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VINO E CULTURA

Dalle case history internazionali alle realtà più affermate d’Italia, i Musei del vino alla riscossa

Dalla Cité du Vin di Bordeaux al Museo del Vino della famiglia Lungarotti in Umbria a esperienze più e meno recenti che sperano in un 2021 di rilancio

Dalle grandi case history internazionali alle realtà più affermate d’Italia, passando per progetti appena messi in cantiere, i musei e le esperienze legate al vino, guardano ad un 2021 che, si spera, così come per molte altre cose, sia di rilancio. Proprio in questi giorni, il più importante e visitato del mondo, la Cité du Vin di Bordeaux, che nel 2020 ha registrato un crollo del 63% dei visitatori, ha annunciato diverse novità, con implementazioni dal punto di vista del supporto digitale alla visita, il restyling di due sale come “Bacco e Venere” e Vino Divino”, così come della boutique del museo e del sito internet, con più video e contenuti multimediali, fruibili dunque da remoto, ma anche una nuova mostra temporanea, visitabile, Covid permettendo, dal 9 aprile al 29 agosto, sul tema della mitologia e del “Bere con gli dei”, incontro originale tra tre artisti urbani contemporanei e opere dell’antichità, tra cui pezzi eccezionali prestati dal Louvre, dal Museo Archeologico di Atene e dalla Fondation Gandur pour l’Art. In Italia, dove i Musei, in generale, sono tra le poche cose visitabili (seppur con diverse restrizioni), almeno nelle zone gialle, aspetta di poter riaprire i battenti il più antico ed importante storico Museo del Vino, ovvero “il Museo della Cultura del Vino” di Torgiano della famiglia Lungarotti, percorso di rara bellezza lungo i millenni, “una sorta di Uffizi del vino”, con oltre 3.000 pezzi, che raccontano 5.000 anni di storia del vino. Il cui valore si vede anche in questa fase in cui, con l’Umbria zona arancione, non può essere visitato: “il Museo è un attrattore per tutto il territorio, non solo per Lungarotti. Non potendo stare aperto, le ricadute sono per tutti, ma è un gran peccato, perché avremmo potuto cogliere l’opportunità di portare, ovviamente in totale sicurezza, la gente nei musei in un periodo come questo. In questa fase, è difficile anche pensare a quando riaprirà, perché l’incertezza regna sovrana e non è sostenibile rimettere in moto una macchina come questa senza avere qualche certezza in più. Per i Musei, in generale, questo periodo ha minato la stessa sopravvivenza di molti”, commenta, a WineNews, Teresa Severini.
Ma se questi sono due esempi di assoluto e riconosciuto livello (sebbene con stili per diversi), punti fermi nel ristretto “firmamento” dei musei del vino più importanti del mondo, sono tanti i grandi territori del vino che, con musei già esistenti in fase di rilancio, progetti appena nati e altri ancora solo su carta, idee di insieme, “territoriali”, ma anche iniziative private, hanno investito ed investono nella cultura del vino. Nella medievale Montalcino, terra di uno dei vini più prestigiosi del mondo, presto dovrebbe muovere i primi passi il Museo del Brunello, percorso espositivo ed esperienziale annunciato da Opera20, in un progetto che - spiega una nota della società fondata da realtà italiane con know-how decennale nel mondo culturale, ovvero Poggio 13 (la società del Cavaliere del Lavoro Giuseppe Costa), Cultura a Firenze Srl (società dei soci fondatori di Opera Laboratori Fiorentini Spa facente capo a Renzo Ruggeri) e Sillabe srl (casa editrice livornese da anni impegnata in pubblicazioni d’arte, la cui maggioranza è detenuta dalla Maddalena Paola Winspeare, cui si è aggiunto anche il Fondo Americano Pricoa) - è “la valorizzazione del Complesso di Sant’Agostino per l’Arcidiocesi di Siena e il Comune di Montalcino”, luogo storico e di rara bellezza (che, da qualche anno, ospita, tra gli altri, “Benvenuto Brunello”, ndr).
Sotto i riflettori anche il WiMu Barolo, il Museo del Vino, firmato dallo scenografo svizzero François Confino, ospitato nel Castello Falletti, che, per l’intero 2021, anno in cui Barolo sarà la “Città Italiana del Vino”, iniziativa promossa dalle Città del Vino e patrocinata dal Ministero delle Politiche Agricole, sarà osservatorio privilegiato e cabina di regia per le nuove tendenze in atto nel mondo del vino italiano, e “casa” di un laboratorio permanente di idee e analisi, che troveranno sbocco in seminari, forum, conferenze, presentazioni di studi e indagini a sfondo storico o economico. Volontà di ripartire con le modalità che saranno consentite, magari intorno al 1 aprile 2021, in tempo per la Pasqua, se il contesto lo consentirà, come spiega a WineNews il direttore Marco Marucelli, anche per il “Musem, il Museo sensoriale e multimediale del Vino di Bolgheri e della Costa toscana”, voluto dall’imprenditore-designer Franco Malenotti, con Gaddo Della Gherardesca, al Casone Ugolino, azienda che mette insieme wine & food e accoglienza nell’antica fattoria del Cinquecento, appartenuta alla famiglia Della Gherardesca. Tre le iniziative da segnalare, ancora, la Wine Experience a Priocca d’Alba, nel cuore del Roero, firmata da Mondo del Vino, una delle più avanzate esperienze multimediali del genere in Italia, così come la Galleria Olfattiva e Museo del Vino di Zeni, a Bardolino, il “Masi Wine Discovery Museum”, percorso didattico ed allo stesso tempo emozionale studiato dal Gruppo Tecnico Masi, nella Tenuta Canova a, Lazise sul Lago di Garda, e l’ultimo nato, in ordine di tempo: il “Valpolicella VR 360”, museo “virtuale” per tour alla scoperta della terra dell’Amarone, realizzato da Cantina Valpolicella Negrar. Un progetto che unisce l’arte fotografica di Marco Ambrosi, artista veronese, all’esperienza di coinvolgimento delle nuove tecnologie messe a punto da Ximu.la, società specializzata nella progettazione e realizzazione di esperienze di realtà virtuale e aumentata, fruibile tramite visori 3D Oculus dotati di un display che avvolge la vista e di un sistema audio surround che garantisce l’effetto immersivo di chi li indossa, occupando l’intero campo visivo e sonoro. Grazie ad un’app, si può accedere a una mappa interattiva e selezionare diversi itinerari, scegliendo tra i differenti paesaggi dei comuni storici della Valpolicella Classica (Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio e San Pietro In Cariano), la vendemmia, la visita in cantina. Solo alcuni dei tanti esempi possibili di un modo peculiare di visitare i grandi territori del vino d’Italia e del mondo, desiderio di tanti appassionati e turisti che torneranno a farlo con entusiasmo, non appena la pandemia allenterà la sua morsa, e si potrà tornare a viaggiare, almeno in una parvenza di normalità.

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