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LA RIFLESSIONE

Dopo la neve e il letargo, e con le prime potature, la vite si risveglia e guarda alla primavera

Nel ciclo naturale di una pianta che dà il meglio di se dopo aver sofferto, un messaggio di forza e speranza nel futuro, in questi mesi difficili

Da più parti d’Italia, in queste settimane, ci sono arrivate foto di vigneti coperti di neve: dalla Valpolicella alle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, dalle Langhe all’Alto Adige, a Cortina d’Ampezzo, dove dimora il vigneto più alto d’Europa, a 1.380 metri sul livello del mare, curato da Gianluca Bisol, Fabrizio Zardini e Francesco Anaclerio, in collaborazione con le “Regole di Cortina” (antica istituzione che gestisce le Dolomiti di Cortina). Nulla di insolito, anzi, una cosa che è la norma, soprattutto al Nord, di questi tempi. Eppure uno spaccato di bellezza da guardare con gli occhi, a distanza, in questi tempi difficili, dove la normalità, per molti aspetti, anche per quelli legati al vino, è ancora un miraggio.
In tanti territori d’Italia, in queste settimane, per molti è tempo di potatura, pratica fondamentale e necessaria per eliminare quello che non serve più, e per preparare la vite ad un nuovo raccolto. Ed in questo scorrere dei cicli della natura e del lavoro in campagna, e nelle immagini dei vigneti coperti di neve, in letargo, e che ora si stanno risvegliando, si può leggere una riflessione che accomuna tanti. La vite, nel suo ciclo naturale, dopo avere vegetato per buona parte dell’anno e aver dato i suoi frutti con la vendemmia, si prende una pausa, forzata dal clima, preparandosi a rifiorire a nuova vita tra la coda dell’inverno e l’arrivo della primavera.
Oggi, gran parte della società, dell’economia, del mondo del lavoro, ma anche la quotidianità e la socialità, in questo inverno ancora lungo, sono state costrette ad una pausa forzata sotto tanti aspetti. E tutti speriamo nella primavera per ripartire, per recuperare qualche spazio di normalità, nella vita e nel lavoro, pur con la consapevolezza che ancora per un po’ dovremmo convivere con il Covid-19, e con tutto quello che ne consegue. Ma con l’arrivo della primavera e della bella stagione, con la possibilità di tornare a vivere gli spazi aperti, non solo nei territori del vino, tante cose saranno più semplici, un po’ come è stato nella scorsa primavera, la prima dopo il lockdown. Ed allora, cerchiamo di prendere il meglio, quel po’ di buono che pure c’è in questo lungo inverno in parte già alle spalle, in parte ancora davanti, nell’attesa di poter brindare ad una primavera che sia veramente di ripartenza, per il mondo del vino e per tutti. Sapendo che non sarà semplice, ma sperando di essere come molti definiscono la vite: un pianta unica, capace di dare il meglio di sé dopo avere sofferto.

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