Il prezzo dell’urea ha registrato aumenti superiori al 20% a livello globale e di oltre il 50% a livello nazionale tra gennaio ed i primi di aprile, mentre almeno 21 navi cariche di fertilizzanti, per un volume vicino al milione di tonnellate, risultano bloccate o rallentate lungo le rotte commerciali. Parallelamente, anche il ruolo dei Paesi del Golfo nella produzione di energia e di zolfo, essenziale per i fertilizzanti fosfatici, evidenzia quanto la produttività agricola europea dipenda da input esterni: una riduzione così drastica della disponibilità di fertilizzanti finisce inevitabilmente, inoltre, per incrementare i costi necessari alle rese e alla qualità delle coltivazioni e, conseguentemente, delle stesse materie prime agricole. E se anche il Fondo Monetario Internazionale avverte che l’escalation nel Golfo potrebbe causare una recessione globale, con un aumento dell’inflazione, descrivendo la situazione come una “crisi energetica” paragonabile a quella del 1974 e la stessa Fao, parla di “effetto domino sui sistemi agroalimentari mondiali”, allora occorrono interventi nell’immediato per compensare per quanto possibile gli operatori dall’aumento costi. A sollecitarli è UniEat, nata dalla sinergia tra Unione Italiana Food e Confagricoltura e che unisce il mondo dell’industria e il settore primario in rappresentanza di una compagine del valore di 106 miliardi di euro e che offre lavoro a 650.000 addetti. E che chiede anche maggiori relazioni di filiera per concordare accordi quadro per stabilizzare le condizioni di fornitura e la relativa formazione dei prezzi, anche al fine di valorizzare ancora di più i prodotti agroalimentari nazionali, a partire dalle materie prime utilizzate.
“Siamo fortemente preoccupati per gli effetti economici sul settore agroalimentare dovuti al conflitto in atto in Medio Oriente e in particolare dalla chiusura prolungata dello stretto di Hormuz, snodo commerciale strategico per il passaggio di numerose materie prime essenziali, che, direttamente e indirettamente, sono necessarie per le nostre coltivazioni e alle nostre produzioni alimentari - ha rimarcato il presidente Massimiliano Giansanti - queste condizioni lasciano agricoltura e industria in una pericolosa incertezza. Si tratta di un vero e proprio shock per il sistema agroindustriale che mette a rischio la tenuta delle filiere con inevitabili ripercussioni sul consumatore finale: le aziende stanno cercando il più possibile di assorbire queste variazioni, ma non potranno farlo ancora a lungo.”
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