevolezza della nostra denominazione sono una garanzia di prestigio, ma soprattutto di qualità per i consumatori”.

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