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ENO-ARCHEOLOGIA

Il Parco Archeologico di Pompei e Gruppo Tenute Capaldo portano il loro partenariato nel mondo

È partito da Londra, il tour che racconta il modello di collaborazione pubblico-privata made in Italy nella rete degli Istituti Italiani di Cultura

Raccontare e promuovere il progetto vitivinicolo di Pompei nella rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero del Ministero degli Affari Esteri, con l’obiettivo di condividere entusiasmo, visione e unicità di un modello unico di partenariato pubblico-privato fondato su cultura, sostenibilità, ricerca scientifica e valorizzazione del made in Italy, tra i più importanti e prestigiosi nella storia del connubio tra il mondo del vino e quello della cultura, e che sta scrivendo un nuovo capitolo per la viticoltura ed il patrimonio culturale italiano e mondiale. Lo hanno fatto, nei giorni scorsi, il Parco Archeologico di Pompei e Gruppo Tenute Capaldo con la prima tappa all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, avviando una nuova fase del percorso che vede (ri)nascere tra gli scavi della città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. una “vigna archeologica” che, nel tempo, supererà 6 ettari, con vitigni autoctoni locali e su suoli intatti da oltre duemila anni, e la costruzione di un’azienda vitivinicola biologica nel Parco, per tornare a produrre il “vino pompeiano”, grazie ad un’importante lavoro di ricerca in collaborazione con Attilio Scienza, professore di Viticoltura all’Università di Milano e tra i massimi esperti di viticoltura al mondo, ed il know how delle cantine Basilisco e Feudi di San Gregorio ed il suo responsabile di produzione, l’agronomo Pierpaolo Sirch, e che si sta realizzando in una delle aree archeologiche più importanti al mondo, con oltre 4 milioni di visitatori nel 2025.
Dopo la presentazione ufficiale tenutasi al Ministero dell’Agricoltura, a Roma, il progetto vitivinicolo di Pompei avvia una nuova fase del suo percorso con la promozione internazionale attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura. La prima tappa di questo racconto internazionale è stata Londra, il 25 febbraio, con un evento di presentazione ospitato dall’Istituto Italiano di Cultura, alla presenza del direttore dell’Istituto Francesco Bongarrà, e con Gabriel Zuchtriegel, direttore Parco Archeologico di Pompei, Antonio Capaldo, presidente Feudi di San Gregorio, Pierpaolo Sirch, direttore produzione Feudi di San Gregorio, e Nic Palmarini, direttore Nica-National Innovation Centre for Ageing (Uk), tra i massimi esperti a livello globale sui temi della longevità, degli stili di vita e dell’innovazione, a sottolineare la dimensione contemporanea e trasversale del progetto, capace di dialogare con le grandi sfide del nostro tempo.
“Il vino è cultura, storia, economia, ricerca, gusto. E non solo. È per questo che siamo felici di ospitare questa bellissima iniziativa grazie alla quale raccontiamo al pubblico inglese una straordinaria storia di archeologia, di vino, di gusto, di cultura italiana”, ha sottolineato Francesco Bongarrà. “Questo progetto rappresenta per noi una grande responsabilità e una straordinaria opportunità - ha detto Antonio Capaldo - il vino è da sempre un elemento centrale della cultura mediterranea e della storia dell’uomo. Pompei ci offre l’occasione di ricordarlo in modo diretto e di dimostrare, come imprenditori, la capacità di investire in modo sostenibile su progetti di lungo periodo e sul valore culturale del vino”. “Affreschi e oggetti trovati a Pompei mostrano che il vino per i romani aveva un qualcosa di sacro: ciò implicava una tutela sia delle conoscenze e prassi di coltivazione, sia dell’uso consapevole, della convivialità, della ritualità - ha ricordato Gabriel Zuchtriegel - il nostro progetto, in fondo, vuole far vedere come in Campania questa antica tradizione continua a sopravvivere e riemergere, grazie a ricerche e scavi a Pompei, Longola, Oplonti, Boscoreale e Stabia, ma anche grazie al lavoro di donne e uomini che coltivando la terra nei secoli e millenni hanno creato il paesaggio italiano: agricoltura e cultura, che non a caso hanno la stessa radice, sono strettamente collegate”. “Con questo progetto - ha precisato Pierpaolo Sirc - intendiamo approfondire i modelli di viticultura antichi, i vitigni autoctoni e le forme di allevamento della vite sugli alberi, tipiche della viticoltura etrusca a Pompei all’epoca, creando veri e propri vigneti-giardino capaci di raccontare questa storia in un rapporto tra archeologia, vite e vino strategico per proporre un turismo di qualità e offrire un modello interpretativo dell’enorme ricchezza della viticoltura italiana”.
“Le culture del Mediterraneo che hanno realmente insegnato al mondo l’arte di vivere a lungo non l’hanno fatto malgrado la loro convivialità, ma grazie ad essa. Se elimini il momento dello stare insieme e lasci solo il vino, non resta nulla. Se invece preservi il rito dell’incontro, ottieni qualcosa che nessun farmaco è ancora riuscito a riprodurre. È questo, nel suo significato più profondo, il senso del progetto a Pompei. Non è semplicemente una cantina: è una dichiarazione di principio”, ha spiegato Nic Palmarini.
L’iniziativa di Pompei rappresenta un caso unico nel suo genere: oltre 6 ettari di vigneti coltivati secondo pratiche biologiche e sostenibili all’interno dell’area archeologica e una cantina inserita in uno dei siti più iconici del patrimonio culturale mondiale. Un progetto con finalità culturali prima che commerciali, che mira a far rivivere il ruolo storico del vino come ambasciatore di civiltà. Dopo Londra, il progetto proseguirà il suo percorso internazionale in Europa, con l’intenzione di estendere il racconto anche oltreoceano, attraverso una serie di tappe nei principali Istituti Italiani di Cultura all’estero: un viaggio che intreccia archeologia, agricoltura, ricerca e cultura, per raccontare un’Italia capace di custodire le proprie radici e, allo stesso tempo, di parlare il linguaggio del futuro, attraverso un partenariato pubblico-privato innovativo e lungimirante.

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