Si chiamerà “Monsieur Dior” il nuovo ristorante firmato Enrico Bartolini, lo chef più stellato d’Italia: l’indirizzo esclusivo del locale, che aprirà il prossimo 18 settembre, in concomitanza con la “Fashion Week”, è quello della nuova boutique Dior in Via MonteNapoleone, a Milano, che si conferma sempre più il distretto non solo dei grandi brand della moda internazionale, ma anche dell’alta cucina. Qui sono già approdati, lo scorso anno, anche la famiglia Cerea, di “Da Vittorio”, ristorante tre stelle Michelin a Brusaporto, in partnership con la boutique Louis Vuitton - con il “Da Vittorio Café Louis Vuitton” e il ristorante “DaV by Da Vittorio Louis Vuitton” - e Langosteria, marchio luxury di Enrico Buonocore, a Palazzo Fendi, declinato in tre format: il classico ristorante, “Ally’s bar” (in cui gustare un cocktail o un piatto a qualsiasi ora del giorno), e il ristorante informale “Pepe-Barra Italiana”. Un’ulteriore conferma di come i grandi marchi della moda puntino sul cibo come nuovo veicolo di narrazione, secondo una logica di marketing esperienziale, che consente di vivere il sogno e l’atmosfera del brand anche senza acquistare un capo d’abbigliamento. Si tratta di una strategia fondamentale per attrarre Millennial e Gen Z, che cercano l’esclusività e la condivisione social: un cappuccino con il logo, un cocktail o un piatto in un giardino firmato diventano contenuti ideali per Instagram e TikTok.
Bartolini, titolare del Mudec (Museo delle Culture) in Zona Tortona, unico tre stelle a Milano, è lo chef italiano più premiato d’Europa dalla “Rossa”, con 15 stelle Michelin: per lui si tratta della prima esperienza nella via dello shopping del lusso, come lo per la proposta ristorativa di Dior in Italia. La boutique riapre dopo 2 anni di ristrutturazione, e su concept e menu del ristorante vige ancora il più assoluto riserbo. Ma la storica griffe francese è invece già una realtà ristorativa in altri Paesi del mondo: a Parigi il ristorante “Monsieur Dior”, guidato dal celebre chef Yannick Alléno, ha ottenuto a sua prima stella grazie allo chef Yannick Alléno. Anche qui sono tre le declinazioni: oltre al ristorante ci sono anche “La Pâtisserie” e il Café. Invece nel ristorante Dior a Saint Tropez la firma è quella di Mauro Colagreco (3 stelle Michelin al Mirazur): oltre al ristorante c’è anche il Café Dior. Infine, ad Osaka, il ristorante “House of Dior Shinsaibashi”, è guidato da Anne-Sophie Pic, chef donna più stellata al mondo.
La famiglia Cerea firma, invece, l’offerta ristorativa di Louis Vuitton - un brand, come Dior e Fendi, di proprietà del colosso francese del lusso Lvmh, guidato da Bernard Arnault (che conta nel proprio portfolio marchi del mondo beverage come Moët & Chandon, Krug, Cheval Blanc, Château d’Yquem, Ruinart, Dom Pérignon, Domaine des Lambrays, Veuve Clicquot, Cloudy Bay, Bodega Numanthia, e molti altri)- in Via Monte Napoleone, in un building riprogettato dall’architetto Peter Marino. Qui, nel “Da Vittorio Café Louis Vuitton”, il menu è incentrato su un concetto di “luxury snacking”, con piatti semplici e generosi. Al “Ristorante DaV by Da Vittorio Louis Vuitton” la raffinatezza emerge in ogni particolare: dalle sedie firmate Carlo de Carli ai pannelli in legno di iroko che riproducono la grana della pelle iconica di Louis Vuitton. Piatti, bicchieri e posate appartengono all’Art de la Table di Louis Vuitton, parte della nuova linea Constellation in arancione e rosa. Qui ci sono i piatti-icona firmati Cerea, come “Paccheri alla Vittorio”. Langosteria Montenapoleone ha aperto negli ultimi tre piani di Palazzo Fendi a dicembre 2025, in un progetto esclusivo che mescola cocktail, pesce e cucina contemporanea, con un raffinato design che vede ovviamente lo zampino del Fendi Architecture Department. Al sesto piano si trova il Langosteria Ally’s Bar, il primo cocktail bar firmato dal gruppo, che offre drink ricercati e piccoli piatti pensati per la condivisione. Al piano di sotto c’è il ristorante vero e proprio, caratterizzato da un’atmosfera elegante e disinvolta, con le terrazze affacciate su Milano. Si trova invece al quarto piano Pepe-Barra Italiana, che offre piatti iconici della cucina del Belpaese, firmati dallo chef Luca Fantin.
I grandi marchi del lusso virano, dunque, sempre più verso il cibo, guidati da consumatori giovani e desiderosi di “assaggiare” (e condividere sui social) i propri brand preferiti, e la ristorazione è diventata, per l’alta moda, un vero e proprio pilastro strategico, al pari delle sfilate e delle boutique. Se Louis Vuitton è tra i brand più “aggressivi” nel settore food, con oltre 20 indirizzi nel mondo tra caffè, ristoranti, bar e pasticcerie - tra cui Saint-Tropez e Taormina - Gucci ha fatto scuola con la “Gucci Osteria da Massimo Bottura”, nata nel 2018 a Firenze: il format si è poi esteso a Tokyo e a Seoul. Gucci gestisce inoltre gli spazi Gucci Giardino a Firenze e Osaka. Prada ha puntato su pasticceria e caffetteria acquisendo la storica pasticceria milanese Marchesi 1824 e creando il ristorante Torre, nella sua Fondazione, mentre è Giorgio Armani ad aver costruito il progetto di ristorazione più capillare e diversificato, con 24 sedi nel mondo. Nel suo palazzo milanese di via Manzoni convivono l’Armani/Ristorante di fine dining, l'Emporio Armani Caffè & Ristorante e la storica sede milanese di Nobu. Anche lo stilista Ralph Lauren è stato tra i pionieri del connubio moda-ristorazione: oltre al celebre “Polo Bar” di New York, gestisce Ralph’s a Parigi, che propone classici della cucina americana, e un bar in Via della Spiga a Milano. Bulgari, oggi parte del gruppo Lvmh, ha puntato sull’alta cucina attraverso la rete dei Bulgari Hotels, affidando diversi ristoranti allo chef stellato Niko Romito, con locali a Milano, Londra, Dubai e Tokyo. Il brand francese Jacquemus porta la propria estetica mediterranea anche nel food, attraverso ristoranti e caffè temporanei aperti in località iconiche come Parigi, Saint-Tropez e Mykonos, oltre a collaborazioni in località balneari della Costa Azzurra.
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