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Castiglion del Bosco e il suo Brunello di Montalcino ceduti dai Ferragamo per 400 mln a una FamilyOffice … La storica casa, con tenuta di 2000 ettari, un resort di lusso e campo da golf a 18 buche, passa di mano. I Ferragamo l’avevano acquista nel 2003 portando il vino a livelli internazionali...La notizia era nell’aria da tempo, ora è stata ufficialmente confermata: Chiara e Massimo Ferragamo hanno ceduto per 400 milioni di euro ad una family office internazionale, un club d’investimento composto da famiglie di vari contenenti, la proprietà di una delle più prestigiose tenute di Montalcino. Si tratta di Castiglion del Bosco – tra i soci fondatori del Consorzio nel 1967 – una tenuta di 2000 ettari di cui 62 a vigneto del famoso vino, che comprende un borgo trasformato in un luxury resort con un wine relais a 5 stelle e un golf club privato a 18 buche. “Con l’acquisizione di oggi – ha commentato il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – Montalcino si conferma cosmopolita del vino e con un comune denominatore: quello dell’appeal del brand, della qualità del suo Brunello e del territorio”. Per Bindocci, l’azienda, in cui rimarranno coinvolti Chiara e Massimo Ferragamo: “Segna un altro prestigioso passaggio di proprietà per un territorio vitivinicolo tra i più noti al mondo e un vino – il Brunello di Montalcino – che risulta il più conosciuto dai consumatori italiani. Diamo il benvenuto – ha concluso – ai nuovi arrivati a Montalcino che, ci auguriamo, contribuiranno non solo alla crescita del nostro brand ma anche al rispetto dell’ambiente e della sua biodiversità. Valori da sempre fondamentali per il territorio di Montalcino”. La storia di Castiglion del Bosco inizia agli albori del secondo millennio, tra assalti e contese. Ma questo luogo parla anche i grandi famiglie senesi che qui vissero e vi portarono l’arte illustre di Pietro Lorenzetti. “È un luogo – lo descrive Winenews – completamente circondato da un ambiente naturale solitario, selvaggio e inalterato nei secoli, non lontano dal fiume Ombrone, dominato dal bosco e dalla macchia mediterranea, da cui prende il nome, e la cui fauna ricca di specie è facile incontrare arrivando. Nel suo borgo medievale, appartenuto alle nobili famiglie senesi, dai Gallerani ai Piccolomini, dai Borghesi ai Bandinelli passando per i Catoni, circondato da ville, tra cui quella padronale risale al Settecento, e poderi, raggiungibili percorrendo le leggendarie strade bianche che costeggiano i vigneti di Brunello, conserva anche un autentico tesoro dell’arte italiana: il trecentesco affresco raffigurante “Sant’Antonio Abate, San Giovanni Battista, Santo Stefano, San Michele Arcangelo, San Bartolomeo e San Francesco d’Assisi” e, al centro, l'”Annunciazione” del grande pittore Pietro Lorenzetti, che occupa l’intera parete di fondo dell’antica Pieve di San Michele Arcangelo, patrono di un luogo al tempo sacro e profano. Tanto che non tutti sanno che, in questo “luogo del silenzio”, ha lavorato a lungo nella quiete della campagna toscana Eduardo De Filippo che, precorrendo i tempi, fece di Castiglion del Bosco un “bon refuge” nel quale tradusse per il teatro la “Tempesta” di Shakespeare, dopo la sua ultima apparizione in pubblico, proprio nella trecentesca Fortezza di Montalcino che, vista anche da laggiù, fu fonte di ispirazione per uno dei più grandi maestri del Novecento”. Poi c’è la storia agricola della grande tenuta: da più di 800 anni Castiglion del Bosco non ha modificato i suoi confini, al loro interno, come un mondo a parte, ha vissuto il borgo con la sua scuola, le sue scuderie, la sua agricoltura – fatta di seminativi, olivi e ovviamente viti. Nel 2003 Massimo Ferragamo acquistò la proprietà e lanciò la sua sfida nel mondo del vino, portando il nome di Castiglion del Bosco tra i più rinomati al mondo. “Sono arrivato a Castiglion del Bosco nel 2001 – ricorda – era una splendida giornata di sole. Ogni luogo all’interno della tenuta, con le sue vigne di Brunello, parlava al mio cuore e risvegliava la mia anima. Mi sono emozionato di fronte a quelle viste sconfinate e a quegli scorci che solo la Val d’Orcia sa regalare: non avrei mai immaginato che potesse ancora esistere una Toscana così magica. è stato amore a prima vista”. Un anno dopo viene realizzata la nuova cantina che ha una capacità di 3.000 ettolitri, una struttura su due livelli, moderna ed efficiente, seminascosta sulle pendici del colle. Nello stesso anno viene immessa sul mercato la prima annata di Brunello di Montalcino Campo del Drago 1999, vinificata nella nuova cantina. Fra il 2008 e il 2009 il borgo viene ristrutturato in 23 suites raffinate ed eleganti che consentiranno al resort del prestigioso Brand Rosewood Hotels & Resorts. Contemporaneamente iniziano i lavori del Golf Club completato nel 2010, con il suo magnifico campo da 18 buche progettato da Tom Weiskopf. L’unico privato in Italia. Parte nel 2010 la produzione della nuova Riserva di Brunello Millecento, il cui nome vuole omaggiare l’anno di costruzione della Fortezza, simbolo della tenuta. “Questo Brunello è il nostro traguardo raggiunto” afferma l’enologa Cecilia Leoneschi, “una riserva che contiene una parte di ognuno di noi”. Il vino riscuote un immediato successo presso la critica internazionale. Di lì a poco James Suckling, uno tra i critici enologici più influenti al mondo, inserisce il Brunello di Montalcino 2016di Castiglion del Bosco con 99 punti su 100, al secondo posto della sua classifica Top 100 Wines of Italy 2020 dove vengono inseriti i migliori vini prodotti in tutte le zone vitivinicole d’Italia. E ancora James Suckling l’anno dopo assegna ben 99 punti, una valutazione siderale, allo Zodiac Rooster Brunello di Montalcino 2010 Riserva.” Elegante e potente – scrive Suckling – questo vino meraviglioso è ora e sarà ancora migliore nel 2020.

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