Tra le misure contenute nella Legge di Bilancio 2026 (oltre a quelle relative specificatamente al settore dell’agricoltura), approvata nei giorni scorsi, c’è anche l’aumento della soglia esentasse del ticket per i buoni pasto che i datori di lavoro corrispondono ai propri dipendenti, e che passano, dunque, da 8 a 10 euro. Un cambiamento per aziende e lavoratori molto significativo: su una settimana di 5 o 6 giorni lavorativi infatti, 2 euro in più ogni giorno possono fare la differenza, perché “portano in tasca a ogni persona all’incirca 500 euro netti in più all’anno”, come ha ricordato Matteo Orlandini, presidente Anseb (Associazione Nazionale Società Emettitrici di Buoni Pasto) che, nell’esprimere la propria soddisfazione per la misura, ha spiegato anche che la nuova soglia permette inoltre alle imprese “di rafforzare le proprie politiche di welfare senza incrementare il costo del lavoro”.
La misura non è, infatti, un obbligo generalizzato ad aumentare il valore facciale dei ticket, ma un nuovo tetto massimo che aziende e Pubblica Amministrazione possono sfruttare senza oneri fiscali aggiuntivi con effetti positivi: permette di dedurre integralmente il costo del buono pasto nei limiti stabiliti dalla normativa riconoscendo allo stesso tempo ai dipendenti un benefit che è particolarmente apprezzato. Un “plafond” di circa 2.200 euro all’anno per ogni lavoratore (considerano 220 settimane lavorative) contro i 1.760 euro del limite precedente a 8 euro: un supporto importante anche considerata la situazione degli stipendi medi in Italia e l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.
“Un segnale concreto di attenzione del Governo e del Parlamento al potere d’acquisto di milioni di lavoratrici e lavoratori - conclude Orlandini - una scelta coerente, in una fase in cui, dal 2020, l’inflazione sui soli beni alimentari è aumentata di oltre il 25%, riducendo il valore reale della pausa pranzo”.
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