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ENOTURISMO

Dall’approccio olistico all’analisi dei big data, il futuro del turismo del vino in 8 punti

A stilarli, la Wine Tourism Global Conference dell’Unwto che si è chiusa in Moldova. L’enoturismo si conferma driver di sviluppo rurale sostenibile
ENOTURISMO, MOLDOVA, UNTWO, Mondo
Turismo del vino, fenomeno di successo mondiale

Numero uno, il turismo del vino deve essere riconosciuto come una parte importante dell’offerta turistica nazionale e come fattore di sviluppo delle comunità rurali; due, la complessità del turismo del vino e la diversità dei partner coinvolti richiedono l’implementazione di modelli collaborativi innovativi come le collaborazioni pubblico-privato; tre, il contributo del turismo del vino allo sviluppo rurale si può raggiungere solo se ogni membro della comunità viene coinvolto e beneficia dell’intera catena di azioni; quattro, le piccole e medie imprese hanno bisogno di essere sostenute, e un quadro normativo favorevole e l’accesso a fonti di finanziamento potrebbero aiutarle a implementare la trasformazione digitale e l’innovazione; cinque, il turismo del vino non è solo un modo per le cantine di incrementare le loro entrate, è necessario un punto di vista diverso sul turismo rurale e culturale, che implica un approccio olistico nella gestione delle destinazioni turistiche. Sono questi i primi punti per il futuro del settore stilati dalla Wine Tourism Global Conference, il più importante evento internazionale sul turismo del vino organizzato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (Unwto) nei giorni scorsi in Moldova. E scorrendo i quali, il punto sei indica che bisogna conoscere i propri turisti, di conseguenza c’è la necessità di ulteriori approfonditi studi e dei big data per identificare e misurare i trend e per comprendere perché i turisti scelgono certe destinazioni; punto numero sette, la formazione: creare opportunità per nuovi posti di lavoro richiede lo sviluppo delle skill necessarie, comprese quelle relative a tecnologia e sostenibilità, così come soft skill, quail storytelling, teamwork e la capacità di adattamento a nuove sfide; ultimo ma non ultimo punto, l’ottavo, le strategie del turismo del vino devono essere in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.
La Moldova - tra i 20 maggiori Paesi produttori di vino al mondo con una produzione di 1,8 milioni di ettolitri nel 2017 - è stata scelta per ospitare l’evento proprio per l’impatto che il settore vitivinicolo ha sull’economia del paese e in particolare sul settore turistico. Questa giovane repubblica dell’Europa orientale, vanta la più alta densità di terreno vitato al mondo: i vigneti coprono il 4% della superficie totale del Paese, che rappresenta un caso interessante di destinazione turistica emergente che sta puntando sul turismo del vino per promuoversi in un’ottica di sostenibilità e autenticità, sviluppando una serie di offerte turistiche di nicchia per attrarre i visitatori esteri. Grazie a cantine sotterranee uniche al mondo, vere e proprie cittadelle del vino che si sviluppano per centinaia di chilometri sotto il suolo, la Moldova è entrata anche nel Guinness dei Primati. La cantina Milestii Mici ha una collezione di 1,5 milioni di bottiglie di vino, la più grande del mondo.
Al centro del summit, “Il turismo del vino come un importante driver di sviluppo delle aree rurali”: il turismo sostenibile implica l’integrazione di obiettivi economici e ambientali con lo scopo di attrarre e successivamente mantenere nuovi visitatori, ma anche di preservare l’unicità culturale degli obiettivi turistici. L’osservanza e l’armonizzazione di questi obiettivi preparerà le destinazioni turistiche ad affrontare le sfide del 21° secolo.

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