02-Planeta_manchette_175x100
Consorzio Collio 2025 (175x100)
IDEE DI FUTURO

Il vino del mondo accetta la sfida del cambiamento: gli atout del “ProWein Business Report” 2026

Preoccupano costi, potere di acquisto in calo e salutismo. Ma la filiera prevede un 2026 di stabilità. Mentre cambia la geografia dei mercati
FIERE INTERNAZIONALI, MERCATI, PROMOZIONE, PROWEIN, PROWEIN BUSINESS REPORT, Mondo
Il vino del mondo e la sfida del cambiamento: gli atout del “ProWein Business Report” 2026

Nonostante le tante difficoltà, il vino, dalla produzione al trade, sta affrontando questo 2026 con la consapevolezza del momento difficile, ma anche con la voglia di fare di tutto per innescare una nuova fase che porti una rinnovata, seppur piccola, crescita. E se in generale il “barometro” dell’anno appena iniziato ferma la lancetta sulla parola “stabilità”, non manca chi si aspetta una lieve ripresa, guardando con speranza anche al 2027. Tra le tante tipologie di vino, se quella considerata più in salute e con le performance attese migliori è, ancora una volta, in assoluto, quella dei vini bianchi fermi, tanti scommettono ancora anche sulle bollicine, ma anche sui vini No-Lo. Con una “geografia” dei mercati ritenuti più attrattivi per le esportazioni, ovvero quelli per i quali ci si aspetta una crescita maggiore, che, però, è ben diversa dal recente passato, con sul podio Germania, Paesi Bassi e Giappone, seguiti da Danimarca e Polonia, con big come il Regno Unito solo all’ottavo posto, e gli Stati Uniti segnati dal caos dazi che retrocedono alla posizione n. 19, tra Vietnam e Hong Kong. Ecco gli spunti che arrivano dal “ProWein Business Report” 2026, realizzato come sempre dalla Geisenheim University, e che WineNews ha analizzato in vista della ProWein 2026, di scena a Düsseldorf dal 15 al 17 marzo, in un appuntamento che resta, comunque, tra i più importanti del mercato del vino internazionale, con focus soprattutto su quella Germania che è il secondo mercato più importante per le cantine italiane, presenti in maniera ridotta sul recente passato, ma, comunque, in buon numero (540, con l’Italia secondo Paese più rappresentato dopo la Germania con 599, ndr), ma anche sul Nord ed Est Europa, e non solo.
Secondo le imprese del settore, in generale, la crescita dei costi sarà il fattore più pesante da affrontare (75%), seguita dalla riduzione del potere di spesa dei consumatori (67%), ma anche dalla riduzione dei consumi legata al tema “salutismo” (59%), che fa il paio con la preoccupazione per le politiche sempre più stringenti in materia di commercio, promozione e consumo degli alcolici in generale (57%). Ma tra le “minacce” alle performance del mercato del vino, in molti (52%) segnalano anche la crisi economica globale, al pari del cambiamento dei gusti di consumatori che orientano le loro preferenze sempre più verso altre bevande, mentre scivolano in basso, tra le priorità, tematiche come il cambiamento climatico (37%) e la mancanza di manodopera e professionalità (30%). E, a sorpresa, le restrizioni al commercio internazionale (ovvero dazi, barriere non tariffarie e così via), avranno effetti importanti sul mercato solo per il 28%.
Un quadro di sentiment, questo, che arriva dopo un 2025 complicato, e dove, sostanzialmente, la maggioranza degli operatori ha segnalato un calo dei volumi di consumo. Lo confermano il 57% delle piccole cantine, il 63% delle cooperative, il 44% delle grandi aziende ed il 67% degli esportatori, ma anche il 42% degli esportatori e distributori, il 62% dei grossisti ed il 55% del retail specializzato. Curioso, invece, il dato dei ristoranti, dove a fronte di un 66% di realtà che dichiarano volumi stabili, “solo” il 25% denuncia un calo. Dato, comunque, che è il triplo di chi dichiara addirittura una crescita (9%). E un andamento simile si registra sul fronte dei prezzi: se, tra i produttori, pur di diverse dimensioni, poco più della metà segnala che i clienti hanno acquistato vini agli stessi prezzi di sempre, oltre 3 produttori su 4 evidenziano uno spostamento verso fasce di prezzo più basso. Con un trend confermato, in buona sostanza, anche dalla parte commerciale della filiera, più o meno nelle stesse proporzioni.
Guardando, invece, ai prodotti che performeranno meglio tra il 2026 ed il 2027, tra produzione e retail, emerge qualche differenza più marcata. Per tutti, la categoria che andrà meglio sarà, ancora una volta, quella dei vini bianchi: così sostiene il 69% dei produttori ed il 64% del trade. Ma se per i produttori, a seguire, ci sono i vini zero alcol (54%), i vini a più basso tenore alcolico (49%), al pari dei rosè e appena davanti agli spumanti (compresi Champagne, Prosecco e Cava, al 48%), questa ultima categoria è, invece, sul secondo gradino del podio secondo il retail (61%), davanti ai vini No-Lo (54% e 53%) ed ai rosè (51%). Scarsissima, in entrambi i casi, la fiducia sui vini rossi, indicati solo dal 13% dei produttori e dal 26% di importatori, distributori e commercianti.
Sentiment che confermano la situazione di grande cambiamento nel mercato del vino, e che si manifesta anche a livello “geografico”. Il primo mercato del vino mondiale, ovvero gli Usa, a causa soprattutto dell’incertezza legata al tema dazi, ma non solo, è segnalato solo alla posizione n. 19 tra quelli più attrattivi, indicato appena dal 17% delle risposte. In generale, spiega il “ProWein Business Report” 2026, “un forte focus intraeuropeo domina ora le strategie di export”. Al primissimo posto, tra i mercati più attrattivi per il 2026, infatti, è indicata la Germania, seguita da Paesi Bassi e Giappone. Poi, vengono Canada, Danimarca, Polonia, Corea del Sud, Regno Unito, Svizzera e Svezia, a chiudere la “Top 10”. Brasile e Cina, invece, seguono alla posizione n. 11 e n. 12, davanti a Belgio, Nigeria, Norvegia, Finlandia, Thailandia e Vietnam. Davanti, appunto, agli Stati Uniti, e poi Hong Kong, Singapore, Repubblica Ceca, Messico, Austria, altri Paesi dell’America Latina, Lettonia, Australia, Lituania, India e Sudafrica.
Temi e tendenze, quelli evidenziati, dunque, dai protagonisti della filiera del vino, che saranno sotto i riflettori alla ProWein, dove l’Italia, come già successo a Parigi, giocherà un ruolo da protagonista, in attesa poi del suo palcoscenico privilegiato, ovvero Vinitaly 2026, a Veronafiere a Verona, dal 12 al 15 aprile.

Copyright © 2000/2026


Contatti: info@winenews.it
Seguici anche su Twitter: @WineNewsIt
Seguici anche su Facebook: @winenewsit


Questo articolo è tratto dall'archivio di WineNews - Tutti i diritti riservati - Copyright © 2000/2026

Altri articoli