Da oggi, fino a nuovo ordine ufficiale, nel caotico scenario dei dazi, il vino europeo, così come tante altri merci del mondo dirette verso gli Usa, sarà soggetto ad un dazio ad valorem del 10%. Così è dalla mezzanotte del 24 febbario di Whashington Dc, e così sarà fino al 24 luglio 2026 (come si legge sul sito della Casa Bianca), salvo probabili cambiamenti già annunciati da Trump, in reazione alla recente sentenza della Corte Suprema, che, nei giorni scorsi, ha dichiarato incostituzionali i dazi al 15% che sono stati in vigore fino a questa notte, e che erano basati sull’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa).
A fare “chiarezza”, per quanto possibile in questa fase di nuova grande incertezza su una misura che ha portato nelle casse del Governo Usa 175 miliardi di dollari che in molti, ora, vorrebbero vedere restituiti a chi li ha pagati, aggiungendo grande complessità ad una situazione già di suo intricatissima, è anche una nota inviata in queste ore dalla Us Wine Trade Alliance, che riunisce gli operatori del mercato del vino Usa. “La U.S. Customs and Border Protection ha emanato linee guida che confermano che i dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa), in base a precedenti Ordini Esecutivi, non saranno più riscossi sulle merci immesse in consumo o prelevate da magazzino per l’immissione in consumo a partire dalle ore 00:00 (Et) del 24 febbraio 2026”. In sostanza, questo provvedimento, spiega la Ustwa, “revoca esclusivamente i dazi Ieepa, e non incide su altri dazi attualmente in essere”.
Nello stesso tempo, entrano in vigore, sempre da oggi, i dazi ad valorem del 10%. “Gli importatori - sottolinea la Ustwa - dovranno pianificare di conseguenza le dichiarazioni doganali e i prelievi da magazzino. Sabato, il presidente Trump ha dichiarato pubblicamente che i dazi globali sarebbero stati aumentati al 15%. Tuttavia, ad oggi, non è stato emanato alcun Ordine Esecutivo o proclama formale che attui una tariffa del 15%. Fino alla pubblicazione ufficiale di un tale provvedimento, l’aliquota del 10% resta quella in vigore”. Ovviamente, in una situazione così in rapida evoluzione, sottolinea la Us Wine Trade Alliance, è fondamentale un coordinamento tra fornitori, spedizionieri e tutte le parti coinvolte.
In una fase di nuovo caos e incertezza che penalizza i mercati forse ancor di più della “certezza” dei dazi al 15% che da mesi ormai il mercato, compreso quello del vino, si era abituato in qualche modo a gestire. Al punto da auspicare un rapido ritorno allo status precedente alla sentenza della Corte Suprema Usa, piuttosto che stare in questa nuova fase di incertezza, come sottolineato, tra gli altri, dal presidente Unione Italiana Vini - Uiv, Lamberto Frescobaldi: “ci auguriamo, come prefigurato ieri dal Ministro Tajani, che alla fine si possa ripristinare il regime di tariffe al 15% omnicomprensivo vigente fino a qualche giorno fa. Non faremo festa per questo, ma almeno torneremmo a una condizione di relativa stabilità, pur con tutte le difficoltà che essa comporta. Dobbiamo prendere atto che questa situazione ci impone di andare a cercare altri mercati - ha proseguito - a partire dall’India e dal Mercosur, per cui necessitiamo di un’approvazione temporanea. Non da ultimo, dobbiamo cogliere l’opportunità che abbiamo in casa e puntare al superamento delle resistenze burocratiche interne alla stessa Ue: l’abbattimento delle barriere non tariffarie anche all’interno dell’Ue - come rilevato dalla Bce - potrebbe ampiamente compensare i dazi americani”.
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