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Corriere Fiorentino

La fuga di Montalcino nella corsa dei vigneti ... Un ettaro nella zona del Brunello vale oggi 750 mila curo, quasi il duemila per cento in più di trent’anni fa. Incalcolabile la valutazione della doc Sassicaia, il resto di Bolgheri si piazza al secondo posto nella classifica delle aree di maggior valore della viticoltura toscana. In aumento anche le quotazioni del Chianti Classico...Una recente nota del Consorzio del Brunello, presentata in occasione della trentesima edizione dell’anteprima delle nuove annate a Montalcino, ha riacceso i riflettori sulle quotazioni a ettaro dei migliori vigneti toscani. Oggetto di una ricostruzione storica affidata alla testata di settore WineNews, il trentennio 1992-2022 documenta una crescita trasversale del territorio, trainata dal boom del suo prodotto ambasciatore. Se infatti nel 1992 un ettaro di terreno vitato di Sangiovese nel territorio del Brunell0 di Montalcino Doc valeva 40 milioni di vecchie lire (36.38o euro attuali secondo il coefficiente Istat per l’attualizzazione dei valori), oggi il prezzo è circa venti volte superiore, pari a 750.000 euro, con una rivalutazione record del più 1.962%. Una percentuale sbalorditiva che raggiunge il più 4.500% se si allarga l’orizzonte temporale al 1966, quando un ettaro di terreno vitato costava 1,8 milioni di lire. Stando alle stime 2020 del Consorzio, il “vigneto -Brunello” vale oggi circa 2 miliardi di euro complessivi, e continua ad attrarre investimenti. A questi numeri si potrebbe obiettare che anche prendendo come oggetto il prezzo del pane, di un gelato o di un qualsiasi altro bene di consumo dagli Anni Sessanta a oggi si osserverebbero aumenti se non uguali, analoghi. Un’ammiraglia negli Anni Sessanta costava circa 1,5 milioni di lire e oggi occorrono circa centomila euro per acquistarla. È vero dunque che gli aumenti dei vigneti a ettaro si sono rivalutati più di altri beni ed è ancor più vero che questo fenomeno si è impennato negli ultimi dieci anni. Un produttore della Maremma racconta che all’inizio degli Anni Novanta era indeciso se investire nel Brunello o nel Morellino perché “allora costavano uguale, ma se tornassi indietro Montalcino si è rivalutata molto di più”. All’epoca la Maremma era forse più in vista di oggi, come hanno dimostrato gli ingenti investimenti della fine degli Anni Novanta e primi Duemila da parte di Ezio Rivella, Moretti (Bellavista), Panerai e Rothschild, Zonin, i Marzotto di Santa Margherita, i Biondi Santi e gli stessi Antinori, Frescobaldi o Mazzei. Le acquisizioni a Montalcino, tuttavia non sono state meno importanti e anzi più rumorose, finendo per eccitare le quotazioni. A fare meglio di Montalcino, oggi, è solo un’altra denominazione. Si tratta del Bolgheri Sassicaia, considerato da fonti bolgheresi di un valore a ettaro inestimabile. Prima di tutto perché non è mai andato sul mercato e poi perché è un monopole, ovvero di proprietà esclusiva della famiglia Incisa della Rocchetta. Bolgheri invece si posiziona subito dietro a Montalcino. Qui le quotazioni a ettaro sono stimate tra i 500 e i 600 mila euro a ettaro. Fonti del consorzio, tuttavia spiegano che “c’è una grossa difficoltà a dare dei numeri precisi poiché mancano transazioni recenti. Le ultime risalgono a quattro anni fa circa e oggi potrebbero essere anche più alte, ma non essendoci mercato è dura sostenerlo”. La particolarità di Bolgheri è che la maggioranza degli ettari è concentrata nelle mani di tre, quattro produttori quindi quote disponibili sul mercato sono esigue. E ciò rende più che credibile una stima al rialzo delle quotazioni a et-taro rese note. Più in basso, ma in sensibile aumento, la quotazione del Chianti Classico. “Cresce il valore della bottiglia, grazie al lavoro di valorizzazione della denominazione che si sta facendo negli ultimi anni, quindi c’è una crescita di pari passo dei valori fondiari. In questo momento più che altrove c’è la possibilità di investire” dichiara il direttore del consorzio Carlotta Gori. “Il valore stimato attualmente si aggira intorno ai 200 mila euro a ettaro”. Di poco sotto infine le quotazioni del Nobile di Montepulciano che si attesterebbe sempre secondo fonti consortili, tra 150 e 200 mila euro, risultando un’altra delle zone appetibili per investire.

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