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SCENARI MONDIALI

“I dazi negativi per tutti”: il Ministro Bellanova con il Segretariato all’Agricoltura Usa Perdue

Diplomazia al lavoro per salvare il vino ed il food made in Italy nel mercato extra Ue più importante per il Belpaese
BELLANOVA, DAZI, ITALIA, PERDUE, USA, Non Solo Vino
No ai dazi Usa, a ribadirlo il Ministro Teresa Bellanova

“Facciamo attenzione, le guerre commerciali non fanno mai bene e rischiano di incrinare, come in questo caso, relazioni politiche consolidate. Noi abbiamo sempre considerato gli Stati Uniti un alleato fondamentale e strategico. E vogliamo che sia così. Sappiamo bene come le questioni in gioco sono di grande sensibilità, non solo per il settore agroalimentare ma per il futuro delle relazioni fra le due sponde dell’Atlantico. Sono convinta che l’introduzione o l’aumento di dazi avrà effetti negativi per tutti: i consumatori saranno costretti a pagare a prezzi più elevati i prodotti alimentari, le imprese avranno più difficoltà ad esportare e con costi di approvvigionamento più elevati, i Governi saranno costretti a compensare i maggiori costi con risorse pubbliche. A maggior ragione perché i nostri settori rischiano di pagare per questioni cui sono estranei e a cui è peraltro estranea soprattutto l’Italia. Questo non deve accadere: dobbiamo costruire tutte le condizioni e gli spazi per rilanciare l’agenda delle relazioni economiche bilaterali ed è nostro dovere politico e istituzionale cercare e praticare questo spazio fino in fondo”. Lo ha ribadito il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, che oggi ha incontrato a Roma il Segretario Usa all’Agricoltura Sonny Perdue, dove si è parlato dei possibili dazi che gli States potrebbero introdurre, fino al 100%, sui vini d’Italia e d’Europa e su tanti altri prodotto del Made in Italy, con la Bellanova che ha donato a Perdue, un cesto con prodotti Dop e Igp già colpiti dai dazi (soprattutto formaggi, salumi e liquori), corredato da una copia dell’Atlante Qualivita 2020, che raccoglie tutte le eccellenze del territorio italiano come invito alla conoscenza del nostro immenso patrimonio enogastronomico, offerti da OriGin Italia e Fondazione Qualivita.
“Dopo il nostro recente confronto a Bruxelles con gli altri Ministri europei dell’Agricoltura”, ha proseguito la Ministra Bellanova, “considero rilevante questa ulteriore occasione di dialogo e mi auguro che possa contribuire al riequilibrio delle nostre relazioni e alle indicazioni da restituire a Washington.Come Ministri dell’Agricoltura abbiamo il dovere di raffigurare al massimo il punto di vista del mondo che rappresentiamo. Lei conosce questo settore, grazie alle sue passate esperienze, in modo approfondito: l’agroalimentare per crescere ha bisogno di regole certe. I dazi non sono la risposta che i cittadini si attendono da Stati Uniti ed Europa. Dobbiamo lavorare per evitare che ulteriori misure restrittive generino altre ripercussioni negative sui nostri settori agricoli e anche nel quadro delle prossime sfide che entrambi dovremo in modo coeso affrontare”.

La speranza di tutti, è che la diplomazia riesca a sventare il rischio dazi. Come ricordato dal Unione Italiana Vini, “l’imposizione di un dazio al 25% ad valorem sui vini fermi e vini spumanti italiani, porterebbe a una contrazione delle vendite del 15% sul mercato americano, equivalente a 270/300 milioni di euro - ha spiegato il segretario Paolo Castelletti - e alla perdita, in volume, di 1 milione di ettolitri di vino a livello europeo, difficilmente ricollocabili in altri mercati che hanno capacità di assorbimento molto inferiore rispetto al mercato americano”. Figurarsi dazi al 100%.
D’altronde, già i dazi al 25% su alcuni prodotti, hanno mostrato quanto nuove imposizioni tariffarie potrebbero costare, come ricorda la Cia-Agricoltori Italiani.

Dopo i dazi introdotti ad ottobre 2019, l’export di prodotti agroalimentari dall’Italia a novembre ha segnato una frenata del -6,5%, con il dato più preoccupante riguarda grana padano e parmigiano, la voce più importante fra i formaggi soggetti a dazio, che calano del 37%. “Una nuova ondata di dazi nella black list di Trump, con l’inclusione di vino e olio e l’aumento dell’attuale tariffa sul formaggio (dal 25% al 50%), rappresenterebbe un danno incalcolabile per il settore, che ha negli Usa il terzo mercato di sbocco. Nell’ultimo anno - ricorda la Cia - l’Italia ha spedito 4,2 miliardi di euro sul mercato statunitense e il 10% delle esportazioni agroalimentari italiane sono approdate sulle tavole dei consumatori a stelle e strisce. Per le vendite estere di vino, gli Usa sono il primo mercato di sbocco italiano, con 1,5 miliardi di euro e un peso sulle esportazioni totali oltreoceano del 35%. Percentuale in crescita, visto che nei primi 9 mesi del 2019 avevano già superato del 4,6% il dato dell’anno precedente, con un’impennata per gli spumanti (+9%). Si tratta di un’incidenza di quasi il 30% sull’export totale di vini tricolore, molto più del diretto competitor transalpino, la cui quota non arriva al 20%. Il rischio di dazi lascerebbe strada libera ai competitor che potranno aggredire una quota di mercato molto appetibile: dal Malbec argentino, allo Shiraz australiano, fino al Merlot cileno. Dalla parte dei produttori di vino italiani, Cia ricorda anche come sia difficile recuperare rapporti solidi con i buyer Usa, una volta che questi siano costretti a interrompere le relazioni con l’Europa per cercare altri mercati internazionali. Cia evidenzia che gli stessi produttori americani di vino hanno lanciato una petizione contro la nuova ondata di dazi, essendo preoccupati dai danni per la loro filiera distributiva, che oltre ai vini locali commercia anche quelli esteri.
“L’imposizione di nuovi dazi doganali non farebbe che infliggere danni alle imprese e ai cittadini e mettere a rischio un mercato florido per le nostre aziende - spiega Dino Scanavino, presidente Cia - se tra Usa ed Europa non si fosse interrotto il processo negoziale del Ttip questo non sarebbe successo. Esemplari le recenti statistiche del Ceta, con una crescita dell’export agroalimentare nazionale sul mercato canadese del 5%, mentre in Germania, primo sbocco mondiale per l’export italiano, siamo allo 0%”.

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