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CORRIERE DELLA SERA

Se il Brunello parla francese... Biondi Santi, la tenuta dove nel 1888 fu ideata la “ricetta” del grande vino si associa a un big dello Champagne … “Questa non è una scalata ostile come quella di Vivendi con Mediaset. Questa è una alleanza che lancia Biondi Santi, e quindi il Brunello, nel futuro”. Jacopo Biondi Santi, figlio di Franco, il gentiluomo del Brunello morto nell’aprile 2013 a 91 anni, ha aperto ai francesi le porte di Montalcino. Ha fatto entrare un francese nell’azienda dove è stato “inventato” il Brunello. Un uomo dello Champagne è sbarcato nella terra del Sangiovese, da dove partono per il mondo ogni anno 15 milioni di bottiglie per un giro d’affari che sfiora i 200 milioni di euro. Il neo-arrivato è Christopher Descours, il patron di Epi Group. Possiede le etichette di bollicine francesi Charles Heidsieck e Piper e, nella valle del Rodano, Chateau La Verrier. Controlla, lontano dai riflettori, un polo del lusso che va dalle scarpe Weston agli abiti Bonpoint, fino al settore immobiliare. “Abbiamo concluso l’affare due notti fa - racconta Biondi Santi - cercavamo un partner per investire sulla distribuzione e pensare in grande. L’abbiamo trovato e in questo modo abbiamo anche messo fine alle difficoltà della successione. Ho liquidato mia sorella. Io resterò presidente dell’azienda, continuerò a guidarla”. Gli stranieri tra le colline del Brunello non sono una novità. Sono stati i fratelli americani Mariani, alla fine degli anni 70, a far capire che il Brunello poteva essere un affare mondiale: hanno fondato Castello Banfi, con Ezio Rivella, a lungo presidente del Consorzio del Brunello. Un altro americano, Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup, ha acquistato la tenuta “Il Palazzone”. Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, ha conquistato la Tenuta Il Giardinello. Poggio Landi è finita nelle mani dell’imprenditore argentino Alejandro Bulgheroni. Sono brasiliani gli investitori che possiedono Argiano, ceduta dalla contessa Noemi Marone Cinzano, e panamensi quelli alla Tenuta Oliveto.
Il cambio di compagine societaria di Biondi Santi però fa più rumore: perché è in questa cantina, nella Tenuta Greppo, che è stata ideata e lanciata nel mondo la “ricetta” del Brunello. La prima bottiglia, nel 1888, è stata creata da Ferruccio Biondi Santi grazie ad un clone di Sangiovese che garantisce rossi molto longevi. I vini di Biondi Santi sono una icona del made in Italy. “L’operazione è in corso - precisa Jacopo - si concluderà a gennaio, gli avvocati sono al lavoro. L’idea è di creare tre società tra noi e Epi (una holding, una produttiva e una commerciale) che avranno la proprietà dell’azienda, del marchio e delle bottiglie in cantina”, la storia del Brunello, con un servizio di “ricolmatura” delle bottiglie dei collezionisti, rabboccate decennio dopo decennio con il Brunello dell’annata corretta. Dell’arrivo di nuovi soci alla Tenuta Greppo (25 ettari coltivati a Sangiovese, con una produzione annua che non supera le 80.000 bottiglie) si parlava da un paio d’anni. Indicando offerte attorno ai 100 milioni di euro. Si sono rincorse voci su manifestazioni di interesse di Prada e Lvmh, colosso francese della moda forte di marchi come Moët & Chandon, Dom Pérignon, Hennessy. Ora la svolta. “È una tendenza inarrestabile - commenta Alessandro Regoli, direttore di www.winenews.it, l’agenzia che per prima ieri ha dato conto dei nuovi rumors - succede anche a Bordeaux e in Borgogna con i cinesi. Gli investitori cercano le perle, e Montalcino lo è”. “Continueremo sulla strada dell’eccellenza tracciata da Biondi Santi, con Jacopo e la sua esperienza alla guida”, dice Christoper Descours. Cauto il commento del Consorzio del Brunello: “L’importante è che sia garantita la qualità e l’eccellenza del brand”. Il figlio del gentiluomo Franco ha sempre assicurato, da quando ha preso il comando nel 2013, che nulla sarebbe cambiato al Greppo, seguendo il rispetto esasperato della tradizione del Brunello, voluto dal padre. Ora con lui c’è un imprenditore francese.

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