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IL TREND

Il 2021 dei fine wine parte bene. Dopo i record del 2020, piccolo stop per l’Italia (-0,5%)

I dati Liv-Ex su gennaio 2021: nonostante dazi Usa, ristorazione chiusa e Brexit, il mercato secondario dei grandi vini tiene e cresce
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Il 2021 dei fine wine parte Dopo i record del 2020, piccolo stop per l’Italia (-0,5%)

Come spesso accade in Borsa, dopo la crescita importante di un titolo, si assiste ad una battuta di arresto, spesso dovuta a quella che si definisce “presa di beneficio”, ovvero, il monetizzare un investimento. E potrebbe spiegarsi così il -0,5% a gennaio 2021 dell’Italy 100, l’indice dedicato ai vini italiani del Liv-Ex, piattaforma di riferimento del mercato secondario.
Dopo un 2020 che ha visto l’Italia regina assoluta, con tanti record (17 etichette nella Liv-Ex power 100, mai così tante, il Barolo Monfortino di Giacomo Conterno 2013 al top assoluto per valori movimentati, nonché la crescita migliore nell’anno, +6,6%, per lo stesso Italy 100), l’indice
formato dalle ultime 10 annate fisiche (2007-2016) dei grandi Supertuscan, ovvero Sassicaia, Masseto, Ornellaia ed il grande “trittico” della famiglia Antinori, formato da Solaia, Tignanello e Guado al Tasso, e ancora dal Sorì San Lorenzo (annate dal 2006 al 2011 e dal 2013 al 2016), dal Barbaresco (dal 2007 al 2016) e dallo Sperss (2005-2011 e 2013-2015) di Gaja, e Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno (con le annate dal 1999 al 2002, dal 2004 al 2006 e poi 2008, 2010 e 2013) è l’unico a perdere qualche decimale, in un avvio invece nel complesso positivo. Il Liv-ex 100, per esempio (di cui fanno parte il Sassicaia 2014, 2015 e 2016, il Tignanello 2015 e 2016 ed il Solaia 2015 della famiglia Antinori, il Masseto 2014 e 2015 e l’Ornellaia 2013 e 2015 della famiglia Frescobaldi, il Barolo Monfortino Riserva 2010 di Giacomo Conterno, lo Sperss 2013 di Gaja ed il Barolo Villero 2013 di Brovia) è salito dello 0,6%. Ed ancora meglio ha fatto il Liv-Ex 1000, il più ampio della piattaforma (che include anche l’Italy 100, ndr), a +0,7%, trainato soprattutto dal +1,9% del Burgundy 150, una delle grandi delusioni del 2020.
Un segnale di forza del mercato dei fine wine, che, continua a crescere: il numero delle singole etichette scambiate è salito a 1.209, con un aumento del 78,8% anno su anno. E che arriva nel gennaio di in un anno che parte con la ristorazione ancora paralizzata dalle norme anti Covid, soprattutto in Ue e in Usa, con le difficoltà soprattutto logistiche nel Regno Unito causa Brexit e con i dazi Usa sui vini di alcuni Paesi, Francia in testa (con l’Italia ancora salva). Criticità che, però, non sembrano scalfire l’interesse di investitori e collezionisti per i fine wine del mondo.

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