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Corriere della Sera

Da Montalcino alle terre del Barolo: i vigneti toccano quotazioni record (ma solo quelli di pregio) ... Vigneti meglio dell’oro come bene rifugio. La quotazione dei terreni vocati alla produzione dell’uva da cui nasce il Brunello (750 mila euro per ettaro secondo uno studio di Wine News) fa indubbiamente scalpore così come l’incredibile rivalutazione del 4.500% in 50 anni. E se si guarda alla banca dati del Crea, il consiglio per la ricerca agroalimentare che fa capo al ministero delle Politiche agricole, non si tratta nemmeno della quotazione più alta nel nostro Paese. Le terre del Barolo infatti hanno un valore almeno doppio e probabilmente gli appezzamenti più pregiati nell’area di Cannubi nel caso, molto teorico, di vendita, supererebbero i due milioni di euro. La terra quindi potrebbe essere un buon investimento? No, se parliamo di famiglie non particolarmente facoltose. Il boom di prezzo c’è stato solo per gli appezzamenti più pregiati, per i vigneti delle zone di vini di maggior pregio o di maggiore richiesta, per i frutteti del Trentino Alto Adige, per la coltivazioni di fiori e piante o per coltivazioni di nicchia ma ad alto valore aggiunto, come quella dell’asparago. In realtà le quotazioni medie dei terreni agricoli in questi cinquant’anni sono scese in termini reali e anche in maniera sensibile. Spulciando l’immensa mole di dati che crea mette pubblicamente a disposizione (Indagine sul Mercato Fondiario - Indagine sul Mercato Fondiario - Politiche e Bioeconomia - CREA) infatti emerge che il prezzo medio nel nostro Paese è passato da 1.799 euro al metro quadrato del 1970 (ovviamente il prezzo era in lire) ai 20.657 del 2020.
La rivalutazione teorica è del 1.048% se calcoliamo l’inflazione di periodo in realtà la perdita in termini reali è del 36,1%. Proseguendo nell’analisi decennio dopo decennio si rileva che i prezzi sono scesi in termini reali del 54,8% dal 1980, si sono apprezzati del 18,8% dal 1990, mentre dal 2000 hanno perso il 38,4% e negli ultimi dieci anni il 10,7%. Non sono dati che possano meravigliare se si considera che in mezzo secolo la superficie coltivata in Italia è passata da 17,5 a 12,4 milioni di ettari, e oltretutto le stime di Istat sono ferme dal 2012. Crea pubblica statistiche di prezzi e canoni di affitto suddivise per regioni, per provincie o per altimetrie ma ha anche una specifica sezione di esempi di valori per aree geografiche ristrette e vocate a una coltivazione specifica. Nella tabella indichiamo i prezzi indicati da Crea come massimi.
La top ten vede saldamente in testa la zona del Barolo, seguita dai frutteti della Val Venosta e da Montalcino. Barolo e Montalcino registrano anche il maggior incremento di valore negli ultimi cinque anni (rispettivamente +50 e +40%), un aumento che è andato di pari passo al valore delle bottiglie sui mercati internazionali. A far lievitare il prezzo di questi terreni ci sono anche due altri fattori: il primo è che all’acquisto di poderi a vocazione vitivinicola puntano industriali e capitali italiani ed esteri. Il secondo sono le norme sulle vendite dei terreni agricoli, che non sono cedibili liberamente ma solo dopo aver rispettato la prelazione del confinante. Significa che chi vuol cedere il terreno deve prima notificare l’intenzione di vendere e il prezzo richiesto al confinante, se questi svolge un’attività agricola. Se il vicino non ha intenzione di comprare si può vendere ma a un prezzo non inferiore a quello già notificato, altrimenti la vendita è revocata. Ovvio che chi vuol vendere, in genere perché intende ritirarsi dal lavoro e non ha figli, un terreno di pregio può sparare cifre elevatissime perché di fatto non trattabili.

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