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Allegrini 2018

Corriere della Sera - Cibo

Cacciari e l’origine del vino: conversazione dotta a Villa della Torre (Allegrini) … L’amicizia del filosofo Massimo Cacciari con Marilisa Allegrini, brillante e intraprendente signora dell’Amarone, è di lunga data. Quando era sindaco di Venezia, pur preso da molti impegni, Massimo (così lo salutavano informalmente i veneziani, incrociandolo sul vaporetto) agli appuntamenti con la famiglia di vignaioli della Valpolicella faceva di tutto per non mancare. Stima reciproca. Di recente, per un’occasione speciale, Cacciari è stato protagonista di una dotta conversazione - “Noè e Dioniso: l’origine del vino” - che si è tenuta a Villa della Torre a Fumane di Valpolicella (Verona), superba residenza, disegnata nel Cinquecento da Giulio Romano e Michele Sanmicheli. L’evento era il primo di una serie di incontri, ideati per festeggiare i dieci anni di proprietà Allegrini della Villa, sede di rappresentanza dell’azienda vitivinicola. Un luogo affascinante, in un contesto monumentale e paesaggistico di pregio, che non è nuovo all’accoglienza di importanti incontri con personaggi dell’arte e della cultura nazionale e internazionale. A causa di un imprevisto non abbiamo potuto andare in Valpolicella ad ascoltare il filosofo e il suo pensiero. Ma ci preme qui darne conto, almeno attraverso le parole di chi ha partecipato. Riprendendo cioè la sintesi di Alessandro Regoli, direttore del sito Winenews.it. Cacciari, dunque, non disdegnando osservazioni di carattere economico sulla realtà vitivinicola italiana (“in questo settore siamo all’avanguardia e competitivi. Ci dobbiamo rendere conto che l’Italia è cibo, vino, cultura, turismo. Una risorsa scampata a tutte le altre che il Paese ha dilapidato…”), per la conversazione ha preso spunto da uno dei libri più antichi sul vino, il cui autore è Michele Psello, erudito della Bisanzio dell’XI secolo. Trattasi di “Laus vini”, tradotto in “Encomio del vino”, ripubblicato con introduzione, traduzione e note a cura di Lucio Coco per Leo S.Olschki Editore (pag 25, euro 5). Dal testo gli spunti per lodare il vino sono numerosi. “In pace è un contributo, in guerra un alleato. Niente senza il vino; nè feste nuziali, nè banchetti, nè convivi…”. Ma chi dobbiamo ringraziare per il vino? Più Dioniso o Noè? “Entrambi”, secondo Cacciari. Dipende dalla tradizione “Per noi è più facile Bacco/Dioniso; Noè, infatti, non viene spesso associato al vino”. Qui, bisogna appellarsi piuttosto alla cultura ebraica. Quanto a Psello, lui sta in un equilibrio pacificatore. Il suo è un elogio del vino che rende felici e consola. Psello, inoltre, riprende l’immagine biblica laddove la vite viene spesso associata a Gesù e ai suoi discepoli, ma non “si interroga minimamente, almeno nell’Encomio, sul tema dionisiaco vero e proprio, collegato nell’antica Grecia al culto di Dioniso e alla tragedia”. E oggi? Riflette Cacciari: “Nella nostra cultura il vino ha un importante funzione socio-culturale, ma non in altre, in cui è addirittura proibito. Per esempio, in quella islamica, almeno secondo l’ortodossia sunnita e sciita. In quella ebraica è consentito, ma secondo alcune regole. Il vino deve essere in qualche modo “santificato””.

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