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MERCATI

I grandi whisky di domani potrebbero essere made in Cina. E far calare l’interesse per il vino

L’industria dei distillati prende il volo, e anche brand internazionali come Pernod Ricard hanno aperto qui le loro “dependance”
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Pernod Ricard ha investito 150 milioni di euro per il suo whisky prodotto in Cina  

I whisky prestigiosi che berremo domani in tutto il mondo? Potrebbero essere made in Cina. Ma dimenticate i pregiudizi: il Paese del Dragone punta sulla qualità, e l’industria dei distillati sta prendendo il volo, con oltre 50 progetti sparsi a livello nazionale, dallo Yunnan a sud alla Mongolia Interna a nord, dal Qinghai a ovest allo Shandong a est. E se gli imprenditori del Paese si stanno muovendo, i brand internazionali non stanno a guardare: Pernod Ricard, già attivo nella produzione di Baijiu - il liquore nazionale cinese - ha, da poco, lanciato sul mercato “The Chuan”, la prima etichetta di whisky di puro malto della sua “dependance” nella provincia del Sichuan, un investimento da 150 milioni di dollari. Ma, mentre cresce l’interesse per il whisky, sembra calare in Cina quello per il vino, con una diminuzione dell’import dall’estero. Una tendenza in negativo che riguarda anche il nostro vino, come confermato dai dati Istat, secondo cui, nei primi 10 mesi 2023, l’export di bottiglie italiane in Cina registra un -14,2%.
Oltre a Pernod Ricard, in Cina stanno investendo sul whisky anche altri grandi gruppi, come Diageo (già produttore di Baijiu), Camus e Angus Dundee. Camus, prestigiosa azienda di Cognac, ha annunciato l’avvio di un progetto da 30 milioni di dollari, in partnership con il produttore di Baijiu Gujinggong, nella provincia di Anhui: in cantiere due nuove etichette di whisky. E Angus Dundee  sta lavorando a una distilleria in riva al lago nella provincia di Zhejiang: le botti saranno poi stoccate in una vicina grotta di montagna per l’invecchiamento. Poi ci sono aziende crossover, che si dedicano a più tipologie di prodotti, come lo storico marchio di birra Qingdao Beer, che si è lanciato nella produzione del whisky (oltre che di vino e spumanti), e la prestigiosa azienda vinicola cinese Grace Vineyard, che con il marchio Dexi produce spirits. Proprio Judy Chan, ceo di Grace Vineyard afferma: “credo che il whisky continuerà a salire, mentre dovremo affrontare sfide sulla domanda di vino”.
Cresce rapidamente anche la qualità dei whisky cinesi, uno step fondamentale per conquistare i sempre più numerosi estimatori della bevanda: nel 2003 gli appassionati in Cina erano poche centinaia, oggi se ne contano centinaia di migliaia, e ne sanno così tanto sul whisky da essere paragonati agli scozzesi. I consumatori appartengono ad un target di reddito medio-alto, vivono nelle grandi città e si orientano su bottiglie con un prezzo compreso tra 28 e 70 dollari. Secondo un sondaggio, quasi la metà di chi consuma whisky (45%) riferisce di berlo da solo, mentre il 42% lo fa con amici, familiari o colleghi.
Il mercato degli alcolici cinesi è ancora dominato dal Baijiu: il whisky è secondo solo al brandy nella nicchia degli alcolici importati in Cina. Le statistiche doganali mostrano che le importazioni di whisky, per i primi 11 mesi 2023, sono ammontate a 548 milioni di dollari, in forte aumento rispetto ai 109 milioni di dollari dello stesso periodo del 2015. Il principale Paese esportatore è il Regno Unito. La Scottish Whiskey Association riporta che la Cina continentale si è classificata al sesto posto in termini di valore nel 2022, con 294 milioni di dollari, molto dietro agli Stati Uniti (1,05 miliardi di dollari), ma vicino a Singapore (316 milioni di dollari), Taiwan (315 milioni di dollari) e India (282 milioni di dollari). In particolare, la Cina non si è classificata tra le prime 10 per volume, il che indica un focus sui prodotti premium.
Adesso la nuova sfida per il whisky cinese è trovare un proprio stile, piuttosto che imitare quello degli altri, proprio come le aziende vinicole del Paese stanno superando gli originali europei. Si cerca anche, per il futuro, di concentrare tutto il processo di produzione in Cina, mentre al momento alcune materie prime provengono dall’estero (per esempio, “The Chuan” è miscelato con una parte di whisky importato). Ad aprile, la China Alcoholic Drinks Association, il principale gruppo industriale della nazione, ha visitato la Scozia per approfondire il commercio del whisky, per aggiornare le normative nazionali. E considerata la velocità di crociera della Cina, non c’è dubbio che i suoi whisky originali viaggeranno presto per il mondo.

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