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Con un balzo del 30% nell’ultimo anno, e presa su tutti i settori della filiera, sale a 21,8 miliardi il giro d’affari della criminalità nell’agroalimentare: a dirlo Coldiretti, che ha creato un Osservatorio con l’ex magistrato Giancarlo Caselli

Il volume d’affari complessivo annuale della criminalità nell’agroalimentare è salito a 21,8 miliardi di euro nell’ultimo anno, con una crescita impressionante del 30% e attività che riguardano l’intera filiera del cibo, dalla produzione alla vendita, passando per trasporto e distribuzione. A dirlo Coldiretti, a margine dell’operazione interforze della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, che ha posto in amministrazione giudiziaria quattro direzioni generali della multinazionale della gdo Lidl, cui afferiscono 200 punti vendita.
“Le mafie - spiega Coldiretti - dopo aver ceduto in appalto ai manovali l’onere di organizzare e gestire il caporalato e altre numerose forme di sfruttamento, condizionano il mercato agroalimentare stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso “made in Italy”, la creazione all’estero di centrali di produzione dell’ “Italian sounding” e la creazione ex novo di reti di smercio al minuto. In questo modo, la malavita si appropria di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromette in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio “made in Italy””.
Inoltre, proprio per alzare il livello di attenzione verso le agromafie, Coldiretti ha costituito un Osservatorio sul fenomeno della criminalità in agricoltura, che è presieduto dal presidente Coldiretti Roberto Moncalvo e con Giancarlo Caselli alla guida del comitato scientifico, il quale presenta annualmente con Eurispes il “Rapporto Agromafie”.
“Le agromafie - ha dichiarato Moncalvo - vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano i prezzi, nell’opacità della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono centinaia e migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l’informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto”. “Per l’alimentare”, ha concluso, “occorre vigilare sul sottocosto e sui cibi low cost dietro ai quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi, se non l’illegalità o lo sfruttamento”.

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