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MERCATI

Il vino italiano in California: una missione possibile nella culla enoica degli Stati Uniti

A Los Angeles l’ultima tappa del tour Usa “Simply Italian Great Wines” by Iem: focus sugli under 30, somma di nicchie e curiosità
Iem, ITALIA, LOS ANGELES, USA, vino, Mondo
Il mitico Hollywood Boulevard di Los Angeles

In California ci sono poco meno di 4.400 aziende di vino, più del doppio di quelle di Washington e Oregon insieme, e l’81% del vino prodotto in Usa arriva da qui, ossia 2,45 miliardi di litri nel 2021 (dati: Wine Institute). Napa e Sonoma Valley sono praticamente da sempre il cuore pulsante dell’enologia statunitense, dove le varietà internazionali e lo stile bordolese la fanno da padroni, plasmando il palato ed il gusto del consumatore americano. Puntare sulla California, per i produttori di vino italiani, potrebbe, quindi, sembrare un azzardo, un po’ come vendere frigoriferi agli eschimesi. E, invece, è quanto di più sensato ci possa essere, perché il “Golden State”, culla dell’industria del cinema di Hollywood e della Silicon Valley, è probabilmente il più attrezzato, in termini di cultura enoica, per apprezzare e capire la ricchezza e le peculiarità delle produzioni del Belpaese.
Anche qui, come hanno raccontato a WineNews (nei prossimi giorni altri video reportage dagli Usa, ndr) i protagonisti del trade, della ristorazione e della comunicazione del vino in California, incontrati a Los Angeles nella terza ed ultima tappa Usa “Simply Italian Great Wines” by Iem (Marina Nedic & Giancarlo Voglino), è la ristorazione italiana a giocare un ruolo fondamentale, sin dagli anni Sessanta del Novecento. Come accaduto a New York, all’epoca la cucina italiana era l’eredità degli immigrati di prima generazione, ricette di casa e regionali, filtrate dai tanti anni vissuti Oltreoceano, e preparate con ingredienti americani. Il vino, per qualche decennio, si limitava a due grandi tipologie: Chianti e Pinot Grigio. Si dovranno aspettare gli anni Novanta per una vera e propria rivoluzione nel bicchiere, arrivata sull’onda del Rinascimento qualitativo firmato, tra i vigneti italiani, da Giacomo Tachis. Poco a poco, le referenze sono cresciute, gli importatori hanno finalmente trovato il modo di portare nel Nord Ovest degli Usa eccellenze come il Brunello di Montalcino e il Barolo, che hanno aperto la strada a tanti altri territori.
Oggi, così, il vino italiano è sì forte nella ristorazione tricolore, che va per la maggiore, anche grazie agli imprenditori del Belpaese che hanno deciso di investire in California, da Oscar Farinetti con Eataly a Gabriele Bonci, entrambi da tempo a Los Angeles, ma è stato in grado di emanciparsi e trovare spazio nei wine bar e nelle wine list di tanti altri ristoranti. Merito di una qualità senza eguali, specie in rapporto al prezzo: come fa notare più di un wine lover, un cru di Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore costa la metà di uno Champagne, e può regalare le stesse emozioni.
Ma anche della capacità di rispondere alle esigenze e alle richieste di un mercato sempre più frammentato, in cui gli under 30, la fascia di consumatori più difficile e al contempo più importante da conquistare, non ragionano come un monolite, ma amano al contrario coltivare gusti peculiari, che spaziano dagli orange wine alle produzioni biologiche, con un occhio attentissimo alla sostenibilità. E non è solo uno slogan vuoto, ma un principio tangibile.
Lo Stato della California, infatti, è tra i più attenti alle istanze ambientaliste: ormai la stragrande maggioranza delle auto che sfrecciano sulla mitica Hollywood Boulevard sono elettriche, e lo Stato un mese fa ha deciso di tassare di 10 centesimi, a partire dall’inizio 2024, le bottiglie di vetro di vino ed altri alcolici. In effetti, non è una vera e propria tassa: si chiama “California Redemption Value”, i soldi finiscono in un fondo statale, e vengono restituiti al consumatore che riporta il vuoto in un centro di riciclaggio. L’obiettivo è quello di dare un impulso decisivo al riciclaggio del vetro, questione per nulla banale in uno Stato come la California, dove ogni anno vengono vendute 1,2 miliardi di bottiglie di vetro di vino e liquori.

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