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RICORRENZE

Il paesaggio vitato dell’Alto Douro, dove si incontrano natura e uomo, Patrimonio Unesco da 20 anni

24.600 ettari vitati lungo le rive del fiume che unisce idealmente Spagna e Portogallo, su terrazzamenti ripidi e stretti, punteggiati dalle “quinta”

Il fiume Douro nasce in Spagna, sulla catena montuosa del Picos de Urbión, fa da confine naturale con il Portogallo per 112 chilometri e poi, dopo aver attraversato trasversalmente il Paese, si getta nell’Oceano Atlantico. In quest’ultimo tratto, insieme ai suoi affluenti principali - Varosa, Corgo, Távora, Torto e Pinhão - nei milioni di anni, ha modellato colline e montagne, disegnando un paesaggio unico, su cui, nei secoli, si è fatta sempre più evidente la mano dell’uomo, che ha cesellato quelle stesse colline e montagne per piegarle alle proprie necessità, essenzialmente agricole. Lungo l’Alto Douro, infatti, oggi si estende la prima e più estesa regione vitata del Portogallo: 24.600 ettari, da cui nasce il vino fortificato più popolare al mondo, il Porto, la cui produzione è regolata sin dal 1756. Un esempio di paesaggio vitato senza eguali nel mondo, che dal 2001 - esattamente 20 anni fa - è stato riconosciuto Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Qui, nella seconda metà dell’Ottocento, i vignaioli portoghesi costruirono file di terrazzamenti strettissimi, i “socalcos”, sostenuti da muri in pietra sui quali potevano essere piantati solo uno o due filari di viti. Le lunghe file di terrazze continue e regolari, arrivati intatti sino ai giorni nostri, risalgono invece alla fine del XIX secolo e all’inizio del XX secolo, quando i vigneti del Douro furono ricostruiti, in seguito all’attacco della fillossera. Le nuove terrazze hanno reso il paesaggio come lo conosciamo oggi, non solo per i muri che sono stati costruiti, ma anche per il fatto che sono più larghi e leggermente inclinati, per garantire una migliore esposizione delle viti al sole.

Lungo le sponde inferiori del Douro, o ai margini dei corsi d’acqua sui pendii, trovano spazio anche altre colture, come piccoli aranceti e ciliegi, spesso murati come le viti. Il paesaggio circostante è ricoperto di bosco e macchia mediterranea, che si alterna ai vigneti. Sui fianchi della vallata, tipicamente, si arrampicano piccoli villaggi di case dalle pareti bianche, su cui svetta sempre una chiesa, risalente quasi sempre al XVIII secolo, mentre file di case si aprono direttamente sulla strada per formare una rete di strade strette e tortuose.

Le “quinta” del Douro sono i principali punti di riferimento, facilmente identificabili dai gruppi di fabbricati agricoli e dalla cantina che circondano la dimora principale, in particolare nell’Alto Corgo e nell’Alto Douro. Una lunga tradizione, che ha prodotto un paesaggio culturale di straordinaria bellezza, che è allo stesso tempo un riflesso della sua evoluzione tecnologica, sociale ed economica. Che ricorda da vicino, pur con tutte le differenze del caso, specie da un punto di vista geologico, i ciglioni vitati che rendono uniche le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, non a caso nella lista del Patrimonio Mondiale come paesaggio culturale, al pari della Costiera Amalfitana, delle 5 Terre, del Cilento e Vallo di Diano, dei Sacri Monti, della Val d’Orcia (caratterizzata dalle colline vitate del Brunello di Montalcino), delle Ville e dei Giardini Medicei, dei paesaggi vitivinicoli delle Langhe-Roero e Monferrato.

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