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Export agroalimentare, l’Italia verso il record dei 40 miliardi nel 2017. Ma il Belpaese non tiene il passo di molti competitor, come Canada, Usa, Olanda e Spagna, che crescono di più, e con valori assoluti più alti. Analisi WineNews su dati Nomisma

L’export agroalimentare italiano, è noto, viaggia verso il record storico di 40 miliardi di euro nel 2017, e punta dichiaratamente ai 50 miliardi nel 2020. La crescita, quest’anno, è robusta, eppure, nonostante i tanti primati sbandierati del Belpaese, come quello della “biodiversità” o del numero di prodotti certificati Dop e Igp, nonostante un settore agroalimentare che punta sempre più su qualità e prodotti specializzati e ad alto valore aggiunto, nonostante le tante iniziative promozionali messe in campo da imprese e istituzioni, come la Settimana della Cucina Italiana nel Mondo n. 2 in corso (fino al 26 novembre, https://goo.gl/uJnhUw), nonostante tutto questo, a ben vedere, la crescita italiana è meno forte di molti degli altri competitor. Emerge da una analisi di WineNews sui dati Nomisma sui primi 7 mesi del 2017 rispetto al 2016.

Nel periodo in esame, infatti, l’Italia è cresciuta del 5,9%, a quota 22,7 miliardi di euro. Ma decisamente meglio, tra i primi 9 esportatori mondiali, e partendo da valori più alti, hanno fatto Canada (+10,1%, a 25,8 miliardi di euro), Stati Uniti (+9,8%, a 69,7 miliardi di euro, e leader assoluti nel mondo), ma anche Brasile (+9,7%, a 36,6 miliardi di euro) e Olanda (+6,9%, a 54,1 miliardi di euro).

Leggermente peggio del Belpaese, in percentuale, ma non in valori assoluti, hanno fatto Germania (+5,6%, con 44,1 miliardi di euro) e Cina (+4,5%, a 43,3 miliardi di euro). Tra i big, il Paese che cresce meno nel complesso è la Francia, a +1,8%, con 35 miliardi di euro esportati tra gennaio e luglio 2017.
Numeri che spingono a riflettere, soprattutto quando si parla, a volte con troppa enfasi e leggerezza, di primati italiani che poi, nella fredda realtà delle cifre (che però si traduce in economia reale, posti di lavoro, territori e distretti economici che devono vivere e prosperare), tanto primati non sono.
Con il Belpaese che, comunque, è protagonista di una crescita importante, ma frenata da problemi atavici del sistema agroalimentare italiano (dimensioni e frammentazione delle imprese, mancanza di grande catene distributive all’estero, contraffazione e “italian sounding” e così via) ai quali, ancora, non si riesce a porre rimedio.

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