Incrementi di reddito compresi tra il 20% e il 40% per i produttori, rafforzata la vendita diretta, nate nuove forme di cooperazione locale, aumentata l’occupazione familiare (e, in diversi casi, coinvolti anche nuovi lavoratori), con un impatto importante anche sul fronte della sostenibilità: soltanto il 3% degli agricoltori dichiara di sprecare il prodotto invenduto, con la maggior parte che, invece, riesce a vendere integralmente la produzione oppure a trasformarla e conservarla per i mercati successivi. Creare una rete di mercati contadini, sviluppando filiere locali del cibo, come raccontano i dati raccolti, rappresenta un’opportunità per i Paesi più poveri per affrontare con maggiore resilienza gli shock legati alle guerre ed ai rincari di energia e input di produzione. E questo messaggio è stato rilanciato da Coldiretti e Campagna Amica al “Codeway Expo” 2026, la principale fiera italiana dedicata alla cooperazione internazionale, oggi alla Fiera di Roma, nella quale - alla presenza di Dominga Cotarella, presidente Campagna Amica, e Carmelo Troccoli, dg World Farmers Markets Coalition e responsabile cooperazione internazionale Coldiretti - il Governo italiano e la Fao hanno presentato il progetto dei mercati come uno dei Progetti Bandiera dell’Italia (“flagship project”) nella cooperazione internazionale: un riconoscimento che conferma il valore strategico del modello italiano della filiera corta e della vendita diretta visti come strumenti capaci di integrare sicurezza alimentare, sostenibilità, inclusione sociale e sviluppo economico locale.
Un esempio è il Mami (Mediterranean and African Markets Initiative), il progetto sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri e realizzato dal Ciheam Bari in collaborazione con la World Farmers Markets Coalition e Fondazione Campagna Amica, che nella prima fase ha coinvolto Kenya, Libano, Tunisia ed Egitto, portando all’apertura dei primi mercati contadini strutturati in questi Paesi. Un’iniziativa “pilota” che, grazie al lavoro di formazione portato avanti nei territori, si è ormai evoluta a sistema permanente di sviluppo locale. Tanto che in Kenya, dopo il primo, è già stato aperto un secondo mercato, mentre in Libano, nonostante la crisi legata alla guerra e ai bombardamenti, ai primi mercati se ne sono aggiunti altri cinque, con quello di Beirut che è rimasto operativo anche nei giorni più difficili del conflitto, diventando un simbolo di resilienza economica e sociale.
Un progetto, il Mami, che ha raggiunto la maturità tale da entrare nella sua seconda fase: l’obiettivo, infatti, da adesso non sarà più soltanto aprire singoli mercati, ma costruire reti strutturate di mercati contadini sul modello Campagna Amica, integrati con le filiere agricole locali e con le politiche di sviluppo territoriale.
E farlo non solo, soltanto, in Africa. Coldiretti e World Farmers Markets Coalition si apprestano ad allargare la cooperazione agricola e portare l’esperienza delle filiere corte anche in America Latina con il progetto Andes, sviluppato insieme all’Istituto Italo-Latino Americano che svilupperà reti di mercati contadini in Ecuador, Colombia e Perù, tutti progetti di sostegno alle economie agricole locali.
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