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LA STORIA

Dalla finanza al vino, da Sotheby’s a Pienza: il progetto Fabbrica di Philippe Bertherat

Ancora investimenti stranieri legati al vino, in Val d’Orcia Patrimonio Unesco. L’ultimo è del finanziere svizzero e della moglie (e architetto) Tonie

Dalla finanza alla terra, e al vino in particolare, passando per l’arte, dalla Svizzera alla Val d’Orcia, con la Toscana del vino che continua ad attirare capitali dall’estero. È questo, in estrema sintesi, il percorso che ha portato Philippe Bertherat, ginevrino, per trenta anni nel Gruppo Pictet, uno dei principali asset di management indipendente d’Europa, e oggi membro dell’Advisory Council di Sotheby’s e presidente del consiglio di amministrazione del Mamco (Museum of Modern and Contemporary Art), ad acquistare terra e vigneti e fondare una cantina a Pienza, la “città ideale” di Papa Pio II, perla del Rinascimento, il cui centro storico è Patrimonio Unesco, nel cuore della Val d’Orcia Patrimonio Uesco. E così è nato il progetto di Fabbrica, nel 2012 con l’acquisto da parte dei coniugi Bertherat (la moglie Tonie, lussemburghese, è architetto, e ha disegnato la cantina - perfettamente “mimetizzata” nell’ambiente dal quale “esce” solo per merito di un totem coloratissimo dell’artista Ugo Rondinone, parte dell’installazione Seven Magic Mountains (2016-2018) - e le etichette dei vini) del podere e di 140 ettari, di cui 35 coltivati a vigneto in regime biologico ed il resto diviso tra aree seminative, ulivi e bosco.
“Inizialmente Fabbrica era solo un luogo dove stare - racconta Philippe Bertherat - scelto dopo 3 anni di visite in varie proprietà dalle campagne intorno a Firenze fino alla Val d’Orcia. Un luogo scelto per la sua bellezza e per la sua eccezionale vista. Ma c’era anche la mia passione per il vino e il desiderio di concretizzarla insieme alla mia idea di uscire dalla finanza per fare qualcosa dai tempi e dalle logiche il più distante possibile da quel mondo. E poi c’erano già piantati una ventina di ettari di vigneto nella proprietà, perché non utilizzarli?”
Al centro del progetto enologico, il Sangiovese, ma non solo. Il primo vino prodotto, infatti, è un Sangiovese in purezza, per ora uscito in tre annate: Prototipo 470.1 (2013), 470.2 (2014), 470.3 (2015), a richiamare da un lato l’altitudine media della tenuta (470 metri) e dall’altro ad accompagnare il nome così particolare per una cantina. Dall’annata 2016, invece, si chiamerà più tradizionalmente “Sangiovese”, a sottolineare anche che le prime tre annate non erano state vinificate nella cantina aziendale, diventata operativa nel 2016. Non c’era la cantina a Fabbrica, ma c’erano vigneti già maturi, circa 15 ettari allevati a Sangiovese di età tra i 15 ed i 35 anni.
Oggi la produzione complessiva è di 20.000 bottiglie che passeranno nel prossimo biennio a 40.000 per arrivare a regime a 50.000, nonostante un potenziale da 100.000. Tre le etichette prodotte: il Fabbrica Sangiovese, il Fabbrica Syrah alla sua prima prima uscita con il 2016 e il Fabbrica Bianco, ottenuto da un articolato uvaggio di Vermentino, Viognier, Roussanne e Marsanne. Ultimo tassello di questo mosaico produttivo, poi, è Villa Borghetto, o altrimenti detta Villa Newton dal nome degli antichi proprietari, confinante con i terreni di Fabbrica e recentemente acquisita, che diventerà un resort con ristorante gourmet.

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