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ECONOMIA ENOICA

Imprese del vino: i grandi fanno mercato, i piccoli (di grande marchio) al top per “ebitda”

L’analisi sui bilanci del Centro Studi Management di Studio Impresa, guidato da Luca Castagnetti. Bolgheri territorio n. 1 per redditività
AZIENDE, BILANCI, STUDIO IMPRESA, vino, Italia
I vigneti di Tenuta Argentiera a Bolgheri (ph: Tenuta Argentiera)

Nel triennio 2019-2021 i ricavi delle cantine sono cresciuti dell’11,6% con un sensibile miglioramento della loro redditività (+7,17% di ebitda). Anche gli investimenti sono cresciuti (+13,7% sul 2019) e questa attività non ha generato un aumento proporzionale aumento dell’indebitamento finanziario che è, invece, diminuito del -19,15% sul 2019. Segno che si è lavorato sul valore, e che il settore crede nelle sue possibilità e reinveste i crescenti utili in azienda. È il dato saliente che emerge nell’analisi dei bilanci 2021 (854 aziende) che rappresentano un aggregato di ricavi per 12,7 miliardi di euro del Centro Studi Management di Studio Impresa, guidato da Luca Castagnetti (ed anticipato in parte a luglio 2022 nel quadro di VinoVip Cortina, e approfondito oggi e pubblicato sul “Il Corriere Vinicolo”, edito da Unione Italiana Vini (Uiv). Le cantine top per redditività? Al vertice assoluto, per ebitda, c’è la Tenuta San Guido con il 63,48%, seguita Ornellaia e Masseto con il 59,86%, Jermann con il 57,98%, San Felice con il 56,3%, Antinori con il 53,7%, e Tenuta di Biserno con il 52,2%, le migliori tra le 19 realtà con un ebitda superiore al 35% (vedi focus).
In particolare, si legge nella sintesi curata da Castagnetti per WineNews, nel 2021 l’aggregato vigneti, cantine e impianti è di 7.902.561.803 euro, con un aumento del 3,2% sul 2020 e del 13,7% sul 2019. Di contro, l’esposizione complessiva nei confronti del sistema finanziario scende: nel 2021 è di 1.572.095.327 euro, con un miglioramento del 10,4% sul 2020 e del 19,15% sul 2019. Ovvero, un risultato finanziario molto buono. Il rapporto posizione finanziaria netta/ebitda non solo è ottimo, ma migliora passando da 1,9 nel 2019 a 1,4 nel 2021. Nel 2021, dunque, il settore gode di una ottima situazione finanziaria. Tanto che guardando al patrimonio netto, i mezzi propri arrivano a 10.515.303.325 euro, con un aumento del 6,64 % sul 2020 e del 28,76% sul 2019.
Se questo è quadro generale, spiega Castagnetti, la ricerca per la prima volta ci fornisce i dati di ben 424 imprese con ricavi fino a 5 milioni che, sommato alle 160 imprese che raggiungono i 10 milioni arrivano a rappresentare solo il 16% delle vendite totali. Forse, statisticamente, poco rilevanti ma al loro interno si celano modelli diversi e di straordinario successo. Al netto di un quadro in cui le piccole imprese, però, perdono ricavi. Nel triennio diminuiscono dell’11,1% le loro vendite. Tutte le altre fasce sono, invece, in recupero sul 2020, e crescono molto le grandi: +26,17% per la fascia oltre i 50 milioni di euro di fatturato. Perchè il mercato è dei grandi, e in questa ottica si comprendono le numerose aggregazioni di questi anni.
Le piccole aziende hanno, invece, le migliori redditività intese come Ebitda (utile prima delle imposte, delle tasse, degli ammortamenti e accantonamenti): 11,8% contro il 10,3% di media. Ma il risultato è sicuramente influenzato dalla riduzione dei costi commerciali e marketing (fiere e viaggi) dovuti alla pandemia.

Guardando al mondo della cooperazione, ancora, emerge che le vendite delle 273 cooperative analizzate sono aumentate nel triennio del 10,25%. Una buona crescita ma inferiore di quella delle imprese private (+12,28%). La marginalità è stabile nel triennio con valori di poco superiori al 5% e la differenza con le imprese private si allarga fino a raggiungere ben 7,6 punti nel 2021. La distribuzione della cooperazione in Italia è significativa in 7 regioni (intorno a 30 cantine sociali per Regione) per poi essere diffusa in modo poco uniforme nelle altre regioni. L’incidenza delle cantine sociali sulle vendite per singola regione è molto variabile: dal 59% della Sicilia e del Trentino al 9% della Toscana. La ricerca, come le precedenti edizioni, offre una dato originale: l’indice “Immobilizzazioni materiali)/totale attivo”. Le imprese con indice sotto la mediana del 30% (Asset Light) hanno minori investimenti in vigneti e cantine (aziende più commerciali) mentre le imprese con indice sopra la mediana (asset strong) hanno maggiori investimenti in vigneti e cantine. Il mercato è delle imprese “Asset Light”: +23,06% sul 2020 contro un -3,23% delle Asset Strong. di contro le imprese “Asset Strong” hanno una marginalità sensibilmente superiore alle Asset Light: un 15,42% rispetto ad un 11,54%. Il divario è in aumento in quanto le prime migliorano (+27,19% di incremento del margine sul 2021) mentre le seconde peggiorano (-2,03%). Questa analisi suggerisce diversi modelli e strategie aziendali: aziende commerciali con minori margini contro aziende di filiera con maggiori margini; logiche di breve periodo contro strategie di medio lungo periodo; ricerca dei ricavi o dei margini; investire nella produttività o nel valor del brand.
Ancora, spiega la ricerca curata dal Centro Studi Management di Studio Impresa, guidato da Luca Castagnetti, nella sintesi per WineNews, se si analizzano i dati senza tener conto delle profonde differenze tra imprese agricole e imprese industriali/commerciali si rischia di non comprendere lo stato reale delle cose. Ad esempio, in Lombardia, le imprese con maggiori asset immobiliari hanno un ebitda medio del 18,65% ma le agricole raggiungo il 29% e le imprese industriali/commerciali si fermano ad un 10,02%. Diverse le strategie che spesso le caratterizzano: maggior controllo qualitativo sulle uve, accorgimenti legati a protocolli di sostenibilità, modelli organizzativi con molto lavoro manuale, “storicità. Le imprese agricole hanno avuto un positivo riscontro nel mercato nel 2021: la crescita dei loro ricavi sul 2020 è stata del 23% mentre le industriali sono cresciute del 16%. Guardando al tema della fiscalità, poi, gli agricoli hanno una incidenza delle imposte sull’utile netto del 10,38% contro un 37,65% degli industriali (3,5 volte maggiore). Legate al mondo agricolo troviamo anche le cantine sociali che in tema di fiscalità registrano una incidenza ancora minore: il 2,8% sull’utile netto.
Guardando alle performance regionali, al top per ricavi c’è il Veneto, con 4,2 miliardi, +18,06% sul 2020, un ebitda medio dell’8,56% ed un incidenza della cooperazione del 28,5%. Segue per ricavi l’Emilia Romagna, con 1,4 miliardi, a +6,22% sul 2020, una redditività del 6% ed un’incidenza della cooperazione del 59%. Con 1,3 miliardi di euro c’è poi la Toscana, a +18,64%, e il primato dell’Ebitda, al 20,16%, con un peso della cooperazione che è solo del 9,9%. Con 1,1 milioni di euro di ricavi, a +11,3%, un’ebitda dell’8,07% ed un peso della cooperazione del 62,1% c’è il Trentino Alto Adige, che precede per ricavi il Piemonte, a 1,09 milioni di euro, +17,6%, un’ebitda medio del 13,6% e la cooperazione al 23,5%. Tra le regioni top per ricavi anche la Lombardia, a 834.516.791 euro, la Puglia, a 802.575.222 euro, e la Sicilia, a 537.586.099, che è la Regione in cui, secondo l’analisi, la cooperazione incide di più, ovvero per il 62,3%. Tra le sottolineature, il Veneto ha una elevata produttività per addetto che raggiunge euro 828.773.
Il Franciacorta trascina la buona redditività della Lombardia: a Brescia, l’Ebitda medio è del 36,10%. Così come Bolgheri, a Livorno, con ebitda medio del 57,43%: provincia n. 1 in Italia per redditività.

Focus - Le imprese “Best Performer”: i 19 con Ebitda superiore al 35%
Società Agricola Citai (Tenuta San Guido) - 63,48%
Ornellaia & Masseto Società Agricola Srl - 59,86%
Jermann Srl - Società Agricola - 57,98%
Societa Agricola San Felice Spa - 56,32%
Antinori Società Agricola Srl - 53,78%
Tenuta di Biserno Società Agricola - 52,28%
Azienda Agricola Poggio Le Volpi Società Agricola - 49,89%
Altesino Srl Società Agricola - 47,58%
Rolando Srl - 42,77%
Vini Classici Borgogno Srl - 41,48%
Società Agricola Monte Rossa Srl - 40,26%
Società Agricola Fratelli Tedeschi Srl - 40,05%
Ca’ del Bosco Srl - 39,84%
Argentiera Srl Società Agricola - 39,73%
Prunotto Srl - 38,34%
Tenute di Castelgiocondo Srl - 37,84%
La Rivetta Società Agricola Srl - 37,30%
Castello di Ama Srl Società Agricola - 36,27%
Tormaresca Società Agricola Srl - 35,72%

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