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VITIGNI RESISTENTI

In Francia l’Inra svela quattro varietà resistenti alle malattie: Araban, Floreal, Voltis e Vidoc

Non temono peronospora e oidio, garantiscono un taglio dell’80-90% dei trattamenti, ma nascono dubbi sulla qualità delle uve

La ricerca genetica sulla vite continua a fare passi avanti importanti, specie verso varietà resistenti alle malattie, in particolar modo peronospora e oidio, e quindi capaci di garantire produttività senza l’impiego di sistemici e trattamenti. L’ultima novità in questo senso arriva dalla Francia, più precisamente dall’Inra, l’Istituto Nazionale di Ricerca Agronomica di Colmar, che ha alzato il velo su quattro nuove varietà, frutto del programma “Resdur”: si chiamano Araban, Floreal, Voltis e Vidoc, a prima vista sono identiche a tante altre varietà esistenti, in realtà sono assolutamente resistenti alle due maggiori minacce della vite, oidio e peronospora, e dal 2020 ne sarà permessa la vinificazione. Gli unici dubbi, non di poco conto, riguardano però proprio la qualità organolettica delle uve: trattandosi di incroci tra varietà europee, asiatiche e americane, si teme che alla grande capacità di adattamento non corrisponda una grande qualità.
L’obiettivo principale, però, come detto, è quello di ridurre al minimo il numero di trattamenti, ed è assolutamente comprensibile che l’accelerata alla ricerca arrivi dalla Francia, Paese in cui il 20% dei trattamenti viene fatto proprio tra i filari, che però coprono appena il 3% della superficie agricola complessiva. Con le varietà resistenti, invece, si potrebbe ridurre l’uso dei pesticidi dell’80-90%, passando da una media di 15 trattamenti ad 1-2 l’anno. Come ogni innovazione, ovviamente, non tutti sono entusiasti, specie sul fronte dei vignaioli più tradizionalisti ed intransigenti, convinti che lo zolfo sia più che sufficiente a combattere le malattie fungine. Dubbi che riguardano, però, anche l’aspetto storico, e da questo punto di vista è difficile non essere d’accordo: le varietà che conosciamo oggi sono il frutto di una domesticazione iniziata millenni fa, ed arrivata appena da qualche secolo ad aver selezionato, naturalmente, le varietà migliori e più adatte ad ogni terroir, sia in termini di produttività che di qualità. Difficile, in questo senso, immaginare che le nuove varietà, resistenti e per questo meno impattanti sull’ambiente, possano garantire un corredo genetico tale da dar vita ai grandi vini con cui la Francia, ma anche l’Italia, hanno fatto la loro fortuna sui mercati di tutto il mondo.

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