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Corriere Fiorentino

Piogge e caldo, vigne ammalate: in Toscana poco ottimismo per la vendemmia … Quest’anno precipitazioni raddoppiate in Toscana: si teme un calo della produzione del vino del 40%... Caldo nella media e doppio delle piogge hanno innescato forti pressioni fitosanitarie nelle vigne toscane. Si temono cali di produzione fino al 40 per cento e pesanti aumenti sui costi di produzione. Se le previsioni in positivo sulla vendemmia sono sempre troppo precoci finché l’uva non è in cantina, quelle in negativo quest’anno peggiorano di giorno in giorno. O meglio, di pioggia in pioggia. Una primavera molto bagnata se da un lato ha portato al completamento del recupero invernale sulla siccità del 2022, dall’altro ha innescato una pressione delle malattie molto pesante per le viti. La peronospora sta falcidiando i vigneti toscani senza distinzione tra le varie zone e ora è anche arrivato l’oidio. A innescare la prima è stato il continuo alternarsi di caldo e acqua. A confermarlo sono i dati meteo del report del Consorzio Lamma sulla primavera. “Le piogge osservate nel mese di maggio sono risultate decisamente superiori alla norma rispetto al trentennio 1991-2020. Su buona parte della regione si riportano cumulati mensili oltre 80-100 mm con punte fino a oltre 300 mm sull’alto Mugello. Complessivamente le piogge sono risultate quasi il doppio rispetto a quelle tipiche del periodo (anomalia positiva attorno a 80%) con 5 giorni di pioggia in più rispetto alla media. Risulta essere l’ottavo maggio più piovoso in Toscana dal 1955”. Acqua e caldo (con le massime risultate in media o localmente poco più fredde e le minime più elevate di quelle tipiche di maggio) sono l’ambiente ideale per il proliferare di malattie e muffe sulle viti in fioritura. “Non abbiamo mai visto una situazione del genere — hanno commentato gli enologi Paolo e Jacopo Vagaggini — oltre alle foglie anche i grappoli sono molto colpiti quest’anno”. Secondo la Confagricoltura i danni provocati dalla peronospora sarebbero di circa un meno 40 per cento della produzione, ma a denti stretti gli enologi ammettono che un 40 per cento in meno sarebbe un risultato soddisfacente per come si stanno mettendo le cose. Si temono perdite più alte specie tra i vini di qualità e a denominazione. Una minaccia ancora più grave per chi coltivi in biologico? In teoria chi usa prodotti solo di contatto sulle foglie come nel biologico (un po’ come curarsi con una pomata anziché con una pillola), ha dovuto trattare le vigne molto più spesso. Si parla di già oltre 10 trattamenti, l’equivalente di una stagione intera ma siamo solo a inizio luglio. “Le differenze tra biologico e convenzionale sono minime in un’annata così”, continuano gli enologi Vagaggini. In una recente intervista rilasciata a Winenews, Adriano Zago, tra i maggiori esperti di biodinamica in Italia, ha specificato che “in un’annata con 200 ml di pioggia durante la fioritura si innesca la tempesta perfetta”. Leonardo Valenti, docente di viticoltura all’Università di Milano ha spiegato che “la situazione, dalla Basilicata alla Toscana, è complicata in molti vigneti e così grave che potrebbe avere ripercussioni anche sul 2024”.

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