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“I giovani imprenditori agricoli sono aumentati da 55.000 a 70.000 e abbiamo tutelato il reddito degli agricoltori”: è il bilancio di fine mandato del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. “Ora l’Europa valorizzi di più il settore”

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Il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina

“L’aumento del numero di giovani imprenditori agricoli è il segnale più forte. Siamo passati da 55.000 a 70.000 imprese condotte da under 40. Il futuro del nostro Paese è nel loro impegno e nelle loro idee. Un risultato da mantenere è anche la cancellazione di Imu, Irap e Irpef agricole, che sono uno strumento concreto di tutela del reddito degli agricoltori”. Così Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole, traccia una sorta di bilancio del suo mandato, ormai alla fine (e che nellultimo periodo lo vede sempre più impegnato come vice segretario del Pd, ndr)  in un’intervista ad Adnkronos (www.adnkronos.com), senza togliere lo sguardo all’Europa, che si augura continui a dare valore all’agroecologia, la svolta ecologica che il settore ha sperimentato negli ultimi anni. Ma i risultati importanti raggiunti, per il Ministro non si fermano qui. “La legge contro il caporalato per la tutela dei diritti dei lavoratori. Poi direi la svolta sull’etichettatura - ha aggiunto Martina - con l’origine obbligatoria della materia prima per latte, formaggi, pasta, riso e derivati del pomodoro (ora rimessa in discussione dai regolamenti Ue in arrivo, ndr). L’Italia ha saputo essere avanguardia nella massima trasparenza delle informazioni al consumatore. Sono tutti elementi che in qualche modo nascono dalla straordinaria esperienza di Expo Milano, che ha rimesso l’agricoltura al centro dell’attenzione del Paese”.
Martina però guarda anche alle questioni che il prossimo Governo, di qualunque colore sarà, dovrà affrontare insieme all’Europa, con cui il dialogo non è sempre facile. “Bisogna lavorare ancora sull’organizzazione dei produttori e dare un contributo forte alla scrittura della nuova Politica agricola europea post 2020. Trasparenza e lotta alla burocrazia sono due pilastri irrinunciabili: trasparenza delle informazioni in etichetta, trasparenza nei negoziati con il resto del mondo - ha sottolineato il ministro - puntando ad avere regole giuste in mercati aperti. Solo così si rilancia il progetto Europeo. Serve un’Europa meno burocratica e più vicina alle imprese, che sappia dare valore alla tripla A italiana: agricoltura, alimentazione, ambiente. Mi auguro si continui nel sostegno a questa svolta ecologica dello sviluppo. E poi serve un’Europa più attenta all’inclusione sociale che alle pratiche burocratiche, anche in agricoltura. Solo così si risponde concretamente alla propaganda di populisti e nazionalisti”.

Il mandato di Martina si è chiuso con il 2018, proclamato “Anno del cibo italiano”. “Significa ribadire ancora una volta il valore culturale e identitario del cibo nel nostro Paese - ha rimarcato Martina - e il profondo legame che c’è con la storia e i territori, attraverso iniziative, eventi, progetti. Già nel primo mese ci sono stati segnali importanti come il progetto della Treccani per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari italiane e il lancio da parte nostra dei distretti del cibo. Uno strumento nuovo di programmazione territoriale nel quale crediamo molto" ha concluso Martina, che si è dichiarato disponibile ad un nuovo mandato, questa volta a capo di un Ministero dell’Alimentazione, di cui auspica la creazione come più volte annunciato, dunque con competenze più allargate: “sarebbe un onore. Ma credo che la cosa più importante sia davvero dare vita a questa novità, indipendentemente da chi poi sarà chiamato a guidarla”.

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