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CORRIERE DELLA SERA

La calda vendemmia della decrescita felice. Meno uva, vino migliore ... Dalla Franciacorta a Bordeaux rese dimezzate ... Il toro della Franciacorta, la grande scultura che ricorda il simbolo di Wall Street all’ingresso della cantina di Bellavista, ieri mattina si è scrollato la polvere di dosso. È arrivata la pioggia sulle siccitose vigne del Nord. Ma è troppo tardi per cambiare il raccolto. “Noi abbiamo già concluso la vendemmia - spiega Vittorio Moretti, patron dell’azienda di Erbusco
-, il nostro raccolto è stato inferiore del 30 percento. Ad altri è andata peggio. La flessione media raggiungerà nelle nostre colline il 50 percento. Per chi produce uva si annuncia un periodo di conti in rosso”. Quella del 2012 sarà la vendemmia del record negativo. Ma solo per quanto riguarda la quantità di uva da portare in cantina. Meno vino, quindi, ma non è per forza un male.
E probabile, sostiene Fedagri-Confcooperative, che per effetto della lunga siccità e delle alte temperature la produzione divino in Italia scenda quest’anno sotto i 40 milioni di ettolitri (l’anno scorso si arrivò a 42,7 milioni e nel 2000 si raggiunsero i 54,1 milioni). Antonio Rallo di Donnafugata, che a Marsala organizza ogni anno ai primi di agosto la vendemmia notturna, minimizza: nulla di anomalo, solo una piccola riduzione delle uve. Ma i vignioli “indipendenti” della Fivi prevedono fino al dimezzamento dell’uva, in Friuli Vene- zia Giulia: “Però non è ancora detta l’ultima parola, con le ultime piogge la situazione potrebbe migliorare”. La Francia se la passa come noi. Sarà, secondo le stime del ministero dell’Agricoltura, la peggiore vendemmia degli ultimi 20 anni, per il peso: la produzione di vino scenderà da 51 a 42,5 milioni di ettolitri. “Un cambiamento che riguarda tutto il mondo”, secondo il ministro Stéphane Le Foll. Pierre-Henri de La Fabrègue, di Domaine de Rombeau, dove la vendemmia è cominciata all’inizio di agosto, non è però catastrofista. E racconta che se “quella del 2011 è stata una vendemmia eccezionale, quest’anno sarà nella media a causa delle condizioni climatiche”. Annata tutt’altro che da dimenticare, quindi. Perché la scarsità di piogge ha eliminato muffe e parassiti. Così la qualità delle uve è ottima in tutta Italia. Lo raccontano, ad esempio, i produttori nei loro report provvisori al sito “Winenews”. “C’è stato molto caldo ma non così problematico - spiega ad esempio Wolfang Klotz, direttore commerciale della Cantina di Termeno, in Alto Adige -. Abbiamo ridotto gli effetti con l’irrigazione. Sembrano più basse le rese, gli acini sono più piccoli e pesano meno. Ma per la qualità i presupposti sono molto buoni”. Ci saranno meno bottiglie sul mercato, è vero, ma per molti vignaioli non c’è da disperarsi, visto che la crisi ha ridotto i consumi interni e molti magazzini delle, cantine sono già pieni di riserve. E probabile che il prezzo delle uve salirà nei prossimi giorni, ma non dovrebbe pesare sulle tasche dei consumatori, per non rischiare cli non diminuire gli acquisti.
Il marchese Lamberto Frescobaldi, alla trentesima generazione di vignaioli in 700 anni, sceglie una visione otfimista “Basta lamentele, bisognerebbe cercare il bicchiere mezzo pieno. È vero che in alcune zone ci sarà meno uva, ma non ovunque. Quest’estate mi ricorda quella del 1985, in cui l’inverno fu molto freddo, come nel febbraio scorso con l’Arno gelato. L’estate fu secca, lo stesso Arno si poteva attraversare a piedi: ma per il Sangiovese fu una annata importante. Questa è la rivincita degli autoctoni, quelli che, qui da secoli, resistono meglio al nostro clima con punte estreme. Penso che quest’anno rifaremo grandi Chianti e grandissimi Brunello”.
Gli enotecnici di Franciacorta raccontano che, nei giorni scorsi, la temperatura degli acini raccolti misurava fino a so gradi. E da una dozzina d’anni che la vendemmia inizia sempre più presto. In molte zone si stanno cercando rimedi: tendoni sulle vigne, prodotti che spruzzati sulle vigne riflettono i raggi, potature particolari per creare schermi verdi. “Noi usiamo una potatura di precisione che permette alle piante di durare decine di anni, crescendo forti, con meno stress e più capacità di cercare l’acqua nel terreno - racconta Vittorio Moretti -. Il clima è ciclico, in Alsazia, nel ‘500, si vendemmiò a luglio. Piuttosto la siccità è un segnale, quasi un messaggio dalla natura, a non rincorrere la crescita per la crescita. Bellavista ha deciso di non crescere più e di concentrarsi solo sul miglioramento del prodotto”

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