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MERCATI

Il mercato Usa, fondamentale per il vino italiano, secondo il direttore Laspina

A WineNews il direttore Ice di New York: “bravi ad intercettare e soddisfare prima e meglio degli altri il cambiamento di abitudini e consumi”
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Il direttore dell’Ice di New York, Antonino Laspina

Al di là dei numeri, comunque importanti, e che hanno riportato l’Italia ad essere il primo esportatore di vino negli Stati Uniti, il 2020, segnato inevitabilmente dalla pandemia, ha significato cambi importanti, sia nelle abitudini di consumo che nella stessa platea dei consumatori. Cambiamenti a cui il vino italiano ha saputo rispondere prima e meglio dei suoi competitor, agevolato senza dubbio dai dazi che hanno gravato sul vino francese e spagnolo. Ma non è tutto qui, e molto di quanto fatto nel 2020 il settore enoico se lo porterà dietro anche nel futuro, che si giocherà ad armi pari, in un Paese che il 4 luglio celebrerà sia la propria storia che la fine della pandemia, almeno nelle intenzioni dell’Amministrazione Biden. A fare il quadro della situazione, in continua e rapida evoluzione, decisamente positiva negli Stati Uniti, è Antonino Laspina, direttore dell’Ice - Istituto per il Commercio Estero Usa a New York, incontrato da WineNews in uno degli eventi organizzati Oltreoceano da Iem - International Exhibition Management di Marina Nedic e Giancarlo Voglino.
“Il 2020 ha segnato uno stop per l’economia globale, con ripercussioni sul potere di acquisto degli americani. Tutto è dovuto alla crisi del settore manifatturiero, del food, della ristorazione e dei servizi, che ha generato aspetti negativi anche per l’export italiano. Attività come la ristorazione - sottolinea Laspina - hanno subito un fortissimo rallentamento, ma possiamo dire che l’Italia ha pagato alla stessa maniera dei suoi principali competitor, e anzi nel food ha manifestato una leggera crescita, anche se all’interno della voce vino c’è stata una leggera perdita. Non bisogna dimenticare che questo ci ha comunque permesso di recuperare la posizione di primo esportatore sul mercato americano superando di nuovo la Francia”, sottolinea il direttore dell’Ice Usa.
Approfondendo i numeri del vino italiano,
“il dato finale dell’export sul mercato Usa nel 2020 presenta una serie di aspetti da esaminare. Tra quelli positivi, i dazi che hanno colpito i nostri competitor, Spagna e Francia, ma credo che questa capacità dell’Italia di recuperare posizioni per subendo un calo sia dimostrazione di resilienza, ossia la capacità del prodotto italiano di trovare nuovi canali di distribuzione e nuovi operatori americani che, dinanzi alle difficoltà incontrate dagli altri hanno optato per il prodotto italiano. Sicuramente - continua Laspina - il digitale ha aiutato moltissimo, perché ha permesso al vino, non passando più per la ristorazione, di arrivare direttamente sulle tavole degli americani. E qui ha aiutato molto anche la repentina capacità degli americani di cambiare abitudini venuta meno la possibilità di andare al ristorante. Il consumo domestico, infatti, è cresciuto notevolmente, e noi pensiamo che questo possa significare un cambiamento profondo, che magari non resterà nella sua interezza nelle abitudini degli americani, ma sarà un elemento di cui anche le imprese italiane dovranno tenere conto”.
Per quanto riguarda la questione dazi, controversa, “hanno sicuramente un contributo nel mantenimento della posizione di leadership del vino italiano - spiega il direttore Ice di New York - ma credo che la gamma dell’offerta italiana, e la capacità quindi di coprire questo cambio di abitudini di consumo, si siano rivelati dei plus, e che ci diano quindi delle indicazioni per il futuro su come promuovere il vino italiano e su quali fasce di consumatori concentrarci. Una nota dell’Amministrazione - ricorda Laspina - adesso elimina i dazi per quattro mesi per una serie di prodotti Ue, compreso il vino, per cui si riprendono i giochi su un mercato non più condizionato dai dazi, con un ritorno alla competitività naturale”.
Si apre quindi una fase nuova, un ritorno alla normalità che, per il vino italiano, rappresenta “una sfida, perché si tratta di competere di nuovo su termini e condizioni uguali al 2019, quando comunque il vino italiano aveva registrato performance positive, quindi ci sono le condizioni per un rafforzamento di posizioni già importanti. Allo stesso modo - mette in guardia Antonino Laspina - si può cogliere un’opportunità, perché la fidelizzazione, seppure breve, di questo anno di pandemia, di nuovi consumatori, e trader, può essere per il vino italiano una grande occasione, per dare continuità a nuovi segmenti di mercato, a nuovi opinion leader e opinion makers. Per noi è un invito al sistema, pubblico e privato, ad operare strategie che avvicinino e fidelizzino questi nuovi consumatori, che sappiamo ci sono stati. Sfruttando anche la possibilità di esplorare sia nuove fasce di consumatori, sia nuovi territori, perché la prossima sfida sarà quella di andare a identificare nuovi consumatori per il nostro vino in territori che fino ad ora non sono stati considerati come aree di consumo del vino”.
Il focus si sposta poi sul cardine dell’attività dell’Ice in Usa e nel mondo, ossia l’attività di promozione. “Nel 2020, non potendo realizzare eventi in presenza, è passata tutta per il canale digitale”, spiega Laspina. “Molti webinar e video call, con cui abbiamo fornito assistenza alle imprese italiane, e questo ha riguardato sia attività ed eventi su piattaforme digitali dove abbiamo facilitato l’incontro con i buyer con incontri b2b. Abbiamo tenuto anche seminari di aggiornamento sulle normative, molto rigorose, specie per il settore vino. Illustrando la complessità del meccanismo della distribuzione del vino sul mercato Usa, con le differenze che esistono da Stato a Stato. Elementi importanti, a mio avviso, in termini di aggiornamento per le nostre imprese, perché è evidente che quando saremo fuori dal tunnel - sottolinea il direttore dell’Ice di New York - e si ripartirà con gli eventi in presenza, una migliore conoscenza da parte delle nostre aziende, specie le medio-piccole, che sempre più sono interessate al mercato Usa, sarà fondamentale per recuperare e rafforzare la competitività sul mercato. È stato quindi un periodo utilizzato per fare education, al mercato americano e alle nostre imprese. Allo stesso tempo, abbiamo organizzato eventi b2b che hanno permesso, in assenza delle visite alle manifestazioni in Italia e degli eventi qui, alle imprese italiane di alimentare il contatto con il mercato Usa”.
In definitiva, Oltreoceano il sentiment è di fiducia, “soprattutto alla luce delle dichiarazioni dell’Amministrazione e del Presidente Biden, che ha messo in atto un dispositivo di vaccinazione importante, mettendo in calendario il 4 luglio come data della liberazione dal Covid-19, una celebrazione congiunta che significa che si ha molta fiducia nella immunizzazione della popolazione americana, e quindi nella possibilità che le attività economiche possano riprendere”. Anche perché, conclude Antonino Laspina, “in molti Stati le attività della ristorazione se non hanno ripreso totalmente ci siamo vicini, riattivando un meccanismo di tutte le attività del retail. Questo ci porta ad avere fiducia nel fatto che nell’arco dei prossimi tre mesi se non sarà la normalità sarà una condizione in cui alcuni player economici potranno recuperare se non tutto, quasi tutto il business tagliato fuori dalla pandemia. Il ritorno alla normalità, nella ristorazione, avrà significato anche il ritorno ad una vita sociale essenziale per tirare la volata a tutto il made in Italy, in primis il food e il vino”.

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