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POLITICA INTERNAZIONALE

Federvini, Uiv e Ceev, esposto formale alla Commissione Europea contro l’etichetta irlandese

L’accusa: incompatibilità con il diritto comunitario in materia di corretta informazione impedimento alla libera circolazione delle merci
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Federvini, Uiv e Ceev, esposto formale alla Commissione Europea contro l’etichetta irlandese

Ad una settimana dalla scadenza dei termini per l’inoltro di commenti sulla normativa sull’etichettatura di vini e spiriti proposta dall’Irlanda in sede Wto, che ha visto Australia, Canada, Cuba, Messico, Nuova Zelanda, Regno Unito, Repubblica Dominicana e Stati Uniti presentare le proprie osservazioni, che saranno approfondite in giugno al tavolo sul Technical Barriers to Trade, Federvini e Unione Italiana Vini (Uiv) sono pronte ad inviare un esposto formale alla Commissione Europea, sostenendo l’incompatibilità con il diritto comunitario della normativa.

Il reclamo di Federvini, in linea con le valutazioni presentate dalle associazioni europee del comparto (Comité Vins e Spirits Europe), condivise anche da Uiv (Unione Italiana Vini), esprime l’evidente incompatibilità delle norme irlandesi con l’attuale disciplina dell’Unione Europea in materia di presentazione e di corretta informazione al consumatore. Le misure irlandesi rappresentano per di più un impedimento sproporzionato ed ingiustificato alla libera circolazione delle merci all’interno del territorio comunitario, in aperto contrasto alle disposizioni degli articoli 34 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Una sostanziale minaccia al mercato unico determinata da una scelta unilaterale dell’Irlanda che rischia di creare un ostacolo commerciale.

Inoltre, gli aspetti critici di incompatibilità con la legislazione europea erano stati già evidenziati da numerosi Stati membri dell’Unione (Italia, Francia, Germania, Spagna, Danimarca, Croazia, Repubblica Ceca, Ungheria, Portogallo, Romania, Slovacchia, Grecia, Polonia e Lettonia) nella procedura di notifica TRIS tenuta nell’ultimo quadrimestre 2022. Una mobilitazione internazionale forte anche dell’intervento del Governo italiano, in particolare in virtù dell’azione diplomatica condotta dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare.

“Non distinguendo de facto tra abuso e consumo responsabile di alcol, la normativa irlandese rischia di non informare correttamente i consumatori e di danneggiare il nostro settore produttivo su scala europea, aggravando ulteriormente gli oneri a carico delle imprese produttrici che dovrebbero adottare una etichettatura ad hoc per il mercato irlandese. Nel considerare prioritario l’obiettivo di contrastare il fenomeno di abuso di alcol riteniamo altresì cruciale promuovere in primis una corretta educazione al bere moderato”, ha commentato Micaela Pallini, presidente Federvini. “L’esposto formale che invieremo alla Commissione Europea rappresenta ad oggi una scelta obbligata, di fronte all’inazione delle autorità comunitarie che pure avevano recentemente espresso perplessità sulla ammissibilità della proposta dell’Irlanda. Auspichiamo che finalmente si prenda coscienza dei limiti dell’iniziativa e si prosegua invece in direzione della definizione di un quadro normativo coerente e armonico a livello europeo”.

Secondo il presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, “la fuga in avanti dell’Irlanda rischia di aprire il campo a una babele informativa all’interno dell’Unione Europea. Siamo pronti a discutere un nuovo sistema di etichettatura del vino, ma solo se questo è condiviso in ambito Comunitario. Per questo condividiamo la richiesta, da parte del Comitato Europeo delle Imprese del Vino (Ceev), di presentare una denuncia alla Commissione Europea contro l’Irlanda, anche alla luce dei pareri contrari alla condotta di Dublino espressi in sede di Wto da parte di 8 Paesi Extra-Ue. La vicenda irlandese - ha aggiunto Frescobaldi - è nata male anche a causa del silenzio-assenso della Commissione Ue e nello specifico della sua Dg Sante, determinando di fatto una distorsione di un principio fondativo dell’Unione come quello della libera circolazione delle merci nel mercato interno. Uiv evidenzia infine ancora una volta come il vino non sia responsabile del problema dell’alcolismo in particolare in Nord Europa. È proprio nei Paesi a maggior consumo di vino che si registrano, infatti, i minori tassi di alcolismo”.

A dettare la linea, come detto, è il Ceev, che ha depositato ieri un reclamo formale per chiedere alla Commissione Europea di aprire una procedura d’infrazione contro l’Irlanda per aver violato il diritto dell’Unione Europea e il mercato unico dell’Ue con le sue norme sull’etichettatura delle bevande alcoliche che includono, tra gli altri, l’uso di avvertenze sanitarie. “Le disposizioni incluse nei regolamenti irlandesi sull’etichettatura sono incompatibili con l’attuale diritto dell’Ue e costituiscono un ostacolo ingiustificato e sproporzionato al commercio, ai sensi della legislazione comunitaria. Rischiano infatti di frammentare il mercato unico Ue, compromettendone il corretto funzionamento, e ostacolando de facto l’accesso di prodotti provenienti da altri Stati membri all’Irlanda, finendo per generare una chiara discriminazione nei confronti dei prodotti importati”, ha detto Mauricio González-Gordon, presidente Ceev. “Pur sostenendo pienamente la lotta contro l’abuso di alcol, crediamo fermamente che questo obiettivo possa essere raggiunto con misure più efficaci e meno restrittive del commercio, e che dovrebbero essere inoltre compatibili con l’attuale diritto UE”, ha aggiunto il presidente Ceev.

Inoltre, il Ceev sottolinea la chiara incompatibilità delle norme irlandesi in materia di etichettatura con la nuova legislazione sull’etichettatura del vino e dei prodotti vitivinicoli aromatizzati, in materia di indicazione del contenuto alcolico e del valore energetico. Sottolineando come le norme irlandesi costituiscano un ostacolo sproporzionato e ingiustificato al commercio, contrario agli articoli 34 e 36 del trattato sul funzionamento dell’UE, senza che l’Irlanda abbia mai adeguatamente giustificato la misura proposta. E ancora, le norme irlandesi rischiano di minare un’azione coerente a livello della UE, adottando norme unilaterali su questioni, come le avvertenze sanitarie, su cui la Commissione europea ha già annunciato l’intenzione di legiferare. Ultimo ma non meno importante, il Ceev spiega come le disposizioni irlandesi in materia di etichettatura non riescano a distinguere tra abuso di alcol e modelli di consumo moderato di vino, non riuscendo quindi a informare accuratamente i consumatori.

“Con la mancanza di una risposta dell’Irlanda alle numerose preoccupazioni sollevate dai Governi nazionali, e con l’inspiegabile fallimento della Commissione Europea a difesa del diritto Ue e del mercato unico Ue, non ci è rimasta altra scelta che presentare una denuncia ufficiale in sede comunitaria e richiedere l’apertura di una procedura d’infrazione contro l’Irlanda”, ha aggiunto Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale Ceev. “Restiamo convinti che sia responsabilità della Commissione Europea lavorare per definire un quadro normativo armonizzato e scientificamente appropriato che protegga il mercato unico della Ue ed informi adeguatamente i consumatori. Come Ceev, siamo pronti a collaborare in modo proattivo su questa questione”.

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