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MERCATI INTERNAZIONALI

Crolla l’export del vino australiano nel 2023: -2% in valore e - 3% in volume

I consumatori prediligono il segmento premium (oltre 10 dollari a bottiglia). E il settore deve fare i conti con un passaggio generazionale 
AUSTRALIA, CINA, EXPORT, Mondo
Le difficili sfide del vino australiano, tra export e passaggi familiari 

Sempre più persone nel mondo che rinunciano all’alcol o che moderano i propri consumi, ma anche un aumento generalizzato del costo della vita: ecco i principali motivi alla base del crollo dell’export del vino australiano, che nel 2023 ha visto un calo del 2% in valore (pari a 1,90 miliardi di dollari) e del 3% in volume (equivalente a 607 milioni di litri), secondo l’ultimo rapporto di Wine Australia. In generale, i consumatori tendono a privilegiare il segmento premium (oltre 10 dollari a bottiglia), mentre sono in calo i vini di prezzo inferiore. Ma questa tendenza colpisce in modo sproporzionato l’Australia, dato che la maggior parte dei volumi di esportazioni riguardano i segmenti di prezzo commerciale. Intanto il settore vitivinicolo del Paese deve fare i conti con un importante passaggio generazionale, con molti figli di produttori che non hanno intenzione di portare avanti l’attività di famiglia.
Per l’export, si registrano dati positivi per il vino diretto ad  Hong Kong, Singapore, Regno Unito, Malesia e Thailandia, mentre sono calate le esportazioni verso Canada, Stati Uniti e Corea del Sud. L’Asia rimane la principale regione di riferimento per le esportazioni di vino australiano, con una quota del 37%, trainata dalla forte crescita (34%) nel Nord-Est asiatico. Seguono l’Europa (29%) e il Nord America (27%). Tuttavia, le esportazioni verso l’Europa sono diminuite del 7% in valore, arrivando a 546 milioni di dollari, con tutti i 15 principali mercati di destinazione in calo. Diminuite anche le esportazioni verso il Nord America (Stati Uniti e Canada), con un -12%, pari ad un valore di 509 milioni di dollari.
La situazione dell’export è stata ulteriormente complicata, a partire dal 2020, dall’imposizione da parte della Cina - che era il mercato più prezioso per il vino australiano - di dazi stratosferici (fino al 218%), determinando un significativo surplus di invenduto. Una misura estremamente punitiva, che, secondo le ultime anticipazioni, potrebbe essere rivista nei prossimi mesi. La perdita del principale mercato estero, insieme ad un eccesso di offerta globale di vino rosso, ha lasciato l’Australia con un surplus stimato lo scorso anno in 2 miliardi di litri, ovvero 2,8 miliardi di bottiglie, secondo uno studio di Rabobank.
Tutto questo mentre l’industria vinicola australiana sta attraversando un complicato passaggio generazionale, con sempre più cantine e vigneti in vendita, a causa non solo dell’attuale congiuntura, ma anche del fatto che i figli dei proprietari di aziende vinicole scelgono di non portare avanti l’eredità di famiglia, creando così un effetto a catena che sta scuotendo le fondamenta stesse del settore. Il calo del consumo di alcol e uno spostamento delle preferenze dei consumatori più giovani verso altri tipi di bevande, uniti ad una domanda estera più debole e ad un’economia in difficoltà, hanno portato ad un calo dell’8,3% della produzione di vino nel 2022-2023. E le previsioni prevedono un calo medio annuo dell’8,1% nei prossimi cinque anni.

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