02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2026 (175x100)
LA TENDENZA

Il food & beverage guida il riposizionamento degli alberghi nel comparto luxury in Italia

Studio Deloitte: oltre il 70% di operatori prevede di investire in quest’area e nel Belpaese che, per il 60%, è l’hub europeo dell’hôtellerie di lusso

Quando si parla di hôtellerie di lusso, per il 60% degli investitori l’Italia si conferma il principale hub europeo, davanti a Grecia (11%) e Portogallo (10%). Ma anche il turismo di alta gamma si trova oggi davanti a nuove sfide, tra tensioni geopolitiche e riposizionamento strategico, per affrontare la quali secondo gli operatori del settore gli investimenti in food & beverage (che ben il 70% prevede di fare, e come anche WineNews ha registrato raccogliendo le voci del settore al “Porto Cervo Wine Food Festival” e in un video prossimamente online, ndt) e nella sostenibilità ambientale (alla quale viene destinato oltre il 21% delle CapEx complessive, le spese in conto capitale, nei progetti di riposizionamento luxury) rappresentano leve strategiche di competitività e creazione di valore. Parola dello studio “Luxury Hospitality Reloaded: Repositioning and Balancing Sustainability” di Deloitte, il network leader nei servizi professionali alle imprese che opera a livello globale in più di 150 Paesi nel mondo, che ne ha discusso, nei giorni scorsi a Milano, con il presidente & Ceo Mangia’s Resorts Marcello Mangia, il ceo Smeralda Holding Mario Ferraro, il vice president Europe Palace Resorts Massimo Baldo, il co-owner di Borgo Egnazia Aldo Melpignano, la Sustainability and Special Projects Manager del Borro Vittoria Ferragamo, il vice president Development Luxury Southern & Eastern Europe di Accor Ettore Cavallino e l’Head of Real Estate Industry UniCredit Italy Lorenzo Vianello.
Secondo lo studio, ha spiegato Angela D’Amico, partner e real estate sector Leader Deloitte. “l’Italia resta il mercato più attrattivo d’Europa per il settore del turismo di lusso, grazie ad un patrimonio culturale e paesaggistico ineguagliabile e alla reputazione consolidata come destinazione di eccellenza. Tra gli operatori del settore che abbiamo intervistato, circa 6 su 10 indicano il nostro Paese come il principale polo di attrazione e sviluppo dell’hôtellerie di lusso in Europa nei prossimi 3 anni. Le prospettive di crescita si estendono oltre i luoghi storicamente consolidati come Roma, Milano, Venezia e Firenze e includono borghi rigenerati, territori montani e destinazioni emergenti”. Per Deloitte, la crescente domanda di ospitalità di alta gamma e i rendimenti più elevati rispetto ad altri segmenti dell’hôtellerie rappresentano i principali driver che spingono investitori e operatori verso il riposizionamento degli asset nel comparto luxury. Per Benedetto Puglisi, director real estate & hospitality Deloitte, “in questo contesto cresce sempre di più il ruolo del food & beverage come fattore chiave di differenziazione e di attrattività per la clientela luxury, con oltre il 70% di investitori e operatori che prevede di investire in quest’area. La ricchezza e la varietà della cucina italiana, Patrimonio dell’Unesco, rappresentano una leva competitiva per rafforzare il posizionamento delle strutture nel segmento luxury, anche attraverso investimenti dedicati agli spazi e partnership con chef e marchi di riferimento”. Tra i driver di successo nei progetti di riposizionamento verso il segmento luxury ci sono l’attrattività della location, la disponibilità di capitale e la forza del brand. L’interesse degli investitori si concentra soprattutto su strutture alberghiere esistenti, mentre gli edifici storici, apprezzati per il loro valore identitario, sono spesso caratterizzati da vincoli architettonici e conservativi. In questo scenario l’Italia si conferma un mercato particolarmente attrattivo, grazie all’ampiezza dell’offerta alberghiera esistente e alle opportunità di riconversione di edifici storici e immobili di pregio. Tra i principali ostacoli, si registrano, invece, la difficoltà di accesso ai capitali necessari per sostenere gli investimenti di riqualificazione e le performance ancora positive registrate dagli immobili nei segmenti in cui operano attualmente.
Un altro aspetto centrale riguarda il riposizioamento dell’hôtellerie di lusso, che oggi va ben oltre la semplice riqualificazione immobiliare. Sempre più hotel stanno, infatti, ripensando la propria identità attraverso investimenti in sostenibilità ambientale, gestione delle risorse naturali e strategie Esg (Environmental, Social and Governance), cioè tutti quei criteri legati a sostenibilità ambientale, impatto sociale e qualità della governance aziendale, diventate ormai leve fondamentali di competitività. “In un contesto globale in cui cresce l’attenzione agli aspetti ambientali e sociali, i fattori Esg non sono più una scelta etica, ma un imperativo strategico che incide su competitività, reputazione e sostenibilità economica delle strutture ricettive. Oltre il 21% delle CapEx complessive nelle strategie di riposizionamento nel segmento luxury viene destinato a iniziative legate alla sostenibilità. Il concetto di lusso non si esaurisce più in servizi esclusivi e comfort, ma include la responsabilità ambientale e l’impatto sociale delle strutture ospitanti” - ha detto Franco Amelio, partner Deloitte Climate & Sustainability. Tra il 2024 e il 2025 si è registrata una crescita del 22% del numero di strutture con certificazioni Esg, mentre il 73% dei viaggiatori vorrebbe che la spesa turistica generasse benefici diretti per le comunità. Le certificazioni Esg si stanno affermando come un requisito imprescindibile per competere nel mercato globale: più che una scelta discrezionale, rappresentano un “passaporto di credibilità” per le strutture ricettive di fascia alta, necessario per attrarre clientela e investitori istituzionali, oltre che per accedere alle principali fonti di finanziamento. La gestione responsabile delle risorse naturali - riduzione dei consumi energetici, implementazione di fonti rinnovabili, conservazione idrica, gestione circolare dei rifiuti - rappresenta un elemento differenziante. Le strutture che decidono di investire in questo ambito, infatti, ottengono un aumento del 6-10% del valore dell’immobile grazie agli interventi di retrofitting energetico, mitigando l’incertezza del mercato energetico in un contesto geopolitico complesso.
“Stiamo assistendo ad un cambiamento importante della tipologia di ospiti che scelgono di soggiornare in queste tipologie di strutture - ha concluso, infine, Fabio Giuffrida, director di Deloitte Climate & Sustainability - si tratta, infatti, di una clientela che è alla ricerca di un’esperienza unica e tailor-made che sia in grado però anche di generare effetti positivi. L’aspettativa è che l’esperienza vada oltre la semplice offerta di servizi all’interno della struttura, ma sia in grado di valorizzare le risorse esterne che il territorio, la comunità ed economia locale possono offrire e che rendono quindi unica e memorabile la permanenza. La sostenibilità si conferma, quindi, una leva strategica nel saper mitigare il proprio impatto ambientale, legato ad esempio al consumo energetico e idrico, e saper valorizzare in ottica addizionale le risorse messe a disposizione dalla comunità e dal territorio”.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli