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VINO E COOPERAZIONE

Con diversificazione e focalizzazione, Cavit chiude un bilancio 2020/2021 a 271 milioni di euro +29%

Funziona la riorganizzazione delle controllate Cesarini Sforza, La-Vis e Cantina di Cembra, Casa Girelli e Glv. Il commento del dg Enrico Zanoni

Una presenza forte su più canali, in più Paesi e con prodotti diversi e per target sempre più specifici, ma anche una riorganizzazione interna di un complesso sistema aziendale, guidato però da concetti semplici, come la focalizzazione delle specificità di ogni singola realtà, e sinergie di servizi trasversali e scambio di know how dove opportuno e realizzabile. Linea di azione, quella di Cavit, una delle più importanti realtà del vino italiano, consorzio di secondo grado che raggruppa 11 cantine sociali cooperative (Roveré della Luna, Cantina Rotaliana, Cantina di La-Vis e Valle di Cembra, Toblino, Cantina Sociale di Trento, Cantina di Aldeno, Vivallis, Agraria di Riva del Garda, Cantina d’Isera, Cantina Sociale Mori - Colli Zugna e Cantina Sociale di Avio) e controlla quattro società diverse come la Cesarini Sforza, griffe della spumantistica Trentodoc, Casa Girelli, specializzata nelle private label (entrambe al 100%), la commerciale Glv (all’80%) e la cantina tedesca Kessler Sekt & Co, il più antico produttori di sparkling wine in Germania (al 50,1%), che si traducono in un bilancio consolidato di gruppo 2020/2021 in forte crescita, a 271 milioni di euro (+29%), ottenuto sia per crescita organica che per il consolidamento a 12 mesi delle società di recente acquisizione. Con una posizione finanziaria netta del Gruppo Cavit rafforzata (a 38,2 milioni di euro al 31 maggio 2021) e tornata ai livelli preacquisizione, nonostante l’impiego di risorse finanziarie utilizzate per l’operazione (quando a dicembre 2019 Cavit ha acquisito Cesarini Sforza e Casa Girelli, e la Cantina di Lavis e Valle di Cembra entra nella compagine sociale del Consorzio Ravina di Trento, ndr). Un risultato importante e significativo, dunque, per una realtà che mettere insieme 5.250 viticoltori e rappresenta il 60% dell’area vitata complessiva del Trentino.
Nel dettaglio, nel canale horeca, nonostante la chiusura prolungata di bar e ristoranti e la conseguente riduzione dei consumi “fuori casa”, va evidenziato un trend decisamente positivo nel segmento della spumantistica premium con un +27% per Altemasi Trentodoc, linea di eccellenza del Metodo Classico di Cavit, ma ottimi risultati anche per Cesarini Sforza Spumanti, che con i suoi metodo Classico Trentodoc registra un fatturato di 5,7 milioni di euro nei due canali horeca e gdo, segnando una crescita complessiva del +30%. La controllata tedesca Kessler Sekt & Co KG, nonostante la flessione del canale Horeca in cui si concentra prevalentemente, chiude l’anno fiscale con un giro d’affari di circa 9,5 milioni di euro, mantenendo la sua posizione stabile rispetto all’anno precedente e rafforzando la propria brand reputation.
Nei mercati internazionali, che rappresentano oggi il 75% del fatturato del Gruppo Cavit, sottolinea ancora il gruppo, l’emergenza sanitaria ha prodotto le medesime conseguenze osservate in Italia relativamente al cambiamento degli stili di vita e di consumo, spingendo i consumi domestici e penalizzando il canale del “fuori casa”. Ottima la performance del Gruppo Cavit sul mercato nordamericano (Stati Uniti e Canada +25%), che rappresenta storicamente la destinazione primaria delle esportazioni del Consorzio, e dove i consumatori d’Oltreoceano hanno premiato i marchi più consolidati generando per le etichette di Cavit risultati superiori all’andamento del mercato.
Buoni risultati anche in diversi altri mercati di esportazione, come Belgio, Olanda, Svezia, Danimarca, Germania, Repubblica Ceca, Svizzera, Austria e Russia, mentre non sono mancate le criticità in alcuni mercati specifici, come la Cina e il Regno Unito. In Asia, a differenza che in Occidente, le restrizioni alla circolazione delle persone e il regime di smart working diffuso
hanno provocato infatti una perdita netta di fatturato, non compensata da un maggiore ricorso degli acquisiti nella Gdo. D’altro canto, il fenomeno della Brexit, in Uk, ha causato una forte contrazione della domanda e numerose dfficoltà nella logistica, penalizzata dalle criticità subite dai servizi di trasporto.
Ma, nel complesso, “sono risultati di bilancio particolarmente buoni - commenta, a WineNews, il dg Enrico Zanoni - arrivati grazie a come è strutturata Cavit: grande diversificazione di Paesi, canali di vendita e linee di prodotto che ci hanno messo in condizioni favorevole visto il contesto esterno. Il grande trasferimento dei consumi dal fuori casa all’ambito domestico ci ha aiutato, essendo ben presenti in gdo in Italia, Usa, Uk e Olanda, con una crescita molto rilevante. Sulle controllate, va detto per correttezza che hanno consolidato 5 mesi nell’esercizio passato, mentre in questo consolidato portano il risultato di 12 mesi, quindi c’è anche un effetto tecnico di crescita. Ma in ogni caso - sottolinea Zanoni - Cesarini Sforza torna a crescere in modo significativo, e aver dato la possibilità ai prodotti di Cesarini Sforza di essere venduti in grande distribuzione attraverso la rete Cavit è stato un boost sulla crescita, mentre sull’horeca continua e continuerà ad essere venduto da una rete vendita specifica che poi è la stessa di La-Vis e Cantina di Cembra. Ovvero la commerciale Glv, che distribuisce Cesarini Sforza, La-Vis e Cantina di Cembra, sulla quale abbiamo fatto un lavoro di razionalizzazione e di focalizzazione, con l’unico obiettivo di creare valore su quei tre brand, mentre prima faceva anche più conto terzi e altre attività che stiamo togliendo per focalizzarci di più sulla sola mission della creazione di valore, con risultati abbastanza positivi. Casa Girelli che ha una sua gestione abbastanza autonoma, focalizzata sulle private label - spiega ancora il dg Cavit Zanoni - è ancora in forte fase di riorganizzazione, sia sul fronte del portafoglio prodotti che del modus operandi e produttivo, con un orizzonte di almeno tre anni. L’obiettivo finale è quello di continuare la sua attività specifica, ma con una visione strategica che riesca a generare maggior valore grazie a più partnership, prodotti più innovativi, e trovare il suo spazi nel mondo complesso dei grandi produttori di private label. La filosofia, nel complesso del gruppo Cavit, è quella di fare sinergie dove ha senso farle, e non ha tutti i costi, mantenendo focalizzazione di business. È una riorganizzazione fatta secondo principi semplici: capire quali sono le aree fortemente specifiche di ogni realtà e garantire focalizzazione e autonomia, e dare servizi trasversali dove si può avere sinergie e un trasferimento di competenza”.
Una visione chiara, come è chiara quella del futuro di Cavit, nonostante un quadro legato alla pandemia migliore che nel recente passato, ma non così tanto quanto si sperava. “Da un lato continuiamo a perseguire gli obiettivi di diversificazione e segmentazione per canale, prodotto e Paese, come abbiamo fatto negli ultimi 10 anni - spiega il dg Enrico Zanoni - tanto che siamo sempre più presenti nei mercati, sempre più con linee dedicate ai diversi canali. Poi c’è la spumantistica, del Trentodoc in primis, ma anche dei segmenti charmat e frizzante in cui abbiamo investito e continuiamo a farlo. Terzo obiettivo è quello di consolidare le acquisizioni da un punto di vista organizzativo e strutturale. Quindi abbiamo abbastanza chiaro dove vogliamo andare, in un contesto tutt’altro che semplice. L’aumento dei costi dei materiali, per esempio - sottolinea ancora Zanoni - è a un livello che non ci aspettavamo, così come le difficoltà di approvvigionamento, quindi nel breve avremo delle forti tensioni. Lavorare in un quadro così inflattivo non mi piace, c’è una tensione sui prezzi delle materie prime che non si riesce a scaricare tutta sul mercato. Io ho questo concetto di 1/3 a testa tra produttore, distribuzione e consumatore, per provare ad equilibrare la situazione, ma nel breve qualche problema sulle marginalità, e non solo, ci sarà. Nel medio periodo invece va monitorata l’accelerazione dei cambiamenti sia di stili di consumo, in Paesi come Usa, Regno Unito e Canada, dove mutano in maniera molto più rapida che in passato elementi che possono decretare il successo di un marchio o di un tipo di vino. Le verità di oggi rischiano di non esserlo più domani, ed è sempre stato così ma oggi avviene in tempi molto più brevi, quindi saper leggere tra le righe dei mercati e delle tendenze diventa molto più importante. Il mercato comunque è in ripresa, per noi come azienda è stato un anno molto positivo, guardiamo con ragionevole fiducia al futuro ma non si può abbassare la guardia o cedere ad eccessivi trionfalismi, perchè ci sono dinamiche ancora complesse, soprattutto in certi mercati come ad esempio l’Asia dove non ci sono i risultati che ci si aspettavano”.
Ma la solidità del Gruppo Cavit, che, in assemblea ha confermato alla presidenza per i prossimi tre anni Lorenzo Libera, al secondo mandato, è una base più che confortante per guardare al domani: “siamo particolarmente soddisfatti dei risultati raggiunti che, seppure in un contesto complesso e difficile, hanno garantito anche quest’anno buone remunerazioni dei vini conferiti dai viticoltori soci - ha dichiarato Libera - in un periodo critico come quello che abbiamo vissuto, Cavit ha dimostrato quanto il suo ruolo sia cruciale per l’intera filiera vitivinicola trentina. Il nostro modello cooperativo, in questo momento più che mai prezioso, ha la missione di sostenere le Cantine sociali di primo grado e i viticoltori ad esse collegati a prescindere dalla situazione contingente”.

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