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TREND

Cina, numeri in frenata ma mercato sempre più maturo e diversificato

Il presente è difficile, ma il futuro apre le porte a rosati, bianchi e spumanti, mentre la premiumisation corre (già) online
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Cina, mercato in frenata ma più maturo

Abbiamo scritto più volte delle difficoltà vissute dal mercato cinese, che negli ultimi mesi, a cavallo tra il 2018 ed il 2019 ha registrato una preoccupante frenata delle importazioni enoiche. Ma al di là dei numeri, la Cina si scopre sempre più matura, ed i consumi di vino iniziano a diversificarsi in maniera chiara, come emerge da uno studio dell’Hong Kong Trade Development Council, presentato alla World Bulk Wine Exhibition Asia dalla giornalista Natalie Wang. La tipologia dominante, e questo non sorprende, resta il vino rosso, scelto dall’89% dei consumatori di vino cinesi, ma la sua crescita ha perso slancio negli ultimi tempi, mentre altre categorie corrono a ritmi decisamente più sostenuti, a partire dagli spumanti, che tra il 2016 ed il 2020 sono attesi al +40%, contro il +16% dei consumi enoici nel loro complesso, per una quota, comunque, ancora bassissima, pari all’1%. Il merito, comunque, è dei wine lover più giovani, quelli di età compresa tra i 20 ed i 30 anni, la cui spesa per il vino aumenta più velocemente delle altre fasce di età.
Anche il consumo femminile è destinato ad influenzare sempre di più il mercato del vino cinese, perché i consumi crescono e la popolarità del vino ha ormai superato quella del Baiju. È un palato attratto da vini dall’alto estratto zuccherino (sopra i 40 grammi/litro), e dall’alta gradazione alcolica, godono di una certa popolarità gli spumanti dolci, ma potrebbe rivelarsi il target giusto anche per i rosati, che valgono ancora l’1% del mercato dei consumi, con una percentuale di consumatrici interessate alla categoria che tocca il 7%, contro il 4% degli uomini. Altra tendenza evidente è quella della premiumisation, ben raccontata dalle vendite online: nei 12 mesi che si sono chiusi a luglio 2018, 59 milioni di bottiglie sono state acquistate su piattaforme di e-shop come JD.com, Tmall et Taohoa, per un giro d’affari di 757 milioni di dollari ed una crescita sui 12 mesi precedenti del 19% a volume e del 33% a valore, con il 42% del fatturato generato da bottiglie che costano più di 72 dollari.
Un altro segnale evidente della maturità del mercato cinese, raccontato dal Master of Wine Dan Traucki, è l’apertura a nuovi formati e packaging
che esce dai canoni classici del vino. Changyu, il produttore principale del Dragone, ha lanciato le mezze bottiglie, che stanno riscuotendo un certo successo, specie online, mentre sono sempre di più le etichette pensate e realizzate per il pubblico femminile, ed è interessante anche l’apertura del mercato al tappo a vite. In prospettiva futura, crescono le aspettative per una maggiore accettabilità di vitigni diversi dalle varietà internazionali, così come per il successo dei vini bianchi e gli spumanti, trainato dalla crescita della classe media, al ritmo di 5 milioni di persone in più ogni anno, che hanno voglia di celebrare e soldi per farlo. A tutto vantaggio, evidentemente, dei grandi Paesi esportatori, visto che i consumi medi sono ancora fermi a 0,1 litri a persona.

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