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VINO E TERRITORI

“Effetto annata ... valore identitario, rischio non ancora sostenibile o moderno quesito?”

La riflessione sul Brunello di Montalcino di Andrea Lonardi, direttore Bertani Domains (nel territorio con Val di Suga)
ANDREA LONARDI, ANNATA, BERTANI DOMAINS, BRUNELLO DI MONTALCINO, vino, Italia
Andrea Lonardi, direttore operativo di Bertani Domains

Le riflessioni che pongono domande, in modo costruttivo, sono sempre uno stimolo alla crescita. E va in questo senso l’intervento di Andrea Lonardi, direttore operativo di Bertani Domains, una delle più importanti realtà del vino italiano, con il cuore in Valpolicella, con la storica Bertani, ma anche in Friuli Venezia Giulia con Puiatti, nelle Marche con Fazi Battaglia e, soprattutto, in Toscana, in territori importanti come Tre Rose, a Montepulciano, San Leonino, nel Chianti Classico, e Val di Suga, a Montalcino, terra del Brunello. Uno dei territori più prestigiosi d’Italia e del Mondo, quello del Brunello di Montalcino (dove un ettaro di vigneto iscritto a Brunello ha un valore intorno al milione di euro, ndr) che è proprio l’oggetto della riflessione di Lonardi, che riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Effetto annata ... valore identitario, rischio non ancora sostenibile o moderno quesito?
“Mancano pochi giorni al rilascio della tanto famigerata annata 2015 di Brunello. Annata che ha regalato grandi punteggi e per la quale si “coltivano” aspettative e speranze commerciali roboanti, anche a seguito di una forse difficile o mal gestita 2014.
Diventa però lecito chiedersi se su un territorio, come quello di Montalcino, sia corretta questa fortissima enfatizzazione dell’effetto annata o se, invece, si stia cavalcando o subendo un’onda senza che ci sia una chiara lettura di quelle che potrebbero le necessità e le conseguenze. Potrebbe, al contrario, anche essere un obiettivo che dimostra una maggiore maturità dei produttori e della denominazione.
Come manager di un importante player della denominazione mi pongo alcune domande: è giusto che l’effetto annata diventi il valore comune più importante della denominazione? Il sistema è pronto per supportare e gestire in maniera sostenibile questa scelta? I produttori sono convinti e coltivano questo fenomeno o, invece, lo subiscono? Questo fenomeno è sinergico o sminuisce il grande miglioramento qualitativo della denominazione? La lettura interpretativa data all’annata è corretta o invece questo sottovaluta valori come le zone o la capacità dei produttori di prediligere un certo stile e/o certe annate?
Essere consapevoli del proprio successo ed avere l’interesse dei grandi opinion leader internazionali è sicuramente elemento di grande positività. Osservare e studiare questa grande condivisione di pareri, non fa altro che confermare che siamo sicuramente di fronte ad una grande annata. Queste domande sarebbero andate probabilmente bene lo scorso dicembre con la “povera” 2014 e sembrerebbero andare ancora meglio per la prossima 2016. Questo evidenzia che ciò che caratterizza, nel bene e nel male, gli ultimi anni è sempre un maggiore focus della denominazione, dal punto di vista comunicativo, sull’annata. Potremo anche pensare che sia un aspetto che ci sta sfuggendo di mano ma allo stesso tempo potrebbe essere un elemento che dimostra la voglia della denominazione di ambire a contesti ben più maturi?
Oltre al Brunello, oggi un effetto annata così forte è presente solo a Bordeaux ed in Borgogna. Nel caso di Bordeaux ci troviamo però difronte ad un sistema-filiera molto più rodato e complesso, in cui la commercializzazione è interamente gestita “sur la place” da terzi, i “Negociants”. Il prezzo e le quantità variano considerevolmente in funzione dell’annata. A questo si aggiunge una denominazione con una classificazione unica al mondo, basata sul marchio e la sua capacità documentata di produrre valore aggiunto. In questo contesto, molto diverso dal nostro, fatto di players commerciali composti da esperti ben educati, che conoscono bene le differenze di prezzo e i volumi tra primo vino e secondo vino, al punto di essere in grado di alimentare con forti interessi economici il cosiddetto “secondary market”. Se così fosse potrebbe essere il Rosso di Montalcino il nostro secondo vino al quale pensare? Quali dovrebbero essere gli asset del nostro modello produttivo, delle nostre strutture commerciali?
Pensare che forse come produttori stiamo un po’ subendo questo effetto annata, ci deve rendere consapevoli che questo indirizzo dovrà essere sostenuto da una netta riorganizzazione a livello di strategia comunicativa e commerciale. Volumi, prezzi, tipologie (eventuali primi/secondi vini o denominazioni di ricaduta) e mercati dovrebbero essere infatti più flessibili, cosa alla quale non siamo abituati noi produttori, né tantomeno i nostri interlocutori commerciali. Questi ultimi non riconoscono ancora questo come aspetto caratterizzante la denominazione. Sicuramente la stampa, in particolare quella internazionale, è oggi naturalmente più abituata a questo fenomeno e per questo, forse, spinge in questa direzione.
Il fenomeno annata è sicuramente enfatizzato dal forte incremento qualitativo che la denominazione ha saputo dare negli ultimi 20 anni. Incremento al quale hanno contribuito il miglioramento viticolo ed enologico, nel quale il vero booster “favorevole o sfavorevole” è stato e sarà il cambio climatico. Per questi stessi motivi altre denominazioni internazionali, in passato molto legate all’annata, oggi stanno cercando nuovi orizzonti di racconto, per comunicare che le annate guidano sicuramente la qualità ma anche il profilo. A ricordare questo il fatto che i buonissimi Brunelli, di cui decantiamo leggerezza e freschezza, che oggi stappiamo dopo 20-30 anni di bottiglia, sono frutto di climi più freschi, che ancora oggi in alcune annate si ripetono. E allora perché si continuano a premiare le annate più calde, concentrate e di conseguenza più ossidative? È questo il modello di Brunello che vogliamo affermare?
È per questo che ringrazio un saggio giornalista italiano, D. C., che da molti anni conosce a fondo la denominazione. D. C. conclude la sua bella review sull’annata 2015 ampliandola culturalmente e rendendola ancora più interessante con una stimolante domanda finale: “Ma allora quale punteggio dovremo dare alla 2016 che alcuni produttori, quelli che hanno zone o terreni più freschi e/o prediligono lo stile più vibrante e verticale, definiscono migliore?”
Gli stimoli sono tanti ad evidenziare che il Brunello:
- è oggetto di grande interesse da parte della più rinomata stampa internazionale
- è la “place” italiana del momento per costo, valore ed interesse commerciale
- si sta ponendo quesiti da grande e matura denominazione.
Concludo allegando il report sulla vendemmia 2018 a Bordeaux. Questa lettura mi ha fatto ricordare, visto il suo valore e profondità, quanto lavoro ancora dovremo fare a livello di struttura ed organizzazione produttiva, di comunicazione ed organizzazione commerciale. Il documento evidenzia soprattutto come i giudizi sulle vendemmie devono anche essere sempre più supportati da dati analitici e tecnici i quali andrebbero arricchiti da approfondimenti socio-culturali, di marketing e commerciali”.
Andrea Lonardi
Chief Operating Officer
Bertani Domains

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