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Dalla Toscana alla Sicilia, passando per l’Umbria: il Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici si arricchisce di sei nuovi territori, portando a dieci i paesaggi e a due le pratiche agricole della Penisola da tutelare e far crescere

Il patrimonio culturale e storico italiano è fortemente legato alla gastronomia, e affonda le sue radici tra i paesaggi mozzafiato del Belpaese, dove sono custoditi i segreti di quei prodotti che hanno reso lo Stivale uno dei territori più amati e visitati del mondo. In particolare, tra i filari e gli uliveti italiani sono custoditi i frutti delle viti e degli olivi da cui nascono vino e olio, due dei prodotti che il mondo intero ci invidia. Patrimonio da esaltare e far conoscere, ma anche da proteggere, per assicurare la continuità di quei prodotti tipici. Così nasce il Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero delle Politiche Agricole (www.reterurale.it), in cui sono stati inseriti sei nuovi territori: la Fascia pedemontana olivata fra Assisi e Spoleto, la principale area olivicola dell’Umbria, la piantata veneta, che rientra nelle pratiche agricole, il Paesaggio della Pietra a Secco dell’Isola di Pantelleria, testimone dell’adattamento dell’uomo ad un ambiente difficile, il Parco regionale Storico agricolo dell’olivo di Venafro, che affonda le sue radici nell’epoca romana, il paesaggio policolturale di Trequanda, paesaggio di origine mezzadrile, e il paesaggio rurale storico di Lamole in Chianti, esempio di agricoltura di qualità nel rispetto del paesaggio storico. Ad oggi il registro include dieci paesaggi e due pratiche agricole, distribuiti dal nord all’estremo sud della penisola, con una crescita che ha visto raddoppiare il loro numero nel corso dell’ultimo anno.
“Non c’è Paese in Europa - ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina - che abbia un patrimonio di paesaggi rurali così diffuso in tutte le sue Regioni. Le nuove iscrizioni confermano questa ricchezza unica di identità e di capacità degli agricoltori di formare e conservare i luoghi come veri e propri beni comuni. Dai muretti a secco di Pantelleria agli oliveti secolari tra Assisi e Spoleto o quelli storici di Venafro in Molise fino ai terrazzamenti di Lamole. Sono esempi di come ambiente, storia e tradizioni si intreccino in un elemento unificante che è proprio il paesaggio rurale. Rafforzare la valorizzazione di queste aree è un impegno che confermiamo nell’anno nazionale del cibo italiano”.

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