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Il Gazzettino

Da Hofstätter a Pizzolato: “senza alcol ma con qualità”… A Vinitaly cresce la presenza di prodotti no e low alcohol. Un segmento in ascesa di numeri e interesse, seppure ancora di nicchia. Fra scetticismo e produttori di qualità … Vini senza alcol alla più grande fiera del vino italiana? Strano. Ma vero. Infatti, accadrà. Un esempio fra i tanti? Martin Foradori Hofstätter, viticoltore dell’omonima, prestigiosa tenuta altoatesina, lancia a Vinitaly 2026 la versione “ferma” della sua linea senza alcol, con il marchio “Steinbock Selection Dr. Fischer” creato nel 2017 e presente in Italia anche con una selezione di Riesling: frutto della materia prima coltivata nei nobili vigneti lungo la Mosella, in Germania, il prodotto si avvale dello stesso metodo utilizzato per la produzione delle bollicine dealcolizzate lanciate un anno fa e con un contenuto alcolico inferiore a 0,25: Il potenziamento, a Verona, di Nolo - Vinitaly Experience - con i contenuti dedicati ai prodotti no e low alcohol in un’area del Palaexpo e, in più, la cosiddetta Enoteca per gli assaggi - segnala ciel resto un segmento in costante ascesa di numeri e interesse, seppure ancora di nicchia. E sebbene un recente sondaggio di WineNews sveli che in Italia 3 aziende su 4 al momento non prendono in considerazione l’idea di investire in questa tipologia, chi va controcorrente lo fa in modo deciso e convinto, “Le motivazioni dei consumatori - sottolinea Martin Foradori - sono diverse ma le loro aspettative comuni: anche chi beve analcolico non rinuncia alla qualità”. E si mostra sorpreso e deluso dalle resistenze dei colleghi: “I consumi stanno diminuendo e si registra un cambiamento nell’approccio. Eppure, il comparto reagisce con in modo quasi autolesionista. I dealcolati potrebbero rappresentare una risposta concreta: contribuire a evitare l’estirpo di vigneti e offrire nuove opportunità alla filiera. Invece le critiche maggiori arrivano dall’interno della filiera, quando a decidere dovrebbero essere i consumatori. Noi stessi siamo passati in pochi anni da 15.000 a 200.000 bottiglie, 1’80% delle quali vendute in Italia”. Anche per la cantina veneta Pizzolato (qui siamo a Villorba, nel Trevigiano), portabandiera del biologico, il tema dei vini No-Low Alcohol non è una risposta ad una moda ma il risultato di un percorso avviato da tempo, osservando l’evoluzione del mercato e dei consumi. “L’avvicinamento al inondo della dealcolazione è iniziato diversi anni fa - spiega Sabrina Rodelli, consigliera e responsabile Commerciale e Marketing della cantina - quando abbiamo colto una crescita costante della domanda. Oggi è evidente che si tratta di un cambiamento strutturale, con cui il settore deve confrontarsi”. In questo contesto Pizzolato ha scelto di investire non solo in tecnologia, ma soprattutto nella costruzione di un know-how interno, con un polo dedicato alla dealcolazione a Camalò. Al centro del progetto resta la materia prima. La qualità del vino dealcolato, infatti, dipende innanzitutto dalle caratteristiche del vino di partenza: varietà di uve, equilibrio e struttura aromatica sono elementi determinanti: “Il nostro obiettivo è mantenere il più possibile intatto il profilo del vino originale, perché la vera sfida è proprio quella di garantire equilibrio, intensità aromatica e piacevolezza, portando sul mercato prodotti di alta qualità, coerenti con i nostri valori, perché il No-Low possa affermarsi in modo duraturo”.

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