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AGRICOLTURA

Immigrati, la “sanatoria” possibile già nel decreto “Cura Italia Bis”

La Cia-Agricoltori Italiani: “bene l'iniziativa del Ministro Bellanova. Serve manodopera subito, non fra 3 mesi”
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Gli stranieri che lavorano nei campi italiani, ph di Antonio Calanni

“Una sanatoria per regolarizzare gli immigrati e gli irregolari per farli lavorare nei campi, già nel decreto di maggio, il Cura Italia bis”. La Cia-Agricoltori Italiani accoglie, con grande favore, le dichiarazioni odierne della Ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, in prima linea su questa proposta, per una risposta immediata alla richiesta di manodopera delle aziende agricole italiane, a seguito dell’emergenza Coronavirus.
“Ha ragione la ministra Bellanova, siamo noi ad avere bisogno degli immigrati - dichiara il presidente Cia, Dino Scanavino - ma è necessario che la regolarizzazione si concretizzi subito, velocizzando e semplificando le procedure senza intralci burocratici. Se non si agisce in fretta, la sanatoria rischia di avere effetto fra troppi mesi, quando la stagione della raccolta sarà terminata e i prodotti saranno abbandonati nei campi per mancanza di forza lavoro, con la conseguenza per le famiglie di trovare scaffali vuoti nei supermercati”.
Secondo le stime di Cia, un provvedimento di regolarizzazione, che in Italia manca dal 2012, oltre a coinvolgere una platea di almeno 150.000 operai agricoli e a inserire in una cornice di legalità i lavoratori già presenti nel nostro Paese, potrebbe portare nelle casse dello Stato anche nuove entrate per 1,2 miliardi di euro, tra Irpef e contributi previdenziali. L’idea è quella di prevedere, alla stipula del contratto, il pagamento di un contributo forfettario da parte del datore di lavoro e il rilascio del permesso di soggiorno per il lavoratore.
Un tema delicatissimo, ma anche controverso: da più fronti della politica e delle amministrazioni regionali, sia di opposizione che di formazioni politiche al Governo, nei giorni scorsi era arrivata la sollecitazioni di studiare strumenti normativi per spingere al lavoro in campagna, tra gli altri, coloro che percepiscono misure assistenziali come il reddito di cittadinanza.

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