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STORIE DI VINO

Di padre in figlia, nel segno della massima qualità: da Lodovico a (e con) Sophia Antinori

Il nuovo progetto (Sof rosè) di uno degli uomini che ha segnato di più il successo del vino italiano, creatore di Ornellaia, Masseto e Biserno

Ci sono vini che raccontano territori, altri che esprimono idee, altri ancora che raccontano storie. Anche di famiglia, di confronti tra generazioni, e di collaborazioni tra genitori e figli. Che lavorano fianco a fianco. Come il progetto che coinvolge Lodovico Antinori, uno degli uomini che più ha inciso sul successo del vino italiano nel mondo, che, nel 1981, ha fondato una delle tenute più importanti del vino italiano e di Bolgheri, come Ornellaia e Masseto, e poi la Tenuta di Biserno, a Bibbona, al cui interno cura ancora il vino simbolo, il Lodovico, tra i più blasonati d’Italia. E che ora, con la figlia Sophia, appena 22 anni, in una collaborazione generazionale che è anche o soprattutto una storia di amore tra padre e figlia, si prende cura anche del rosato Sof. E così com l’Ornellaia (e poi il Masseto, ndr) nacquero con l’uvaggio bordolese trapiantato in terra di Bolgheri, il Sof è impostato come un rosé di altissimo livello e in stile provenzale che guarda negli esiti a Domaine Ott, storico produttore con cui si identifica la Provenza in termini enologici. Un rosato ottenuto unicamente da uve rosse: i vigneti di Syrah e Cabernet Franc sono vicini al mare sulla costa dell’Alta Maremma, in posizione speculare alla Provenza. Il clima è più fresco rispetto all’interno e garantisce un’acidità delle uve ideale per la vinificazione in rosa. Un’anima toscana, dunque, per uno stile provenzale, che ispira anche la bottiglia di Sof, un’anfora che ricorda il sud della Francia, satinata con polvere di vetro, estremamente accattivante. Tutti dettagli mirati ad un obiettivo unico e ambizioso, come sempre è stato nella filosofia di Lodovico Antinori: puntare sulla massima qualità per far diventare il Sof uno dei migliori vini rosati d’Italia.

Focus - In sintesi: la storia di Lodovico Antinori
Il marchese Lodovico Antinori è uno dei più grandi protagonisti della storia vinicola italiana. Nel 1981, dopo il suo periodo di lavoro negli Usa fonda a Bolgheri Ornellaia. Un’avventura iniziata per sfida e, soprattutto, per orgoglio: “negli Stati Uniti - spiega il marchese - i vini italiani erano mal considerati, ed io volevo dimostrare che in quel territorio di Italia si potevano fare vini non certo peggiori dei francesi”. Per questo motivo decide di basare Ornellaia sui vitigni d’Oltralpe che hanno fatto grande Bordeaux, compreso il Merlot che a Bolgheri dava risultati eccellenti e che, dal 1987, diventa il Masseto, vino icona del Belpaese come lo stesso Ornellaia che, con l’annata 1998, diventa “Wine of the Year” della “Top 100” di “Wine Spectator ”nel 2001.
Ma Lodovico Antinori non si ferma e con il fratello Piero e la sorella Ilaria, ricomponendo in un’azienda di fatto la famiglia Antinori, inizia a lavorare a due nuove avventure, a poche centinaia di metri dai vigneti di Ornellaia, ovvero la Tenuta Campo di Sasso e la Tenuta di Biserno, oggi dirette dal nipote Niccolò Marzichi Lenzi, che, in pochi anni, diventa una delle realtà più prestigiose del vino italiano, con giudizi spaziali dai più influenti critici mondiali di vino.
“Un’avventura, quella di Biserno, iniziata dal nulla come Ornellaia, ma con la stessa filosofia”, spiega Lodovico Antinori, fortemente legato a questo secondo progetto, forse anche sulla base dell’esperienza precedente. Lodovico Antinori si identifica oggi con il suo vino omonimo, il “Lodovico”, raro e sorprendente assemblaggio prodotto alla Tenuta di Biserno, ed acclamato dalla critica e dai wine lover, prodotto con Cabernet Franc, una piccola percentuale di Petit Verdot ed in alcune annate anche con uve Merlot.

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