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PASSAGGIO DEL TESTIMONE

Dom Pérignon, dopo 30 anni lo Chef de Cave Richard Geoffroy lascia il posto a Vincent Chaperon

Nella maison più prestigiosa dello Champagne finisce un’epoca e ne inizia una nuova, che parte da un breve duumvirato e dal millesimato 2008

Una convivenza ancora a interim per qualche mese poi, l’addio definitivo. Nella maison di Champagne Dom Pérignon (https://www.domperignon.com/ww-en/) c’è un passaggio di consegna importante: il “vecchio” Chef de Cave Richard Geoffroy lascia il posto al “giovane” Vincent Chaperon dopo quasi 30 anni di carriera. Fino alla fine dell’anno presenteranno assieme, in giro per il mondo, il millesimato 2008 e la sua edizione limitata Dom Pérignon Chef de Cave Legacy Edition, che riporta sullo scudo e sul coffret i nomi dei due, nel mentre racconteranno quello che è stato e quello che sarà.
Così è accaduto alla presentazione a Milano, nella cornice della torre Allianz nel quartiere City Life del capoluogo lombardo, con un racconto a due voci dove l’allievo non ha risparmiato lodi nei confronti del maestro e quest’ultimo ha manifestato piena fiducia nel lavoro del primo. Le sue tre decadi di lavoro Geoffroy le chiude così: “in questo periodo - ha spiegato lo Chef de Cave - provo una grande emozione e un sentimento di appagamento. Sono rassicurato dal valore umano e professionale di Vincent, con cui ho lavorato per più di 10 anni. Sono contento che sia lui a prendere il mio posto”.
Gli fa eco Chaperon, che non nasconde il senso di grande responsabilità che ha nei confronti della Maison. “Lavorare in Dom Pérignon vuol dire riconoscersi come integri perché questa è una casa dove l’integrità conta molto. Il lavoro fin qui condiviso con Richard mi ha insegnato il senso della condivisione e sono state proprio le nostre diversità a rendere ogni esperienza straordinaria”.
L’incontro è stato anche l’occasione per presentare l’ultima annata del famoso Champagne che entrambi definiscono “atletico”: “la vendemmia 2008 - sottolinea Chaperon - è stata straordinaria, nella traiettoria di altri vintage memorabili come il 1990, 1991 e il 2002. Oserei parlare di archetipo, una cosa che succede molto di rado. Ed è qui che una grande Maison fa la differenza, assicurare la costanza nella qualità, ma al contempo avere la capacità di sorprendere. Sbaragliare le certezze prima nostre e poi quelle dei consumatori. Quello è il momento magico, quando la Natura stessa ci obbliga a reinventarci”.
A Geoffroy è toccata la descrizione dell’annata: “la 2008 è stata caratterizzata dalla predominanza di cielo grigio e velato, condizione singolare in un decennio soleggiato e generoso. Ma niente è mai così scontato. Il mese di settembre - in maniera tardiva quanto miracolosa - ha ribaltato la situazione. La maturità ha superato qualsiasi aspettativa. Ecco perché Vincent parla di “vino atletico”, perché è stata una gara di lentezza e di precisione. La 2008 passerà alla storia di Dom Pérignon come la vendemmia più lunga di sempre, quattro settimane invece delle classiche due. Il risultato alla fine è un calice che non evidenzia solo la polpa, ma che fa pensare a un muscolo affusolato, senza la più pallida traccia di grasso. Che ha in sé sapidità e dolcezza, creando un corpo unico tra le due cose”. A lungo celato, Dom Pérignon Vintage 2008 si presenta così con un profilo affusolato, slanciato. Il frutto si manifesta forte e chiaro. La persistenza aromatica è incredibilmente intensa e l’acidità, caratteristica dell’annata, è straordinariamente ben integrata. “Il rischio più grande di Dom Pérignon - chiosa Vincent Chaperon - è quello di non correre rischi. Questo è l’atteggiamento giusto ed è questo il desiderio che intendo perseguire”.

Francesca Ciancio

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