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L’ANALISI

Dalla produzione, all’export fino al consumo: tutti i primati italiani della pasta

Report Area Studi Mediobanca: con 3,7 milioni di tonnellate, pari al 22,3% del totale, siamo i primi produttori davanti a Turchia e Stati Uniti
DIETA MEDITERRANEA, MADE IN ITALY, PASTA, Non Solo Vino
Dida: La pasta (nella foto di Myriams-Fotos da Pixabay)

Buona, gustosa, amata universalmente, proposta in tantissimi formati e con grani per tutti i gusti. Parliamo della pasta, che, in questi giorni, è in copertina per essere finita nello Spazio, ma anche, purtroppo, per il boicottaggio social all’azienda Rummo, storico pastificio che punta sulla qualità “colpevole” soltanto di aver ospitato in azienda il vicepremier Matteo Salvini. Ma come va il mercato della pasta, uno dei simboli del made in Italy agroalimentare e della Dieta mediterranea, eletta ancora una volta la migliore al mondo? A passare ai “raggi x” il settore è l’Area Studi Mediobanca che ha pubblicato la prima indagine sull’industria pastaria che ci mostra come il Belpaese, quando si parla di spaghetti e di fusilli, è da record. L’Italia vanta la leadership mondiale nel settore della pasta, una nicchia globale considerato che il grano duro rappresenta appena il 4% della produzione di frumento che è, per la grande maggioranza, costituita da grano tenero utilizzato per i prodotti da forno. Il nostro Paese è il primo Paese produttore mondiale di pasta con 3,7 milioni di tonnellate, pari al 22,3% del totale, seguita dalla Turchia e dagli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate ciascuno), ed anche il suo principale esportatore con 2,1 milioni di tonnellate che valgono il 43% del totale, sempre davanti alla Turchia (1,3 milioni di tonnellate). Deteniamo anche il record del più alto consumo pro-capite del mondo, 23 kg di pasta all’anno a testa (19,8 kg di pasta secca e 3,4 kg di pasta fresca), davanti a Tunisia (17 kg pro-capite), Venezuela (15 Kg) e Grecia (12,2 Kg). Questi primati derivano dalla leadership italiana nella produzione di grano duro che con 3,8 milioni di tonnellate rappresenta il 12% del totale mondiale, alle spalle del Canada (15%) ma, tuttavia, l’Italia non è autosufficiente, con un rapporto tra volumi prodotti e consumati attorno al 65%.
Ecco perché l’Italia è il quarto maggiore importatore di grano duro con il 6,4% del totale mondiale (1,9 milioni di tonnellate), un approvvigionamento che arriva principalmente da Canada, Francia e Grecia che insieme soddisfano i due terzi del nostro import. La Campania è la prima regione italiana per esportazione di pasta con il 24,4% del totale nazionale, ma anche il 19% della produzione del Belpaese e il 13% dei pastifici domestici. Segue l’Emilia-Romagna sia per quanto riguarda il peso delle esportazioni (20,4% del totale) sia per il volume della produzione (18%) con un numero di pastifici pari all’8% del totale nazionale. La Sicilia, pur ospitando il maggior numero di molini (36%), vede la propria produzione di pasta scendere al 7% e quella dell’export allo 0,4%. Da non dimenticare la Puglia, prima regione per produzione di grano duro (23,2% del totale nazionale). L’Italia appare inoltre divisa in due in relazione al tipo di pasta prodotta: quasi il 60% dei siti produttivi di pasta secca si trova al Centro e al Sud, mentre oltre il 90% di quelli di pasta fresca è ubicato a Nord Est e Nord Ovest.
Il 75% dei consumi di pasta è veicolato dal canale della Gdo, dove i prodotti a Marca del Distributore (Mdd) rappresentano il 35% del totale consentendo un risparmio del 25% sulla pasta fresca e del 15% su quella secca. Ma, nel 2022, il ritorno dell’inflazione ha colpito anche il segmento della pasta, con un aumento medio dei prezzi al consumo del 17,4%, quasi il doppio rispetto a quello che ha interessato tutto il settore alimentare (+9,3%). In base alle elaborazioni dell’Area Studi Mediobanca su dati Nielsen Iq, il prezzo medio della pasta nella Gdo nel primo trimestre 2023 ha raggiunto i 2,6 euro/kg (5,28 euro/kg per la pasta fresca e 1,97 euro per quella secca), con notevoli scarti per le singole specialità: 1,75 euro/kg la pasta di semola, 2,53 euro/kg la pasta “better for you” (integrale, farro, kamut, base legumi), 2,90 euro/kg il couscous (di cui l’Italia è il secondo produttore europeo dietro la Francia), 3,38 euro/kg gli gnocchi, 5,46 euro/kg la pasta senza glutine, la tipologia più cara destinata ai celiaci che gode di un sussidio pubblico.
La pasta secca rappresenta il 95% della produzione italiana complessiva e l’85% del valore, mentre la pasta fresca arriva al 5% del volume e al 15% del valore. Nel 2022 la crescita del fatturato dei produttori di pasta secca (+33,3%) è stata superiore a quella della pasta fresca (+20%) che, per contro, vendono di più oltreconfine (61,1% del giro d’affari contro il 48,4%). L’anteprima per il 2023 vede, comunque, una crescita del giro d’affari della pasta fresca (+10,1% sul 2022) superiore a quello della pasta secca (+3,3%).
I maggiori produttori di pasta si attendono per il 2023 una crescita delle vendite complessive del +5%, più marcata sul mercato nazionale (+5,9%) e meno su quello estero (+4,1), oltre ad un incremento degli investimenti materiali del 7,2% e un aumento delle spese pubblicitarie dall’1,8% del 2022 al 3% del fatturato nel 2023. Nel 2022 il fatturato dei maggiori pastifici italiani ha segnato un incremento nominale del 28,2% sul 2021 e il 13,8% del giro d’affari complessivo ha riguardato aziende a controllo straniero. Tenuto conto della variazione dei prezzi alla produzione, la crescita reale delle vendite 2022 dell’intero comparto si è attestata al +8,5% (+5,2% il fatturato nazionale, +11% l’export). Tra i maggiori pastifici, al primo posto, c’è Barilla Holding (tra i cui marchi ci sono, tra gli altri, Barilla e Voiello), con un fatturato di 4.663.288 euro, davanti a Pastificio Rana (1.199.291 euro), Fratelli De Cecco Di Filippo - Fara San Martino (De Cecco), 624.659 euro di fatturato. Seguono Fratelli Divella (Divella), 373.605 euro di fatturato, e Fratelli Ferro - Semolerie Molisane (La Molisana), 277.608 euro.

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