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VINO COOPERATIVO

Cooperative del vino, l’obiettivo è la sostenibilità ambientale, sociale, economica ed etica

Dal talk show “La coscienza del vino”, il racconto e l’esempio delle cooperative virtuose
CONFCOOPERATIVE, SOSTENIBILITA, vino, Italia
Il valore etico e sociale delle cooperative del vino

È un percorso che riguarda il vino e la sua qualità, certamente, ma, allo stesso tempo, quello fatto negli ultimi anni dalla cooperazione vitivinicola italiana è anche un passaggio che ha portato ad una vera e propria assunzione di responsabilità, di scoperta del proprio valore e del proprio ruolo, rispondendo a domande complesse e pregnanti, come le implicazioni che comporta la presenza di una cooperativa in un determinato territorio, ma anche il suo impatto sulla società in cui si trova, dove crea lavoro e reddito, contribuendo a salvaguardare comunità rurali che, al contrario, rischierebbero l'abbandono. È di tutto questo che si è parlato al talk show “La coscienza del vino”, organizzato dall'Alleanza delle Cooperative Alimentari, con Francesco Giangregorio (presidente cooperativa Tralci di Vite), Adriano Turrini (presidente Coop Alleanza 3.0), Giorgio Mercuri (presidente Alleanza delle Cooperative Agroalimentari), Marco Nannetti (presidente Gruppo Cevico) e Luca Degani (direttore Cantina Valpantena). Cammino che porta, necessariamente, al racconto di ciò che rappresenta il vino cooperativo, come spiegaRuenza Santandrea, coordinatrice del settore vino dell’Alleanza cooperative, “storie di persone e di lavoro, autenticità e tanto legame col territorio mettendo al centro la sostenibilità, non solo ambientale, ma anche sociale, economica culturale ed etica del settore”.
“L’anno scorso abbiamo cominciato a raccontarci, cosa che non avevamo mai fatto - ha commentato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari - e se un tempo ci chiamavamo “Cantine sociali”, sinonimo di vino non di elevata qualità, poi ci siamo voluti chiamare “imprese cooperative”, ma successivamente abbiamo lasciato nel nome solo il brand, quasi a rinnegare di essere cooperative. Oggi ci siamo resi conto dei valori di cui siamo portatori e li vogliamo raccontare ai nostri interlocutori. Stiamo vivendo un periodo difficile in particolare per il lavoro che anche nell’agroalimentare viene delocalizzato. La cooperazione, che pure detiene importanti marchi, non delocalizza e può essere ancor di più una grande opportunità per l’Italia. Un’Italia fatta anche di tante zone svantaggiate in cui la cooperazione ha consentito alle persone di rimanere sul territorio facendo economia”.
La cooperazione, infatti, supporta i soci nelle scelte in vigneto e nell’adozione dell’innovazione, quindi a condurre la propria azienda imprenditorialmente “perché non ci si improvvisa agricoltori, ci vuole esperienza che si può acquisire da chi è competente”, ha aggiunto Mercuri, facendo riferimento alla Banca della Terra e al bando Ismea per l’acquisto di terreni agricoli (7.700 ettari, distribuiti su tutto il territorio nazionale) a condizioni agevolate per i giovani imprenditori. “Ci siamo resi disponibili a supportare i giovani che vogliano intraprendere il lavoro in agricoltura a farli entrare nel sistema cooperativo per accompagnarli nel loro percorso professionale. La grande opportunità offerta dal sistema cooperativo non è solo di tipo economico, ma sta nel mettere insieme le idee e le competenze”.
“La cooperazione - ha rafforzato il concetto Sergio Soavi, “uomo cooperativo” per 33 anni in Coop e da quattro in Unipol - funziona perché è un luogo dove le cose si fanno bene insieme, ci si scambia affetto e quando si ha successo si abbracciano coloro con cui si è lavorato”. Uno spirito, questo, che si avverte nella maggior parte delle esperienze cooperative e sicuramente in quella raccontata da Francesco Giangregorio che presiede la cooperativa Cooperativa di Comunità “Tralci di Vite”, parte della Rete del Consorzio “Sale della Terra”, che nasce come esperimento all’interno del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) di Chianche (Avellino), per avviare percorsi di inserimento socio-lavorativo per migranti e per autoctoni delle piccole realtà dell’entroterra campano.
E ancora esempi di azioni cooperative virtuose sono quelle della Cantina Valpantena che, come ha raccontato il direttore Luca Degani, per evitare l’abbandono dei vigneti dei soci per raggiunti limiti di età senza ricambio generazionale, ha rilevato i loro piccoli appezzamenti e li ha assegnati a giovani incentivando la conduzione in biologico. Il Gruppo Cevico, invece, come ha illustrato Marco Nannetti che lo presiede, ha rilevato la cantina di una scuola che avrebbe dovuto rinunciarvi per questioni economiche. Ora, quella cantina, oltre a servire per l’azienda di Cevico (16 ettari nei pressi della scuola) ospita gli stage degli studenti e dei dieci diplomati annuali due vengono assunti.
In sintesi la cooperazione crea circoli virtuosi declinabili e misurabili attraverso un bilancio di sostenibilità che tenga conto dei principi che la ispirano: inclusione, democrazia, equità, indipendenza, educazione e interesse verso la comunità. E non è escluso che la prossima edizione di Vivite voglia premiare le realtà con il bilancio di sostenibilità migliore.

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