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VINO E MERCATI

I consumatori di vini premium sono il 7% del totale negli Usa e il 12% in Cina

Analisi Wine Intelligence per il Consorzio della Valpolicella. In Cina contano brand e Paese di origine, in Usa qualità del prodotto e sostenibilità
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I consumatori di vini premium sono il 7% del totale negli Usa e il 12% in Cina

In Usa il vino italiano si gioca la leardship testa a testa con la Francia, in Cina ancora è lontanto dalle prime posizione, ma in entrambi questi due mercati, diversissimi, ma strategici, il Belpaese enoico, può contare sui consumatori più evoluti.

Che sono disposti a spendere più della media, bevono con più frequenza e in maniera più diversificata, con una maggiore propensione verso etichette europee e made in Italy. Sono i consumatori premium fotografati oggi da Wine Intelligence per il Consorzio di tutela vini Valpolicella, nella seconda conferenza annuale della Valpolicella che annuncia Anteprima Amarone (2-4 febbraio, Palazzo della Gran Guardia di Verona); un segmento di appassionati di “fine wine” che rappresenta rispettivamente il 7% e il 12% dei bevitori regolari di vino negli Stati Uniti e in Cina. Ma, se nel Paese del Dragone i vini di lusso vengono associati al prestigio dell’etichetta, a partire dal produttore, dalla Regione di origine o dai punteggi della critica, negli Usa sono le considerazioni sulla qualità del prodotto (invecchiamento e riconosciuta costanza) a prevalere, accompagnate da un’emergente attenzione alla sostenibilità, indicata da 7 premium consumer americani su 10. Stando all’identikit tracciato, il consumatore premium a stelle e strisce è prevalentemente maschio (66%), più giovane della media dei bevitori di vino (under 35 nel 38% dei casi e solo nel 21% sopra i 54 anni) ed è disposto a spendere più di 20 dollari a bottiglia. Dopo i vini californiani, acquistati dal 70% negli ultimi 6 mesi, il premium drinker mette in cantina più vini italiani (59%, grazie a Valpolicella e Amarone, Chianti e Prosecco) che francesi (40%), e dimostra una conoscenza sopra la media anche delle denominazioni venete, con il Valpolicella che sale dal 2% dei bevitori regular al 7% dei premium e l’Amarone dall’1% al 4%.

I consumatori di alta gamma in Cina, invece, tendono ad essere trentenni (con solo il 12% under 29), leggermente più maturi di quelli regolari che si posizionano sotto i 30 in 3 casi su 10 (34%). Spendono oltre 500RMB (circa 65 euro) e scelgono prevalentemente vino cinese (47%) e francese (47%), simbolo di prestigio e status sociale, pur dimostrando più attenzione della media nei confronti del vino italiano (scelto dal 30% dei consumer premium cinesi contro il 19% di quelli regular), cileno (25% vs 20%) e spagnolo (22% vs 15%).

Anche qui il Valpolicella vede migliorare la sua penetrazione (dal 3% dei bevitori di vino regolari al 6% di quelli premium), mentre l’Amarone registra risposte pressoché invariate in termini di acquisto (7% dei consumatori regolari e 6% di quelli premium). Nel Paese del Dragone, sottolinea la ricerca buona anche la notorietà dei vini siciliani, toscani e Barolo.

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