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Il Messaggero

Vino investimento dell’anno l’indice Italy 100 su del 9%. Neanche l’oro va meglio … Sassicaia, Masseto, Tignanello (Antinori), Ornellaia (Frescobaldi), Case Basse (Soldera), Giacomo Conterno, Bruno Giacosa, Bartolo Mascarello, Gaja. Sono alcuni dei vini italiani -non i soli - che vale la pena conservare in cantina e che negli anni crescono di valore più dell’oro. Lo scorso anno l’indice Italy 100 dei vini di pregio italiani più trattati ha segnato un ottimo +9,2%. “Nel 2022 investire sui questi vini, non solo italiani, - afferma Alessandro Regoli, direttore di Winenews - si è rivelato un buon investimento. Il Liv-Ex 100 (l’indice del fine wine market curato da London International Vintners Exchange) ha guadagnato il 6,9%. Nessuno ha saputo fare meglio, neanche l’oro. Solo il FTSE 100 ha chiuso in territorio positivo (+0.9%), mentre tutti gli altri indici azionari hanno segnato cali importanti”. “La bontà di un investimento - aggiunge Regoli - non si misura comunque solo nel breve periodo, ma anche sul lungo termine, e il quadro dipinto dai dati relativi agli ultimi 5 anni è decisamente positivo. Il Liv-Ex 100 ha guadagnato il 34,2%, il Liv-Ex 1000 il 45,3%, l’ltaly 100 addirittura li 46,8%”. Nelle aste del 2022 ottimi i risultati delle etichette italiane con il record raggiunto da una sei litri di Masseto 2007 battuta a 11.250 euro. “I grandi francesi - spiega Francesco Tanzi, capo dipartimento vini e distillati da collezione della casa d’aste Pandolfini - scontano due limiti: tante bottiglie prodotte e prezzi già alti in partenza. L’Italia, invece, garantisce ancora prezzi accattivanti, che permettono grandi margini”. Aggiunge un altro esperto, Guido Groppi, responsabile vini di Finarte: “La zona su cui investirei è il Nord dei Piemonte”. “La produzione nell’area di Nebbiolo- precisa - è completamente cambiata dai tempi di Cavour, e il potenziale è enorme”. Va però precisato che al momento sono sempre i vini francesi (Borgogna e Champagne e meno Bordeaux) a fare il mercato. Nel Live-Ex 100 sono infatti solo 12 gli Italiani presenti (i primi tre: San Guido Sassicaia al gradino n. 30, Giacomo Conterno al 32, Gaja al 38). Sull’onda dell’interesse per i vini d’alta gamma, in Italia arrivano anche i grandi competitor internazionali. Ultimo in ordine di tempo Genia Group, forte di un portafoglio di investimenti per 50 milioni di dollari, e con in squadra Gabriele Gorelli, dal 2021 primo e finora unico Master of Wine italiano (384 in tutto il mondo). “Uno dei vantaggi degli investimenti fine wine - spiega Gorelli - è che i patrimoni crescono nel tempo. I vini sono infatti per loro natura beni materiali consumabili, questo significa che una volta bevute alcune bottiglie non esisteranno più, così il loro numero sul mercato diminuisce aumentando l’appetibilità da un punto di vista finanziario di quelle che restano”.

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