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STORIA

Il vino ed il qvevri, simboli della cultura georgiana che attraversano 8.000 vendemmie

A WineNews, il professore di Etnografia Eldar Nadiradze: “il vino è legato a Dio e alla Madonna, intesi come luce del sole e Madre Terra”
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Il qvevri ed il vino nella cultura gerogiana

La storia delle civiltà nate e prosperate nel bacino del Mediterraneo è attraversata dal vino, ma la prima culla della domesticazione della vite e della viticoltura - come dimostrano centinaia di evidenze dell’archeologia - è da localizzare altrove, alle pendici del Caucaso, nell’attuale Georgia. Una terra che, nei secoli successivi, ha subito la dominazione prima dei Greci e poi dei Romani che, presumibilmente, hanno portato la vite ed il vino con sé, nella seconda grande culla di domesticazione della viticoltura. Se Dioniso e Bacco testimoniamo il ruolo e l’importanza del vino nelle civiltà europee, in Georgia, dove WineNews è andata a riscoprire le origini del vino e della viticoltura, il legame con l’uomo, in tutti i suoi aspetti, da quello folcloristico a quello religioso, è ancora più profondo e storicizzato, come racconta Eldar Nadiradze, professore di Etnografia e protagonista, nel “Merano Wine Festival Georgia” 2023, del seminario “8.000 Vintages of Georgian Wine”.
“A definire la Georgia il Paese del vino sono le evidenze dell’archeologia e dell’archeobotanica, che localizzano la Georgia come il luogo in cui sono stati rinvenute le prime anfore - qvevri - usate per la produzione del vino. L’importanza del vino nella cultura georgiana è poi testimoniata dalla mitologia, dalla religione e dal folklore del nostro Paese”, spiega l’etnografo georgiano. “Ogni rituale, in Georgia, è accompagnato dal vino, che scandisce i tempi delle celebrazioni attraverso la successione dei brindisi. Il primo brindisi è sempre per Dio, il creatore, e l’ultimo per la Madonna, la Madre che protegge la Terra. È una simbologia molto ricca, già presente prima del Cristianesimo: la Georgia è stata evangelizzata con la croce di San Danilo, arrivato dalla Cappadocia, e la sua croce era fatta con la vite, a testimoniare come il vino sia sempre stato, nella sua Storia, oggetto di venerazione”, dice ancora Eldar Nadiradze.
L’altro grande protagonista della storia e della cultura del vino georgiano, ovviamente, è “il qvevri, che ha un suo enorme valore simbolico: da sempre, la tipica anfora georgiana viene interrata, e in questo modo il vino si riunisce alla terra, da cui, quando sarà pronto, rinascerà, come molte divinità, a partire ovviamente da Dioniso. Il vino, inoltre, è intimamente e profondamente legato al sole, simbolo di Dio, e della sua energia: l’uomo stesso è energia e sole, e le cantine delle case georgiane, dove si produce vino da secoli se non da millenni, si chiamano “marani”, in cui “mar” vuol dire uomo, che di per sé è energia del sole. Il qvevri, invece, è simbolo dell’energia femminile e della terra, nell’antichità i defunti venivano seppelliti nel qvevri. Ci sono tantissime testimonianze di come il vino sia sempre stato il succo stesso della vita, capace di assumere un grande valore sacrale, simbolo della vita. Con l’arrivo di Cristo, il vino è diventato centrale nella liturgia, e la vite è l’albero della vita in tante parti del mondo, dalla Georgia all’Egitto all’Italia.
Nella tradizione georgiana, infine, il vino è anche la bevanda con cui auguriamo alle giovani coppie che si sposano che alla fine delle loro vite possano ricongiungersi in Paradiso: in questo senso, il vino è eternità”, conclude, a Winenews, il professore di Etnologia Eldar Nadiradze.

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