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TREND & MERCATO

Crollo di produzione e consumi dei rossi, exploit dei bianchi: come cambia il mondo del vino

Report Oiv: Usa primi consumatori. Negli ultimi venti anni in Italia crescono i consumi per bianco (+10%) e rosato (+15,4), cala il rosso (-30,6%)
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Gli Usa sono i primi consumatori di vino, con i bianchi che dominano

Il sorpasso è arrivato da tempo e, l’impressione, è quella che nei prossimi anni il “gap” si possa ulteriormente allungare a causa di un trend che vede i vini con bassa gradazione alcolica sempre più presenti nei consumi di tutti i giorni, grazie ad una bevibilità, sovente, più semplice e quindi con un approccio più “easy” verso i consumatori, giovani in primis, non più affascinati dal vino come una volta. Non sorprende, pertanto, che i vini bianchi, trainati dagli spumanti, hanno superato i vini rossi tanto in produzione che in consumi.
Un trend certificato dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv), in uno studio, approfondito ieri a “Wine Paris & Vinexpo Paris”, in cui emerge come le “grandi potenze”, Italia e Francia in primis, negli ultimi 20 anni, hanno ridotto la produzione dei vini rossi con il Belpaese che, spinto dal fenomeno globale del Prosecco, ha incrementato, invece, la quota “bianchista” al contrario dei “cugini” d’Oltralpe, sempre più leader, invece, sui rosati. I cali produttivi europei, pesanti, sul versante del rosso, sono parzialmente compensati, in parte, dai Paesi extraeuropei come Cile, Argentina, Australia, Stati Uniti e Sud Africa che mostrano trend di crescita positivi. Nel 2021 la produzione mondiale di vino bianco è stata stimata in 130 milioni di ettolitri, pari al 50% della produzione totale, mentre il vino rosso, con 110 milioni di ettolitri, ne rappresenta il 42%; il restante 8% è la quota del rosato, stimato a 21 milioni di ettolitri. Nel 2021, la produzione di vino rosso è diminuita, dunque, del 25% sul suo picco nel 2004, di pari passo anche la richiesta, negli ultimi venti anni, è andata a ribasso, soprattutto negli storici mercati europei, Germania, Francia, Italia e Spagna in primis, Paesi che hanno tutti registrato una crescita negativa per il vino rosso dal 2000. Diverse, invece, le situazioni di Cina, Stati Uniti, Russia e Brasile dove i consumi negli ultimi venti anni sono in crescita.
La domanda e l’offerta di vino bianco, a livello globale, è aumentata dal 2000 mentre la produzione ha superato quella di vino rosso già dal 2013. Una crescita trainata dagli spumanti e quindi da Paesi come l’Italia (in primis grazie al Prosecco), Usa, Sud Africa e Australia. Altri grandi produttori di vino bianco, è il caso di Francia e Spagna, rispettivamente seconda e terza nazione al mondo produttrice dietro all’Italia, hanno registrato un andamento più o meno stabile dall’inizio del secolo. L’incremento della domanda è legata agli spumanti che hanno trovato grande successo in Usa, Germania e Regno Unito (così come è successo per i rosati) ed i cui volumi compensano il calo riscontrato in Francia e Spagna.
Venendo ai singoli Paesi, l’Italia, primo produttore al mondo nel 2021, ha rappresentato, con il proprio vino, il secondo mercato mondiale, con una stima di 24,1 milioni di ettolitri così suddivisi: 9 milioni di ettolitri di rosso, 14,2 milioni di bianco, 1 milione di rosati. Nel periodo 2000-2021, l’Italia ha visto una crescita costante dei consumi di vini bianchi e rosati (rispettivamente + 10% e 15,4%), mentre il consumo di vino rosso è diminuito del 30,6%. Si può parlare di crollo, visto che rappresentava il 49% dei consumi nel 2000 mentre è al 37% nel 2021; una tendenza, invece, di segno opposto per i vini bianchi (+11%) e rosati (+1%). Italia che è la invece la quinta nazione per consumi di vino rosso (9 milioni di ettolitri) nel 2021, dietro a Usa (11,5), Cina (9,8), Germania (9,6) e Francia (9,1) e davanti a Russia (5,9), Argentina (5,8), Spagna (5,6), Regno Unito (5,4), Brasile (2,9) e Portogallo (2,7) e seconda per i consumi di vino bianco, grazie a 14,2 milioni di ettolitri, dietro soltanto agli Usa (18,3) ma davanti a Germania (8,4), Francia (6.6), UK (6,5), Russia (4,2), Spagna (4,2), Australia (3), Romania (2,4) e Argentina (2,2).
Gli Stati Uniti, quindi, sono i primi consumatori di vino bianco e rosso, nel 2021, con un totale complessivo di 33,1 milioni di ettolitri (ovvero il 14,1% del consumo mondiale). Di questi, 11,5 milioni di ettolitri sono per il vino rosso, 18,3 per il vino bianco e 3,2 per il vino rosato. L’andamento dei consumi evidenzia un aumento, dal 2000, per tutte le tipologie e, quindi, rosso (+54,9%), bianco (+64,9%) e rosato (+22,1%). La Francia, nonostante sia il terzo maggior consumatore di vino a livello mondiale (23 milioni di ettolitri nel 2021), sembra non essere più attratta come prima dal suo prodotto simbolo. Il vino rosso è quello che ne ha risentito di più: nel 2000 se ne consumavano 17,8 milioni di ettolitri, nel 2021 siamo arrivati a 9 milioni (-49,2%); all’inizio del nuovo secolo il vino rosso rappresentava il 52% del consumo nazionale, nel 2021 solo del 39%. In calo, anche se in misura molto inferiore, i vini bianchi, con una variazione negativa del -20% tra il 2000 e il 2021. Il consumo di vino rosato, che, in Francia, rappresenta una quota molto maggiore (33%) sugli altri Paesi, è diminuito del -10,1%. La Germania, attualmente primo importatore del vino in volume, è un mercato del vino rimasto relativamente stabile nel periodo 2000-2021, soprattutto in termini di volumi totali ma conferma la tendenza globale nella scelta dei consumi: è diminuita, infatti, la quota del vino rosso dal 56% nel 2000 al 48% nel 2021; bianchi e rosati, invece, aumentano, rispettivamente, di 5 e 2 punti percentuali. Ci sono, però, eccezioni, come il Regno Unito, quinto mercato al mondo, dove, dal 2000, il consumo di vino è aumentato in modo significativo, compresi i rossi che, nel 2021, si prendono il 40% del totale (ma era al 48% nel 2018); stabile il bianco, mentre il rosato è aumentato dal 5% nel 2000 al 12% del 2021.

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