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PENSIERI E CALICI

Eccellenze a confronto per ripartire: le riflessioni di Martin Foradori Hofstätter e Marco Caprai

Dal ruolo delle imprese agricole al ritorno all’essenzialità, al vino: i grandi classici delle due cantine, dal Pinot Nero al Sagrantino, ma non solo

Prendi due dei più grandi nomi del vino italiani, una location esclusiva, otto vini in blind tasting e una serata perfetta di inizio estate. Il risultato non poteva che essere l’evento di restart in grande stile del vino made in Italy. Protagonisti, Martin Foradori Hofstätter e Marco Caprai, unanimemente riconosciuti come il “re del Pinot Nero” e il “re del Sagrantino“. Due personalità tanto forti quanto differenti tra loro, come lo yin e lo yang: rigorosa aplomb altoatesina il primo (yin), intensa passione umbra il secondo (yang), ma un denominatore comune fondamentale, l’amore per la propria terra e l’ambizione di eccellere. Anche in questo momento, così difficile, la lungimiranza e soprattutto la passione sono la benzina e il filo conduttore per continuare a non fermarsi. “Il ruolo di un’impresa, ancor più se è un’azienda agricola come la nostra - afferma Caprai - credo sia anche quello di essere un perno per lo sviluppo virtuoso del proprio territorio, inteso sia in senso economico, sia sociale, sia ambientale. Era questo il mio sogno e credo che lo stiamo realizzando e continueremo ad andare in questa direzione anche in un momento così difficile: l’impegno è quello di continuare a promuovere la nostra Umbria ma anche tutta l’Italia, coinvolgendo per cerchi crescenti altri protagonisti. Il Sagrantino è il cuore rosso e pulsante dell’Umbria e il nostro più grande ambasciatore, un vino e un vitigno riconoscibile e capace di raccontare agli appassionati la qualità degli uomini che lo producono dei luoghi da cui proviene”.
Il Covid-19 ha fatto riflettere anche su ciò che davvero conta: “il momento complesso in cui ci troviamo - racconta Foradori Hofstätter - ci ha costretto a una vita, un modo di pensare e un modo di gestire la nostra giornata diverso da quello che abbiamo vissuto fino a ora. Ho passato il mio lockdown lavorando in vigna a stretto contatto con la natura (e questo è l’unico fatto positivo che traggo da questa crisi), ma la percezione di quanto mi sta intorno è aumentata. L’essenziale sta avendo più importanza e l’inessenziale, come tante e-mail, sms o WhatsApp giornalieri superflui, assumono un ruolo di secondo piano. L’operato quotidiano si concentra sull’essenziale: i tempi del superfluo sono finiti. Le mie vigne mi stanno dimostrando che non ci si deve arrendere mai”.
Non era mai capitato prima di giovedì scorso che questi due vigneron si sedessero allo stesso tavolo, tanto meno per condurre una degustazione in tandem di alcuni tra i loro più grandi vini. Quattro flight per otto vini degustati in blind tasting alla Tenuta Barthenau, culla del Pinot Nero di Mazzon, a due passi da Egna in Alto Adige, una delle tenute della cantina Hofstätter. Non una sfida ma un confronto, tra viticoltura e territori, alla scoperta delle diverse espressioni che vitigni uguali possono avere in terroirdifferenti.
Ogni calice un racconto, della propria storia personale e aziendale, di filosofia, di sogni realizzati e di quelli ancora nel cassetto, di andamenti stagionali, annate, esperienze.
Il primo flight “Il territorio bianco” ha visto protagonisti due Sauvignon, annata 2018: quello di Caprai al naso disegna note variegate, che vanno dalla foglia di pomodoro alle erbe aromatiche, passando anche per cenni più floreali e rimandi agrumati, mentre in bocca è di corpo, con qualche nota esotica, declinazioni minerali e un finale non lunghissimo; l’Oberkerschbaum di Hofstätter si apre su sentori di pompelmo e bergamotto, sfumature vegetali di ortica, erbe selvatiche e pietra focaia, in bocca è sapidissimo e minerale, molto teso, freschissimo e persistente.
Il secondo flight “L’esperimento” ha visto uscire dalle due cantine altrettanti esperimenti mai messi in commercio: per Hofstätter è stato un Gewürztraminer affinato 10 anni in anfora, dove gli aromi tipici di questo vino si sono fatte sottili ma chiare, soprattutto al naso, dove esprimeva un bouquet di rosa appassita, scorza d’arancia, mandorla; per Caprai era un Eiswein 1996, blend di Sauvignon Cheney Viognier e Chardonnay Muscat, intrigante con il suo caleidoscopio di aromi che al naso e in bocca regalavano note di caffè, miele, mango, agrumi canditi.
Terzo flight “Il territorio rosso”, forse la sessione più attesa perchè era quella che riguardava il Pinot Nero, di cui Hofstatter è considerato il Re indiscusso: nel bicchiere abbiamo trovato l’annata 2016 del Barthenau Vigna S. Urbano - con le sue note di ciliegia, pepe, di amarene e lamponi, peperoni e cardamomo, che invitano a un sorso dall’acidità elegante e dall’ottima e bilanciata concentrazione aromatica che lo rende bevibilissimo seppur forse ancora troppo giovane - e il Malcompare, uno dei vini creati ex novo per Caprai da Michel Rolland, rotondo e fresco, con sentori di viola e lampone, che in bocca regala note dolci di legno e spezie e un finale morbido e setoso dove non manca nemmeno una giusta acidità.
Quarto e ultimo flight, “L’autoctono”, ha visto schierato la punta di diamante dei Sagrantini firmati Caprai, lo Spinning Beauty 2010, con tutta la sua seducente potenza, e il Lagrein Steinraffler 2016 di Hofstätter, un Lagrein da manuale: due vini imparagonabili, uniti dal comune denominatore dell’eccellenza. Chi ha vinto? Il parterre che ha avuto la fortuna di poter prendere parte a questa eccezionale degustazione.

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