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Il Messaggero

Grande corsa ai vini di lusso ora l’Italia insidia la Francia … Per chi si occupa di titoli azionari, i riferimenti principali sono a New York il Dow Jones e S&P, a Tokio il Nikkei, il Mib da noi. Nel mondo del vino - in tutto il mondo - a quotare il mercato dei fine wine è invece solo l’inglese Liv-Ex, fondata nel 2000 da esperti della City. Da 14 anni, a inizio gennaio, assieme al magazine The Drinks Business stila la classifica dei top brand mondiali, incrociando prezzi, quantità, variazioni percentuali. La Francia continua a primeggiare, ma l’Italia si piazza molto bene. Il toscano Sassicaia (Tenuta San Guido) con un incremento del 10,6 % scala la classifica di ben 22 posizioni ed entra nella top ten al settimo posto per venduto di fine wine con un prezzo di 135 euro a bottiglia (costo medio, non ovviamente per l’annata 1985). Gli altri brand Made in Italy sono i piemontesi Bruno Giacosa (posizione 31, prezzo medio a bottiglia 241 euro) e Gaja (posizione 34, prezzo medio 119) e i toscani Solaia (posizione 57, prezzo medio192 euro), Tignanello (71, prezzo medio 77 euro), Masseto (72, prezzo 509 euro), Ornellaia (91, prezzo 92 euro), Soldera Case Basse (96, new entry, con un valore medio molto alto per una cassa da 12 bottiglie: 4.251 sterline inglesi). Tra gli italiani il più costoso è sempre il Masseto: una cassa da 12 vale mediamente 5.198 sterline, cioè 509 euro a singola bottiglia. Attenzione: anche questo è un prezzo medio, perché per annate e formati particolari non bastano talvolta alcune migliaia di euro. La classifica è guidata dalla Borgogna con Armand Rousseau, seguito da Romanée-Conti e Leroy. Tra le novità stupiscono gli Champagne, per la prima volta con ben tre griffe nella top ten: Krug al quarto posto, Louis Roederer al quinto e Moet & Chandon al nono. Buoni risultati per i vini bianchi, ma nella parte bassa della classifica perché ancora i collezionisti hanno forse paura dell’ossidazione prematura. Ai nostri vini è dedicato addirittura un intero capitolo. “Forza Italia”, afferma il condirettore di Liv-ex, Justin Gibbs, che aggiunge: “Dieci anni fa la quota di scambi dei vini italiani in valore era solo del 2%, ora è dell’8,5%, con una vera esplosione del numero di vini italiani nel listino:è aumentato di oltre il 1.000% in dieci anni”. I supertuscan - secondo gli analisti di Liv-Ex- offrono ottimi risultati perché seguono il modello bordolese di buoni volumi, valore e forza del marchio. “La Toscana - afferma Gibbs - offre uno dei punti di ingresso più economici nel mercato del buon vino. Fintanto che continua così, questi vini continueranno a prosperare”. Se la Toscana è il Bordeaux d’Italia, allora il Piemonte di Barbera e Barbaresco è la sua Borgogna, con una produzione più ridetta e vini costosi e rari che esprimono il terroir. “Un fenomeno difficile da immaginare quando il mercato parlava solo francese, commenta Alessandro Regoli, direttore di WineNews “Sono convinto - aggiunge - che nei prossimi anni alla ribalta ci saranno anche altri grandi vini italiani, dall’Amarone della Valpolicella all’Etna, per esempio .. e magari qualche fuoriclasse di altri territori del Belpaese”. Una conferma arriva dalle quotazioni medie delle doc rilevate da Ismea nel 2019. I neri dell’Etna (ora a 205 curo a ettolitro) sono cresciuti del 13,9 %; l’Amarone. stabile sul 2018. oscilla tra i 725 e gli 800 raro a ettolitro. Cala invece il prezzo medio del Barolo (-I5,8%) e resta stabile - in vetta alla classifica per prezzo - il Brunello a 1.085 euro ad ettolitro il che porterebbe il prezzo medio di una bottiglia intorno a 8 euro. Naturalmente, non per le etichette trattate dal Liv-Ex. Carlo Ottaviano

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